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Puglia nella morsa del racket. Il fenomeno dell'usura a Molfetta. Altissimo il tasso di mortalità delle imprese
15 novembre 2007

Sulla scia del rapporto stilato dalla Confesercercenti, denominato “Le mani della criminalità sulle imprese”, nel quale si afferma che il 30% degli esercizi commerciali in Puglia è coinvolto nel racket dei “pizzi” e dell'usura, Quindici ha incontrato l'avv. Raffaella Altamura, che della Confersercenti è delegato comunale e provinciale, oltre che rappresentante nel comitato per l'imprenditoria alla Camera di Commercio di Bari, per comprendere quale sia il rapporto tra commercio e malavita nel contesto strettamente molfettese. Molfetta, in base ai dati del rapporto, nel quale si parla di Nord Barese come zona più redditizia per il taglieggiamento, non sarebbe tra le zone più calde della regione, appena lambita dal “triangolo rosso” rappresentato da Trani-Andria-Barletta. Ma basta questo ad escludere l'esistenza di una cospicua attività di estorsione a Molfetta? “Pur non potendo avere con precisione il polso della situazione - afferma l'avv. Altamura - ho seri dubbi nell'affermare che Molfetta sia un'isola felice”. Anche se è impossibile quantifi care il fenomeno - a reato non sempre corrisponde denuncia - è quindi diffi cile pensare che Molfetta sia una zona franca all'interno dello scenario pugliese. Questo è innanzitutto dovuto alle circostanze di profonda diffi coltà che il settore commerciale si trova ad affrontare. La situazione di profonda crisi economica tocca un po' tutte le aziende, c'è una carenza di liquidità, da quando è stato introdotto l'euro, e pertanto la spesa familiare viene distribuita in maniera più oculata che in passato. Questo, oltre all'aumento dei costi di gestione, in particolar modo per gli esercizi situati al centro della città, causa un innalzamento dei prezzi, sia della merce al pubblico, sia delle materie prime per i negozianti”. La cartina tornasole di questo fenomeno la fornisce la stessa Confesercenti: “Notiamo come un po' tutti tornino a rivolgersi a noi ben prima della scadenza annuale”, indice di come la crisi della piccolamedia imprenditoria molfettese sia un dato oggettivo, incontrovertibile. “Abbiamo circa 400 attività a conduzione familiare - prosegue l'avv. Altamura - e il tasso di mortalità di queste imprese è altissimo, Molfetta non è più un polo di eccellenza come una decina d'anni fa, e persino nella zona di corso Umberto I ci si orienta verso il franchising. Servono, al di là della bandiera politica, politiche di sviluppo per il terziario, che non ci sono mai state”. E' quindi evidente come questa situazione diffi cile del mercato, di emergenza, in alcuni casi, offra inevitabilmente il fi anco alla comparsa di fonti di aiuto “alternative”. Le quali, ovviamente, non fanno che peggiorare la situazione. Ecco perché è diffi cile escludere che Molfetta sia una meta allettante per il business dello strozzinaggio. L'eventuale ricorso, plausibile, ammette l'avv. Altamura, all'usura è dovuto anche al fatto che “l'imprenditore diffi cilmente ammette il proprio stato di crisi. C'è poi da un lato la diffi coltà psicologica nel chiedere una consulenza legale, dall'altro la speranza di uscirne, prima o poi”. Remore che possono risultare fatali: “confi darsi con un professionista è importante. Spesso, come in un caso recente, ci si rivolge a noi, e successivamente all'antiracket, quando la situazione è ormai compromessa”. Se è quindi piuttosto complesso riuscire a quantifi care con esattezza il fenomeno estorsione a Molfetta, l'avvocato ha l'idea precisa di come prevenirlo: “Credo che sia molto più facile una denuncia corale che denunciare da soli, ed effettivamente scoprirsi a rischi di ritorsioni. Una persona che parla sola è meno forte di una che parla in un coro”. Pertanto, sono auspicabili come possibili soluzioni “associazioni, per esempio di volontariato, anche a livello nazionale, che aiutino il commerciante che denuncia a sentirsi meno solo”. E, nel momento più delicato, quello successivo alla denuncia del crimine subito “inserire in un apposito albo particolare queste imprese, favorendole, ad esempio, in circostanze quali gare d'appalto”. E, ancor prima “sostenere psicologicamente le aziende. La mancanza di soldi spesso distrugge le famiglie: ad una crisi economica corrisponde sempre una crisi umana. Serve una politica di sostegno alle attività”. Un altro ruolo determinante, secondo l'avv. Altamura, può essere quello delle banche: esse “potrebbero effettuare, con i dovuti criteri di trasparenza, una attività di controllo su movimenti sospetti sui conti. Nel momento in cui, improvvisamente, un conto si gonfi a, di punto in bianco, la cosa è sospetta”. Se, come indica il mercato, la situazione critica esiste, ed esistono quindi seri rischi di rivolgersi alle persone sbagliate, ancor prima che palliativi a situazioni ormai irrimediabili, è fondamentale comunicare, far capire, concretamente, a chi crede di essere solo, che un'altra strada è possibile.
Autore: Vincenzo Azzollini
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