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Porto, incerte le ricadute economiche Intervento
15 febbraio 2007

Chi ha assistito all'incontro pubblico del 2 febbraio organizzato dal forum cittadino di Agenda 21, ha ottenuto in cambio la certezza di almeno tre cose: la prima è che, a parte il business della realizzazione dell'opera in sé, anche il sindaco Antonio Azzollini ignora quali possano essere le ricadute economiche della infrastruttura sul nostro territorio. La seconda, che il sindaco è consapevole dell'importanza di vigilare sulla corretta applicazione delle prescrizioni con cui è stata data via libera ai lavori, sapendo di contro che non è molto ben chiaro chi dovrà e potrà farlo. La terza, infine, è che il sindaco ignorava fino alla fine dell'incontro di essere lui il presidente del forum cittadino di Agenda 21 (per la verità si è avuta a tratti l'impressione che ignori anche cosa sia A21 e a cosa serva). A che cosa servirà il porto commerciale? Quale sarà il suo ruolo all'interno del Piano regionale dei trasporti? A porre queste domande durante la serata, potrà sembrare strano, è stato proprio Lillino Di Gioia, uno dei padri dell'idea del grande porto. Lo scenario strategico in cui si va ad inserire una struttura immaginata quasi trent'anni fa, ha fatto notare (per la verità in maniera piuttosto soft), è da allora profondamente cambiato. La relazione sinergica con l'ASI è difficile vederla oggi e lo sviluppo del traffico merci basato sui container rende difficile immaginare quale futuro possa avere un porto che di container non è previsto che ne veda neanche uno. E questo anche se l'Autorità portuale di Bari assegna allo scalo di Molfetta il ruolo di accogliere i picchi della attività di traffico merci non smaltibili in quello di Bari, visto che anche il futuro di quel porta appare oggi piuttosto incerto. SCENARI ECONOMICI MUTATI Detta in maniera più chiara, se trent'anni fa si poteva immaginare per la nostra città un futuro manifatturiero, con il porto che avrebbe dovuto servire a importare materie prime e semilavorati e poi a rispedire prodotti finiti, oggi questa visione è ampiamente irrealistica: c'è sì qualche azienda nell'ASI che utilizzerà le strutture portuali, ma non certo in maniera tale da giustificare la spesa di denaro pubblico che si farà. Lo stesso scenario evocato dal sindaco, con la Puglia, grande ponte verso l'Oriente, che ritrova dopo mille anni una centralità nel mondo grazie al nuovo protagonismo della Cina e dell'India divenute ormai le fabbriche del mondo, se fa immaginare una grande quantità di merci finite in arrivo dall'Asia, non ci fa immaginare nulla che possa prendere la direzione opposta a meno che non abbia caratteristiche di altissima qualità e/o tecnologia. Il successo del porto di Gioia Tauro, ricordato anche questo da Azzollini, dimostra come i porti possano essere invece realtà completamente avulse dal territorio: quello di Gioia Tauro è infatti il più grande porto del Mediterraneo, il terzo in Europa, movimenta quasi un terzo di tutto il traffico italiano, eppure la città, noli a parte, ha ricevuto in cambio pochissimi benefici, vede una costante emorragia demografica, patisce un analfabetismo elevatissimo, una percentuale di laureati e un numero di operatori economici ampiamente inferiore rispetto alla media nazionale (per chi ne voglia sapere un po' di più segnalo questo link www.svileg. censis.it/inizia/patti_leg/gioia_tauro/sit_soc_gt.htm). Il sindaco però si è detto fiducioso e, dopo aver ricordato che i piani sono un triste ricordo sovietico, ha spiegato che sarà l'operatore portuale a confrontarsi con il mercato e si vedrà. Ragionamento che sarebbe ineccepibile se l'opera venisse realizzata con i soldi dell'operatore e non con quella di noi cittadini. Io avrei gradito qualche cifra, qualcosa capace di alleviare la cattiva impressione di un'opera che si fa perché c'erano delle carte che consentivano di giustificare finanziamenti. D'altra parte è stato lo stesso sindaco a dire che in questo momento gli stanno soprattutto a cuore gli operai edili che “rischiano la vita” viaggiando per l'Italia. Indubbiamente una nobile preoccupazione. Resta però da capire che cosa faranno quegli operai quando saranno finiti i lavori per il porto. Torneranno in tempi brevi, temo, a mettere a repentaglio la propria vita. L'IMPATTO AMBIENTALE I lavori dovrebbero iniziare ormai in tempi brevi. È lecito però sperare che l'opera venga realizzata senza provocare più danni dello stretto indispensabile, senza distruggere più ricchezza del necessario. Perché questo deve essere chiaro a tutti: opere di questa portata, con un impatto così rilevante sull'identità e la storia della città possono trovare giustificazione solo se riescono a dare in cambio una nuova e non effimera ricchezza e una identità più adeguata a rispondere al mutamento dei tempi. Che così potrebbe non essere lo evidenziano in maniera chiara l'elevato numero di prescrizioni con le quali la Regione ha dato il via libera all'opera: dal progetto deve essere stralciato l'ampliamento della Banchina Seminario, i cantieri non potranno essere riorganizzati come previsto per non impedire la vista del mare dalle strade del borgo, bisognerà fare molta attenzione alle lame che sfociano nell'area del porto, inoltre sarà indispensabile presentare un progetto per la riduzione degli inquinamenti atmosferico e acustico che comporteranno sia la realizzazione dell'opera in sé sia il traffico provocato dalle navi e dai tir quando il porto andrà in funzione. Resta difficile capire chi e come dovrà e potrà vigilare sull'effettivo recepimento delle prescrizioni, visto che si tratta di un appalto concorso. L'azienda vincitrice della gara insomma potrebbe cantarsela e suonarsela da sola. Il sindaco, rispondendo all'assessore Barbanente che glielo faceva notare, si è detto consapevole del problema e ha promesso di vigilare. IL RUOLO DI AGENDA XXI E veniamo qui all'ultimo punto. Che cos'è Agenda 21 e che ruolo potrà svolgere in tutto questo. Contrariamente a quanto Azzollini ha mostrato di credere, A21 non è un'associazione come le altre. È invece un forum cittadino permanente, di cui il sindaco è il presidente, in cui si confrontano tutti i portatori di interesse. Il concetto di sviluppo sostenibile a cui A21 s'ispira non è infatti concepibile senza la partecipazione e il confronto di tutti: solo accordando cittadinanza ai vari punti di vista si può attribuire il vero valore alle cose. A21è insomma un luogo di assunzione collettiva di responsabilità e di creazione di una visione strategica sul futuro della città. Mi permetto di suggerire che possa essere quello il luogo in cui vigilare. Al forum verrà data la possibilità di vedere il progetto esecutivo, hanno assicurato gli assessori Uva e Magarelli. Speriamo che il sindaco sia d'accordo.
Autore: Antonello Mastantuoni
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