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Quel cementificio a rischio di crollo. Anzi no Incertezza sul destino di un vecchio manufatto a Poggiofiorito
15 novembre 2004

A diciassette anni dal completamento delle palazzine dell'ex lotto 10, nel quartiere di Poggiofiorito è ancora incerto il destino del cementificio che le fiancheggia. Nonostante la promessa di un celere abbattimento della struttura, fatta alle famiglie all'epoca dell'acquisto, nulla si muove e non sono ancora chiari i tempi e i modi di recupero dell'area dove si erge lo stabile. Il quale, secondo le testimonianze degli abitanti del quartiere, è covo di topi, ma anche facile rifugio per tossicodipendenti. Questo provoca disagi enormi e prolungati per chi, fino a poco tempo fa, utilizzava la stradina adiacente il cementificio per recarsi in stazione. La stradina, infatti, è stata chiusa con la motivazione di un pericolo di crollo delle ciminiere, crollo sul quale non è stata fatta molta chiarezza (e se dovesse cadere sulle case circostanti?). Secondo l'assessore all'urbanistica Uva, il pericolo di crollo delle torri non è stato ancora accertato, quindi la chiusura della strada è stata una misura solo precauzionale. Misura invisa ad alcuni abitanti del quartiere, che hanno addirittura promosso una raccolta di firme per chiedere all'amministrazione di riaprirla. Il cementificio, comunque, resta in piedi e, sempre secondo l'assessore Uva, potrebbe essere addirittura riqualificato. Se l'ufficio tecnico dovesse riscontrare un interesse storico ed architettonico della struttura, questa potrebbe essere recuperata e adibita a servizi (bar, cinema, attività commerciali). Gli interventi si attuano attraverso il piano di comparto (ovvero secondo la destinazione prevista per la zona specifica) e la norma del Piano regolatore prevede la riqualificazione dell'area attraverso la realizzazione di servizi, come parchi o attrezzature di interesse collettivo. Ma queste non sono le uniche destinazioni previste dal Piano regolatore. Esiste la possibilità che vengano costruite anche nuove abitazioni, almeno sulla metà della superficie massima edificabile. In sostanza la metà dello spazio sul quale sarà possibile costruire, potrebbe essere utilizzato per la realizzazione di nuovi appartamenti. C'è da precisare, inoltre, che l'area in questione è stata acquistata da privati, i quali dovrebbero poi cedere al Comune parte delle strutture adibite a servizi pubblici. Il condizionale è doveroso, visto che, ad oggi, non esiste un progetto per la realizzazione delle opere previste dal Piano regolatore. “Tutto dovrebbe rientrare nei termini previsti dal piano” – ci ha spiegato l'architetto Lazzaro Pappagallo dell'Ufficio tecnico. Guardando ai fatti, però, in diciassette anni la situazione non è affatto cambiata e neppure l'assessore Uva ha voluto azzardare ipotesi sui tempi che porteranno al recupero dell'area. Agli abitanti del quartiere non resta che continuare ad aspettare. Vito Piccininni
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