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Successo dell'“Antigone” degli allievi del Liceo “Matteo Spinelli” di Giovinazzo
13 dicembre 2016

GIOVINAZZO - L’Auditorium “Don Tonino Bello”, annesso alla Parrocchia Immacolata di Giovinazzo, è stato teatro del pregevole allestimento dell’“Antigone” di Sofocle, curato dalla “Locomotiva”, compagnia studentesca degli allievi del Liceo Classico-Scientifico “Matteo Spinelli” di Giovinazzo (foto), sede aggregata del Liceo Classico-Linguistico “Carmine Sylos” di Bitonto, diretto dalla prof.ssa Antonia Speranza.

Il pubblico, rigorosamente suddiviso in settori maschili e femminili, ha assistito a un gioco scenico incalzante, in una riduzione efficace e di vibrante intensità emotiva. Curatori della mise en scène Damiano Nirchio e Anna Maria De Giorgio, della compagnia teatrale “Senza piume”; responsabile del progetto la professoressa Patrizia Petta, referente di sede dello Spinelli. La preparazione della manifestazione ha coinvolto allievi dei due indirizzi liceali e li ha impegnati anche in compiti di supporto nella gestione luminotecnica, nel service audio (Mauro Binetti, Pasquale Fanelli, Giuseppe De Gennaro, Antonello Garofalo) e nel reperimento dei costumi (Daniela Depalma, Melissa Strisciuglio e Francesca Carannante).

L’allestimento presenta le caratteristiche del patchwork postmodernista. Il testo sofocleo è infatti contaminato, sebbene in una struttura di notevole compattezza, con lacerti che affiorano da notiziari radiofonici e televisivi e con inserti musicali di varia provenienza artistica. Obiettivo dell’operazione sembra essere la volontà di enfatizzare l’estrema attualità della tragedia. Una meditazione, più che sull’opposizione Stato-Famiglia, sul contrasto tra il diritto positivo e le leggi della natura, quelle inscritte nel cuore di ogni essere umano (e che inducono Antigone a seppellire il fratello a dispetto della volontà di Creonte). Una vigorosa ribellione al dispotismo non illuminato: “privilegi ha molti /la tirannide; e questo anche fra gli altri: / che dire e far ciò ch'essa vuole può”… Il nobile impeto di Antigone assume valore universale: la tragedia della rivolta contro l’ingiustizia del potere si è perpetrata nel corso dei secoli ed ecco dunque la genesi della scelta registica, quasi freudiana, di scomporre i personaggi e moltiplicare gli attori. In efficace coralità, ben quattro voci femminili (Serena Virgilio, Francesca Carannante, Francesca Panarelli e Simona Drago) incarnano il dramma della figlia di Edipo e a loro si contrappongono tre incarnazioni del tiranno (Francesco Patierno, Pasquale Fanelli e Marco Mongelli), che sussumono molteplici declinazioni del dispotismo, il militarismo, la retorica demagogica, il delirio di onnipotenza.

I giovani interpreti (oltre a quelli già citati, menzioniamo Marco Caputo e Vincenzo Garofalo, nel ruolo di Emone; Daniela Depalma, Ismene; Vincenzo Fiorentino e Federica Lacalamita, Tiresia; Melissa Strisciuglio, Euridice; Antonio Cortese, messaggero; Nicola Dibitetto e Vincenzo Fiorentino, nunzi; Claudia Piscitelli e Lorena Fiore, coreute) con bravura e passione hanno sostenuto la complessa azione scenica. Particolarmente efficace la scena finale, con l’accompagnamento struggente di “Una furtiva lagrima” di Gaetano Donizetti. Abilmente decontestualizzata, la romanza di Nemorino finisce col rivelare l’essenza del sacrificio di Antigone, un eretico e profondo atto d’amore.

Gianni Antonio Palumbo

 

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