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Prescrizione per l’ex sen. Azzollini di Molfetta per il crac alla Divina Provvidenza di Bisceglie
Antonio Azzollini
29 aprile 2026

MOLFETTA – Scatta la prescrizione per l’ex sindaco ed ex senatore di Molfetta Antonio Azzollini per il crac alla Divina Provvidenza di Bisceglie.
In primo grado nel 2020 Azzollini era stato condannato a 1 anno e tre mesi per concorso in bancarotta semplice, ma erano cadute altre ipotesi.
https://www.quindici-molfetta.it/condannato-l-ex-senatore-azzollini-di-molfetta-per-il-crac-della-divina-provvidenza_46982.aspx 
All’epoca Azzollini era presidente della Commissione Bilancio del Senato.
Ecco le altre notizie sulla vicenda, riportate dalla Gazzetta del Mezzogiorno: 2 anni con le attenuanti generiche e pena sospesa per l’ex direttore generale Dario Rizzi e la ex dipendente Adrijana Vasiljevic per bancarotta distrattiva, assoluzione con varie formule per gli altri ex direttori generali Antonio Albano e Giuseppe D’Alessandro (avvocato Mario Malcangi), i consulenti Antonio Battiante (avvocato Michele Laforgia e Tommaso Barile) e Rocco Di Terlizzi, e per suor Assunta Puzzello, è l’esito del processo di appello per il crac della Divina Provvidenza di Bisceglie, l’ex istituto ecclesiastico finito in amministrazione straordinaria con quasi 500 milioni di debiti. Una vicenda che nel 2015 portò all’esecuzione di dieci misure cautelari e al sequestro di 10 milioni di euro.
Prescrizione dell’accusa di bancarotta semplice che riguardava oltre che Azzollini anche Rizzi e l’ex consulente Battiante (che all’epoca era finito in carcere). Gli imputati rispondevano, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di bancarotta e induzione indebita.
Assoluzione piena per Assunta Puzzello, suor Consolata, che era economa e guidava la Casa di procura, condannata in primo grado a 7 anni per quattro distinte ipotesi di bancarotta fraudolenta e documentale: nella ricostruzione dell’epoca (affidata alla Finanza dai pm Francesco Giannella e Silvia Curione della Procura di Trani) la religiosa avrebbe contribuito a occultare i beni distratti ai creditori. «La Corte - dicono i suoi difensori, Roberto Eustachio Sisto e Francesco Morelli (Studio Fps) - ha posto rimedio alla sentenza di primo grado che aveva inspiegabilmente condannato suor Assunta. La decisione certifica che la nostra assistita è persona - non solo - moralmente integerrima, nonostante le tante umiliazioni subìte».
L’indagine era partita nel 2012 come stralcio di un fascicolo del pm Ettore Cardinali relativo al mancato pagamento di prestazioni sanitarie. La Procura di Trani chiese quindi il fallimento dell’opera Don Uva, che rispose chiedendo l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. Dalle indagini emersero sprechi milionari e assunzioni inutili in «un vero e proprio centro di potere e clientelare», ma anche flussi di denaro drenati dall’ente ecclesiastico e spostati altrove per sottrarli ai creditori.
La Corte d’appello ha revocato le statuizioni civili a partire dai sequestri disposti all’epoca nei confronti della congregazione: si tratta dei 28,7 milioni liquidi e di un immobile da 1,9 milioni a Guidonia che tornano all’amministrazione straordinaria potranno essere utilizzati per il pagamento dei creditori, a partire dai privilegiati. Sei imputati (Battiante, Di Terlizzi, Rizzi, Toscani e Vasiljevic) pagheranno le spese legali all’amministrazione straordinaria (rappresentata dall’avvocato Bartolo Cozzoli) costituita parte civile. 

 

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