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Titoli e titoloni: il segretario del Pd Calvani e Annalisa Altomare
24 luglio 2014

MOLFETTA - Si è recentemente sviluppato un vivace dibattito in rete a causa del titolo di una news-letter della Redazione di “Quindici” che rimandava alla rivista di luglio la cronaca della conferenza stampa tenuta da un’Esponente del Partito Democratico – maggioranza in Comune. Il Conferenziere descriveva le linee guida che l’Amministrazione in carica avrebbe fatto bene a seguire, suggerite queste dalla sua esperienza politica pregressa. Ne è scaturito un dibattito che, addirittura ha coinvolto (non si capisce bene perché) il Segretario locale del P.D.! Questi rimproverava all’estensore della news-letter il tono del titolo, ad effetto ed i contenuti dell’articolo che sarebbe apparso sul periodico in edicola, alcuni giorni dopo! Singolare capacità di lettura/analisi di qualcosa che non è ancora disponibile? Informazioni ricevute (dal sig. Segretario) attraverso terze persone? Dialogo con l’esponente che ha  tenuto la conferenza? Non ci sembra importante.

L’importante è il taglio dell’intervento del Segretario, il quale stigmatizza l’immagine, indotta dal titolo, del rapporto fra il Sindaco ed il Relatore della conferenza, assicurando che non è esatto parlare di contrapposizione, anche in presenza di critiche… casalinghe: tutto giusto! Ma era il caso di farne scaturire, in conferenza, un velato (non tanto, poi) attacco alla Giunta, da parte di un Consigliere che, sembra essere più famoso per le sue assenze – giustificate?! – quando si votano provvedimenti,  che per il suo concreto apporto istituzionale. Il tutto aggravato dal fatto che, per quel che si capisce, la Stampa (parte integrante di una conferenza – appunto -stampa) era di fatto quasi assente, mentre sovrabbondavano Personaggi nell’uditorio che intervenivano per perorare forse propri interessi, cogliendo l’occasione delle esortazioni al sindaco, da parte del Consigliere, per far valere i propri legittimi interessi, forse lesi dalla politica di Palazzo di città. Quale è lo scopo dell’intervento del Segretario? Come mai, tecnicamente parlando, non conoscendo (ancora) il contenuto del resoconto della conferenza, perché nessuno ancora ne aveva parlato (come già accennato, la Redazione rimandava alla lettura della cronaca sulla rivista, in edicola dopo l’intervento del Segretario), egli ravvisa un’offesa al monolitismo, pur nella diversità di sensibilità del P.D. pensiero sulle scelte di gestione amministrativa qui a Molfetta.

Tornando all’argomento “TITOLI AD EFFETTO” o, se si preferisce, titoloni,  si nota che anche l’Amministrazione, in qualche modo, vende la fatidica pelle dell’orso, prima di averlo ammazzato.

Qualche giorno fa, una news-letter, annunciava, usando il ‘participio passato’ l’avvenuta rimozione delle bancarelle sulla Banchina S. Domenico. Sono state spostate successivamente, e l’abbiamo fatto notare.

Oggi leggiamo un comunicato dell’Assessore Gadaleta che annuncia, in forma molto puntuale e dettagliata, con una giusta dose di orgoglio, che in 24 siti di deposito di rifiuti pericolosi – usati da incoscienti concittadini, come discarica gratuita, per loro, un po’ meno per la Comunità – sono stati rimossi (vengono prelevati …) tali rifiuti, ad opera di Ditte specializzate!

Bene, caro Assessore. Se facciamo riferimento ad uno dei siti citati nell’elenco riportato, quello con residui di manufatti di amianto, in via S. Leonardo, in prossimità del sottopasso dell’autostrada, dobbiamo smentirla. Le foto allegate sono state scattate rispettivamente: nel dicembre del 2013, quando i rifiuti, che prima erano nascosti (forse per una forma di residuale pudore dell’incosciente che li aveva abbandonati lì) sotto il ponte, a cura dell’ASM, all’indomani del cambio di Amministrazione, erano stati portati fuori, in attesa di essere rimossi a discarica, fu anche effettuata la pulizia dell’area sotto il ponte. Sono passati ben sette mesi e, finalmente, presumibilmente degli specialisti hanno “fasciato” l’amianto, per evitarne l’ulteriore dispersione in atmosfera delle fibre: foto scattate all’inizio di luglio 2014. Oggi, dopo quasi un altro mese di permanenza – fasciati ed in sicurezza relativa – il monumento si è arricchito! Come se non bastasse la pericolosità intrinseca dell’amianto, qualche nostro concittadino, in vena di… stupire (per la sua indegna, criminale stupidità) ne ha fatto un contenitore, a cielo aperto, dei residui delle sue gozzoviglie: bucce di cozze, cartoni di pizza, bicchieri, piatti di plastica ed altre piacevolezze! Lo spettacolo sarebbe pittoresco se non fosse disarmante!

