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Scenario politico ancora confuso a Molfetta: le elezioni per il sindaco si avvicinano, manca la coesione a sinistra, mentre la destra brancola nel buio
25 marzo 2026

 

MOLFETTA - Ancora confuso lo scenario politico a Molfetta a poche settimane dalle elezioni amministrative, cominciano a venire fuori i nomi dei possibili candidati sindaci, ma non i programmi.

Forse gli unici a prendere la volata, dopo gli inutili tentativi di mettere insieme un campo larghissimo, che comprendesse anche loro, sono gli aderenti a Rifondazione, che hanno denunciato i giochi ambigui del Pd di De Nicolo, scegliendo di andare da soli, con un buon candidato come Manuel Minervini, che avrebbe potuto essere un ottimo candidato dell’intera coalizione di centrosinistra.

E così si naviga a vista tra veti incrociati e candidati improbabili, alleanze posticce e ciambotti impresentabili. La somma è zero, soprattutto nel centrosinistra, dopo che il Pd, partito personale di De Nicolo, vuole imporre le proprie scelte all’intera coalizione. Una conferma si è avuta all’ultimo incontro della coalizione di centrosinistra convocata dal Pd dove si sono presentati in pochi e anche fra questi, c’è stato chi ha abbandonato, come il gruppo dei Riformisti (Casamassima, Siragusa, Balducci) e quello degli Amato, anche se con motivazioni diverse.

La segreteria provinciale avrebbe imposto nella nascente coalizione, la presenza di almeno una lista civica di Saverio Tammacco che ha sostenuto Decaro alla Regione, col rischio di riproporre l’antico ciambotto. Anche se a questo punto non è chiaro cosa farebbero le altre liste dello stesso personaggio: andranno con l’altra coalizione, in modo da consentire al trasformista di essere comunque della partita e continuare a fare il burattinaio, ruolo che più gli aggrada.

In questo modo, con l’una o l’altra coalizione, il vincente e il cero sindaco ombra potrebbe continuare ad essere Tammacco.

Ma ci si chiede: il candidato Gianluigi de Gennaro accetterà di metterci la faccia, con questa presenza ingombrante? Una cosa è certa: in questo risiko politico a rimetterci la candidatura, che veniva data per certa, è Pietro Mastropasqua, un passato nel centrodestra. Per lui ci sarebbe stato il veto della segreteria provinciale del PD che vuole replicare il modello Decaro anche a Molfetta. Sembra che anche il Movimento 4 Stelle sia stato scaricato, anche se questo non è un problema con certi personaggi e candidati consiglieri improbabili e inaffidabili sul campo.

A destra la confusione è ancora maggiore: si invoca il ritorno dell’ex sindaco e senatore Antonio Azzollini che, però viste le forze in campo non vuole rischiare una sconfitta bruciante. La consigliera regionale Carmela Minuto, ieri Forza Italia, oggi con la Lega di Salvini, vorrebbe essere ancora protagonista nella sua Molfetta, visto che alla Regione le tocca un ruolo di opposizione, ma i “soldati” non sembrano tanti, almeno a livello di partiti, dove tra l’altro la sconfitta del referendum avrebbe il suo peso. Molto meglio assemblare un ciambotto di destra con le solite liste civiche che spuntano come funghi in vista di un possibile “posto a tavola”. Ma finora, almeno ufficialmente si resta in attesa, magari della carta Tammacco, che non si vorrebbe regalare alla sinistra. Insomma, si brancola nel buio.

Già la sinistra. Ma dov’è la discontinuità col passato? L’effetto Emiliano sembra aleggiare ancora su Molfetta. L’unico risultato finora ottenuto da Piero de Nicolo è stato (come sempre lui è divisivo) quello di spaccare il Pd, dove la minoranza delle “tessere”, dopo aver creato una nuova corrente (Coraggio democratico), minaccia di andare via, riposizionandosi a sinistra con Avs, che, a sua volta, potrebbe proporre come candidato alternativo Gano Cataldo, candidato non eletto alla Regione.

Nell’appassionante risiko, cosa farebbero, invece, l’altro consigliere regionale eletto Felice Spaccavento e il gruppo “Rinascere” che avevano sempre escluso di allearsi con vecchi pezzi della maggioranza uscente di Tommaso Minervini?

Realpolitik o alchimie pericolose? La differenza potrebbero farla coloro che si sono astenuti e che, prevedibilmente voterebbero a sinistra. Puntare sul voto di opinione è pericoloso, ma sarebbe l’unica strada possibile per arrivare a un reale cambiamento. Ma bisogna crederci, come avvenne con Guglielmo Minervini.

La vittoria consistente del NO al referendum sulla magistratura a Molfetta dovrebbe insegnare qualcosa. Sapranno cogliere i nostri politici questo segnale della società civile?

Il tempo è poco e anche la qualità dei manovratori in campo (non i candidati sindaci tutti apprezzabili, ma di forze politiche che marciano divise) non sembra eccelsa.

Felice de Sanctis

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Autore: Felice de Sanctis
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