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Scempio alla prima cala: cemento, ma niente sequestro! INCHIESTA – Lido balneare costruito col cemento allo “Scoglio d’Inghilterra”. Scompare un altro pezzo di spiaggia libera.
15 giugno 2000

Due estati fa su queste pagine rimbalzò la notizia dell’avvenuto sequestro dell’ennesimo lido privato spuntato sul nostro litorale: si trattava del lido “Scoglio d’Inghilterra”, che, colpevole di aver costruito strutture in cemento, fu fermato da un perentorio altolà da parte della nostra Capitaneria di porto. La legge parlava e parla chiaro: senza un piano regionale di utilizzo della fascia demaniale costiera - piano del quale tuttora i pugliesi sono in attesa - è assolutamente vietato infrastrutturare le spiagge in maniera permanente e per più di un anno, per garantire la possibilità di ripristinare lo stato originario dei luoghi. Quest’anno i gestori di quel lido ci riprovano e ad oggi la loro impresa pare riuscita: basole, sostegni interrati, piattaforme, gradinate, muretti… tutto naturalmente in cemento, spesso mal celato sotto terra e brecciolina (come mostrano inequivocabilmente le foto e come abbiamo constatato di persona). Dopo un anno senza, la tentazione del cemento è stata troppo forte; facile e anche economica la soluzione di impiegarlo al posto di strutture removibili altrettanto funzionali. Né è mancato un sopralluogo effettuato qualche settimana fa dai vigili urbani, dall’ufficio tecnico comunale e dalla Capitaneria di porto. L’esito? Pare tutto regolare e comunque niente di eclatante secondo loro. Per noi di eclatante c’è che la legge è sempre la stessa, ma inspiegabilmente i parametri di giudizio per verificarne l’applicazione sembrano essere cambiati. O forse per accorgersi di una speculazione edilizia sono necessarie imponenti costruzioni – nel 1998 si trattava di bagni – per far balzare agli occhi un’infrazione della legge? Legge a parte, quel tratto di costa oggi è brutalmente segnato e compromesso indelebilmente: il livellamento del pendio naturale, i muretti di contenimento, la ghiaia aggiunta sul terreno, la scogliera rimodellata e appiattita con il cemento, in altre parole una vera e propria operazione di chirurgia plastica, vietata dalla legge e da ogni buon senso, ha stravolto e ci ha tolto quella che una volta era la “spiaggia libera dello scoglio d’Inghilterra”, una delle più frequentate, e soprattutto una delle già poche rimaste a disposizione dei bagnanti. In realtà, è uno scempio. Ma di tutto questo non sembra esserci affatto coscienza, e così può accadere che al danno si aggiunga la beffa. “Il cemento? Posso rimuoverlo quando voglio!”, così la pensa il proprietario del neo-nato lido, da noi stessi sorpreso sabato 27 maggio mentre, alle prese con una betoniera, cercava di mascherare il cemento ancora fresco spargendovi sopra polvere e terreno, consapevole, dunque, dell’illecito che stava commettendo. Spiagge a pagamento, cemento e tendopoli a levante; fogna a ponente Pare quindi senza alternative il destino dell’irriducibile bagnante, costretto a piegarsi alle esose condizioni dettate dai lidi privati per poter accedere alle spiagge. Sono pochi, pochissimi gli spazi che non cadono sotto la morsa delle tessere balneari, e quand’anche il fortunato bagnante molfettese riuscisse a trovarne qualcuno, rimarrebbe fortemente deluso. Da torre Calderina fino al cementificio de Gennaro - località torre Gavetone, è un susseguirsi di sporcizia, discariche abusive, catrame, obbrobri in cemento e tendopoli selvagge con la costante aggiunta di automobili alle quali viene consentito di raggiungere le battigie, quasi togliendo spazio agli ombrelloni. Per la costa di Ponente a fare da biglietto da visita ci sono gli scarichi della fogna di Molfetta, Ruvo e Terlizzi, fogna solo sulla carta depurata da efficienti impianti, ma che dall’odore e dall’aspetto sembra proprio non esserlo; dall’altra parte del litorale dopo anni di operazioni di sminamento ancora in corso, il mare si colora di bombe, sormontato poco più in là da un cementificio-ecomostro sempre più decadente, in una zona che non è balneabile, stando alle ordinanze, ma che è senza dubbio la spiaggia di gran lunga più frequentata e paradossalmente la più fruibile di tutte. Ambientalmente insostenibili le spiagge di Molfetta, e socialmente inique. L’eredità trasmessaci dal passato e che oggi siamo costretti a gestire è più grave del previsto, ma l’eredità che lasciamo noi ai prossimi bagnanti potrebbe essere ancora peggiore: gravissimo che la si lasci in piena coscienza dei danni futuri. Massimiliano Piscitelli Tiziana Ragno
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