Soffia il vento del cambiamento a Molfetta, e non è più arrestabile
Manuel Minervini
MOLFETTA - Ci sono momenti in cui il vento della storia irrompe nel corso degli eventi senza chiedere il permesso, eccedendo i tentativi di addomesticarlo, frenarlo, per riportarlo entro categorie più familiari e rassicuranti. I risultati del primo turno, a Molfetta, ci raccontano di una rottura che è ormai inarrestabile. Siamo ad un momento di svolta, che si è espresso in forme che non erano del tutto prevedibili, perché la storia non è mai prevedibile, eppure danno voce ad una nuova tensione emotiva e politica.
Pietro Mastropasqua paga un prezzo molto alto: quasi 3 mila voti in meno delle proprie liste, a testimoniare il fallimento del progetto politico da lui rappresentato, ben al di là della dimensione “personale” del fenomeno. Tommaso Minervini, in questi 9 anni, ha portato avanti un progetto politico preciso: ha rifiutato l’opposizione dialettica fra destra e sinistra, facendosi interprete di un’idea “post-politica” dell’amministrazione dell’esistente. Al centro, un’idea di bene comune come categoria astratta, sottratta allo scontro fra visioni.
Questa narrazione ha dato una casa comune a tante persone di cultura politica differente, talvolta anche provenienti da storie assai distanti fra loro. Il meccanismo ha funzionato per almeno due ragioni. Innanzitutto Tommaso Minervini è uno che sa governare con intelligenza la macchina amministrativa, innestando lo sviluppo sulla composizione degli interessi in campo. Oltretutto, viene da una cultura socialista: ha saputo mediare gli interessi economici prevalenti con una certa attenzione alle situazioni di disagio e di marginalità. Una politica del compromesso, della gestione, costruita sul ritaglio attento dei pezzi che compongono la società, mantenendo al tempo stesso la tutela delle forze economiche più rilevanti.
In secondo luogo, Tommaso sapeva anche mediare fra le persone. Questa politica del calcolo, della concertazione attenta, sopra le parti, funziona se sai far dialogare i grandi rappresentanti degli interessi economici e politici, annegando le visioni entro un modello costruito con grande senso della misura, in cui tutti guadagnano qualcosa.
Questa stagione politica, che Tommaso ha saputo ben interpretare, si è esaurita un anno fa. Avevamo colto dei segnali: i cortei per la pace; una nuova stagione di cittadinanza attiva che si è espressa in tavoli di elaborazione sui grandi temi che attraversano la città; una rinnovata, diffusa domanda di partecipazione. Ma non pensavamo potesse esplodere in forme così assolute e incontrollate, tanto da determinare il risultato forse più importante del centro-sinistra in un primo turno nella storia delle amministrative molfettesi.
Mastropasqua, in tutto ciò, si è inserito nel solco di Tommaso Minervini, quando quella stagione era già ai titoli di coda: anziché presentarsi come una proposta alternativa, con una propria identità autonoma e compiuta, ha ricomposto i pezzi delle vecchie maggioranze di Tommaso, utilizzando al contempo lo slogan del nuovo che avanza. Un suicidio politico. Tante persone che, legittimamente, non si sono riviste nel progetto di Manuel, hanno piuttosto preferito Adamo Logrieco, interprete coraggioso di un’altra idea di città, coerente con la cultura della destra di governo. La coerenza di Logrieco è stata premiata, e contribuisce a transitare Molfetta verso una nuova stagione, in cui si torna alla dialettica fra i punti di vista.
Una nuova stagione politica, adesso, è già cominciata, e non è più arrestabile. La capacità di Manuel Minervini è stata quella di non voltarsi di fronte a quella domanda di partecipazione che avevamo visto levarsi, negli scorsi mesi, orientando la propria campagna elettorale nel senso dell’ascolto e della condivisione. Ha camminato per le strade, ha organizzato momenti di elaborazione e di scrittura condivisa del programma, ha declinato la propria proposta nel senso del “noi” (“insieme” è lo slogan della campagna elettorale), e tutti hanno percepito la sua sfida come una partita comune, tutta da giocare. C’è adesso da intensificare quello sforzo, e la sfida più importante, adesso, è incanalare questo entusiasmo, che è esploso in forme non più contenibili, entro una storia di protagonismo collettivo, in cui tutti sappiano di poter contribuire alla scrittura di una nuova stagione di cittadinanza. Non è più tempo di tattiche ed equilibrismi: siamo ormai in un’altra era, che rinnova quella spinta dal basso che ogni tanto fa capolino nella storia molfettese, impedendo alla politica di svilupparsi come organo autonomo ed estraneo dal corpo sociale e riempiendola piuttosto di entusiasmo, di storie, di vite, rimescolando le carte e ingannando il destino.
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Autore: Giacomo Pisani