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Scudo fiscale 2009, aspetti normativi, fiscali ed operativi: convegno a Bari
06 novembre 2009

 Tale evento è organizzato con la collaborazione dei professionisti di Giuristudio, studio legale Primavera & Partners e degli esperti della Polo Solutions S.A. di Lugano, con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, dell’Università degli Studi di Bari, dell’Ordine dei Consulenti del lavoro ed il contributo di Italia Oggi e Banca Popolare di Bari.  
L’iniziativa nasce dalla opportunità di discutere sulle implicazioni che i recenti provvedimenti relativi allo scudo fiscale hanno prodotto: esperti fiscali, docenti universitari ed operatori del diritto si confronteranno sulla nuova normativa analizzando le nuove opportunità offerte  a privati e professionisti. Per qualsiasi informazione contattare il Comitato scientifico – Avv. P.D.Saracino - Dott. G.Senese 0805228800 e-mail: giuriservice@giuriservice.com   
BARI - La Giuriservice & Consulting s.r.l. ha organizzato dei seminari itineranti in tema di scudo fiscale, prevedendo l’evento anche a Bari lunedì 9 alle ore 10 presso la Camera di Commercio.

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Storia antica e moderna. Lo SCUDO. Ma vediamo di esaminare più in dettaglio la storia dello scudo nelle varie epoche; è ovvio che fin dalla preistoria l'uomo, per istinto, si è servito di una protezione per ripararsi dai colpi delle armi bianche e dai proiettili delle armi da lancio. Ma i primi esempi concreti di scudi che abbiamo nella storia ci vengono dalle testimonianze dell'Antico Egitto: sappiamo da pitture e statuette che i soldati egizi di fanteria portavano scudi di legno o di pelle di animale, e in particolare che durante il nuovo regno la forma di questi scudi era analoga a quella dei futuri scudi normanni, ma con la punta rivolta verso l'alto, forse per coprire il capo senza pregiudicare del tutto la visuale. La forma dello scudo egizio è insolita, se rapportata all'epoca e al luogo, visto che quasi tutti gli scudi dell'area del Mediterraneo orientale e della Mesopotamia avevano la classica e diffusissima forma rotondo-ovale con umbone centrale. Colgo qui l'occasione per chiarire alcuni particolari: innanzitutto, l'umbone, per chi non ne fosse a conoscenza, è la calotta metallica sporgente al centro dello scudo, nata inizialmente per il semplice scopo di offrire maggior protezione alla mano, poi utilizzata anche per l'offesa, tanto che alcune volte veniva provvista di una punta, detta "brocco". Seconda questione, quella dell'impugnatura dello scudo: a volte si dimentica che uno scudo di legno, spesso piuttosto massiccio, con copertura di pelle e rinforzi di metallo, ha un peso considerevole; una impugnatura "a maniglia" per la sola mano potrebbe essere quindi scomoda per gli scudi più ampi e di maggior peso. In tal caso si ricorreva essenzialmente a due o più cinghie in cui veniva inserito l'avambraccio, per evitare che tutto il peso gravasse sulla mano e per evitare che lo scudo venisse strappato in combattimento; ovviamente lo svantaggio maggiore di tale tipo di impugnatura era quello di esporre l'avambraccio ad eventuali colpi che avessero trapassato lo scudo. Proseguendo nella nostra rassegna storica, desidero soffermarmi sugli scudi di due popoli che tutti abbiamo conosciuto negli studi scolastici: persiani e greci. I persiani, oltre ad essere dotati degli onnipresenti scudi rotondi ed ovali, possedevano uno scudo particolare, lo "spara" (chiamato dai greci "dharra"), un scudo rettangolare molto ampio, alto quanto un uomo, portato da un apposito addetto, lo "sparabara" ("portatore di spara"); tale figura specializzata agiva in coppia con un arciere, coprendolo, esattamente come nel medioevo sarebbe avvenuto per i balestrieri ed i portatori di pavese. I soldati greci erano invece equipaggiati con due tipi di scudi che identificavano il ruolo stesso dei combattenti: la "pelta" o "pelte" per la fanteria leggera, di forma semilunare, l'"hoplon" per la fanteria pesante; da notare che quest'ultimo, rotondo e molto ampio, decorato con le insegne o i monogrammi di ogni polis, era talmente rappresentativo del soldato che dal suo nome deriva l termine oplita; notevole era il sistema di impugnatura dell'hoplon, consistente in una corda che veniva fatta passare in appositi passanti posti lungo tutto il bordo interno dello scudo, e in cui si infilava l'avambraccio. In aggiunta a questi due scudi esisteva anche il cosiddetto scudo "dipylon", rotondo od ovale con due intaccature circolari ai lati, di minor diffusione. Lo scudo fiscale invece, è un moderno scudo per la difesa e l'aggiramento dei fini furbastri, onde sfuggire elegantemente e legalmente a quelle leggi fiscali che, ai poveri "fessacchiotti onesti", fanno versare nelle casse dell'erario, tutto il dovuto fino all'ultimo centesimo senza possibilità alcuna di chiedere eventuali difese da scudi. L'onestà non ha difese o meglio, non ha SCUDO, tantomeno quello fiscale. Quello che è grave, è che a fornire questi moderni SCUDI, sono coloro i quali dovrebbero salvaguardare gli onesti fessacchiotti.
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