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Quel proliferare di aziende che distruggono gli ulivi nella zona industriale  
15 luglio 2007

Una interminabile, infinita distesa verde-argento: è questo quello che il viaggiatore attento percepisce immediatamente visitando la nostra regione. Gli ulivi fanno parte della nostra storia, la loro presenza è costante, dal Gargano a Capo Leuca, da quelli esili, penduli del nord barese a quelli grandi come querce, monumentali del Salento. La Puglia è la regione italiana con il più rilevante patrimonio olivicolo. Oltre 350.000 ettari sono coltivati ad ulivo pari al 25% della superficie agricola utile regionale. Sono attivi 1200 frantoi che trattano le 53 diverse varietà di olive coltivate in regione. Questo patrimonio arboreo è costituito da circa 60 milioni di piante, di cui circa la metà secolari e si stima tra i 3- 5 milioni di esemplari pluricentenari, di cui secondo stime recenti del CNR, alcuni sono plurimillenari. Un patrimonio genetico di estrema importanza sotto il profilo economico, occupazionale, turistico, paesaggistico, storico e naturalistico. Da alcuni anni tutto questo è in serio pericolo. Il fenomeno dell'espianto di ulivi secolari di maggiore dimensioni ha alimentato un commercio che in questi anni ha raggiunto livelli difficilmente immaginabili, preoccupanti, con il conseguente impoverimento del paesaggio pugliese. Un fenomeno che non riguarda solo la Puglia, ma seppure in misura minore anche la Grecia e la Spagna. E' per questo che il recente disegno di legge della Regione Puglia assume una valenza che va al di là dei confini regionali, potendo diventare un esempio da seguire anche per gli altri paesi mediterranei. Attualmente la legge a cui riferirsi è la n.144 del 1951, che tutelava gli ulivi contro l'espianto selvaggio finalizzato all'approvvigionamento di legna da ardere. Si comprende come una legge varata subito dopo la guerra sia oggi totalmente superata ed inadeguata . In seguito la regione Puglia con la L.R. n. 14 del 2001 “Tutela paesaggistica degli alberi” aveva previsto l'istituzione di un albo nel quale iscrivere “per le loro caratteristiche fitopatologiche e panoramiche gli alberi che costituiscono elemento caratteristico del paesaggio”, rivelatasi nel tempo inadeguata perché riferita particolarmente alla tutela di specie arboree di interesse forestale e solo marginalmente agricolo. Da queste considerazioni nasce il disegno di legge “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia“ elaborato dagli Uffici dell'Assessorato all'Ecologia, di concerto con gli Assessorati alle Risorse Agroalimentari, Assetto del Territorio e Turismo e Industria Alberghiera. Il disegno di legge, dopo una serie di modifiche apportate, di concerto con associazioni del mondo agricolo, ambientalistico, oltre che Corpo Forestale e Sovrintendenza ai i Beni Culturali, integra principalmente il concetto di tutela con quello di valorizzazione, con particolare attenzione al mondo agricolo, in quanto proprietari, considerandoli come manutentori degli ulivi monumentali e quindi destinatari di convenzioni e finanziamenti regionali, nazionali e comunitari per le attività connesse. Tutto questo ci riporta ad un altro argomento di carattere generale, non meno importante, anzi direi prioritario. L'occasione mi è data dalla continua distruzione di ulivi così metodicamente e scientificamente perpetrata nella Zona ASI (area sviluppo industriale) e che non accenna a rallentare. Senza voler scomodare i massimi sistemi, una riflessione ed una domanda sorgono spontanee: sin dove la legittima voglia d'impresa può spingersi senza compromettere un equilibrio naturale formatosi nei secoli? La terra intesa come complesso sistema necessario alla sopravvivenza si è già notevolmente ridotta a favore della cementificazione. Gli spazi dedicati alla nostra sopravvivenza (agricoltura) sono irrimediabilmente sacrificati in nome di una industrializzazione selvaggia che mette in pericolo il nostro futuro. Il territorio agricolo viene continuamente saccheggiato ai fini abitati ed industriali, mentre l'agricoltura che rimane è sempre più spinta verso un sistema di sfruttamento intensivo, di produzioni massime, monoculturali e di basso prezzo e per questo di scarsa qualità. Già perché di qualità occorre parlarne almeno che non si pensi che qualità della vita voglia dire avere un telefonino in più od un abito griffato. Ne riparleremo. Tale disegno di legge è stato sottoposto a modifiche e integrazioni derivanti dai suggerimenti raccolti durante un articolato percorso di concertazione con gli enti e le associazioni interessate al tema, percorso che formalmente ha avuto inizio il 5.08.2005 con la convocazione di un primo incontro svolto presso l'Assessorato all'Ecologia a cui hanno preso parte rappresentanti del mondo agricolo, delle associazioni ambientaliste, degli EE.LL., degli enti territoriali competenti (Corpo Forestale dello Stato, Sovrintendenza ai Beni Ambientali e del Paesaggio), degli enti di gestione di alcune aree naturali protette. Il risultato finale di questo percorso di concertazione è un disegno di legge che integra strettamente il concetto di tutela con quello di valorizzazione. Sotto il profilo della tutela vanno inquadrate le azioni conoscitive del fenomeno (albo degli ulivi monumentali e monitoraggio annuale) nonché un nuovo quadro dei divieti e delle sanzioni; sotto il profilo della valorizzazione vanno inquadrate le azioni di promozione dell'olio extravergine degli ulivi secolari e della promozione di percorsi turistici integrati. Nel disegno di legge particolare attenzione è dedicata al mondo agricolo in considerazione del loro ruolo di proprietari dei beni inquadrando gli operatori agricoli come manutentori degli ulivi monumentali, destinatari di convenzioni e premialità nell'accesso ai finanziamenti regionali, nazionali e comunitari per attività connesse alle finalità del disegno di legge.
Autore: Pasquale Porcelli
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