Che cosa c’entri questo con l’argomento di apertura della riflessione?

Molto semplice. Come ampiamente spiegato nella replica del Direttore al sig. Segretario, i titoloni ad effetto sono parte integrante di un medium che deve riportare la notizia di un evento. Servono essenzialmente a dare l’idea del contenuto dell’articolo ed anche a stimolare di più la curiosità legittima di chi legge e, perché no?, a vendere di più! Ridurre però solo a quest’ultimo aspetto, tutta la sostanza della cosa, è riduttivo.  

Se poi qualcuno intravvede significati diversi e più perniciosi di quanto un titolo in estrema sintesi, per forza di cose, riporta, beh questo è un problema suo. Potremmo aver capito uno scritto del sig. Segretario che mostrasse più equidistanza, fra le tesi del Conferenziere e l’operato della Giunta in carica. Capiamo un po’ meno questa sua garbata, civile filippica nei confronti di un Giornalista che fa cronaca, peraltro schierato ideologicamente con il C.S.

Allora possiamo dire, scorrendo quanto sopra, che l’usanza dei titoloni, sembra non affliggere soltanto il mondo dell’informazione. Anche la politica, persino quella che sembra buona politica – e quel che abbiamo osservato in questo anno di Amministrazione di C.S., fatte salve alcune inevitabili sbavature – lo è, non disdegni titoli ad effetto alcuni dei quali poi all’osservazione si rivelano non corretti o meglio esagerati.

© Riproduzione riservata

Autore: Tommaso Gaudio
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Scorrendo quanto sopra, con insopportabile pedanteria, sfidando l'ira di "Q" e dei lettori tutti, continuo a ripetermi. - Il conte Axel Oxenstierna, cancelliere svedese durante la terribile Guerra dei Trent'anni, parlava con ampia cognizione di causa quando disse: “Renditi conto, figlio mio, che ben poco posto viene lasciato alla saggezza nel sistema con cui è retto il mondo.” Lord Acton, uomo politico inglese del secolo scorso, usava dire che il potere corrompe, e di ciò ormai, siamo perfettamente convinti. Meno consapevoli siamo del fatto che esso alimenta la follia, che la facoltà di comandare spesso ostacola e toglie lucidità alla facoltà di pensare. La perseveranza nell'errore, ecco dove sta il problema. I governanti giustificano con l'impossibilità di fare altrimenti decisioni infelici o sbagliate. Domanda: può un paese scongiurare una simile “stupidità difensiva” come la definì George Orwell, nel fare politica? Altra domanda, conseguente alla prima: è possibile insegnare il mestiere ai governanti? I burocrati sognano promozioni, i loro superiori vogliono un più vasto campo d'azione, i legislatori desiderano essere riconfermati nella carica. Sapendo che ambizione, corruzione e uso delle emozioni sono altrettanto forze di controllo, dovremmo forse, nella nostra ricerca di governanti migliori, sottoporre prima di tutto i candidati a un esame di carattere per controllarne il contenuto di coraggio morale, ovvero, per dirla con Montaigne, di “fermezza e coraggio, due virtù che non l'ambizione ma il discernimento e la ragione possono far germogliare in uno spirito equilibrato.” Forse per avere governi migliori bisogna creare una società dinamica invece che frastornata. Se John Adams aveva ragione, se veramente l'arte di governare “ha fatto pochissimi progressi rispetto a 3000 o 4000 anni fa” non possiamo aspettarci grandi miglioramenti. Possiamo soltanto tirare avanti alla men peggio, come abbiamo fatto finora, attraverso zone di luce vivida e di decadenza, di grandi tentativi e d'ombra.

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