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Più giornalismo contro i pirati della rete
31 ottobre 2017

 

Fake news ed hate speech rischiano di inquinare l’informazione e di influenzare in modo fuorviante l’opinione pubblica. Basti considerare le cifre da capogiro del web per farsi un’idea: ogni minuto piovono “like” su circa 2,43 milioni di foto di Instagram e vengono tradotte da Google 69 milioni e mezzo di parole.

Non contando Youtube, Twitter e Facebook, questi numeri rendono evidente come per i social network ed i grandi colossi del digitale non sia possibile valutare ogni singolo contenuto caricato dagli utenti.

Lo hate speech è diventato virale, così Facebook sta investendo su una squadra che si occupa di policies e fact-checking e sta puntando su un terzo fronte: il “counter speech”, il replicare in rete a chi pubblica contenuti offensivi e pericolosi. “Facebook non tollera i discorsi di odio” ha detto detto quest’estate all’Ansa Aibhinn Kelleher, policy risk manager di FB.

Cosa può fare il giornalismo contro i pirati che infestano la comunicazione sulla rete? Oggi, per fare un esempio, tutti possono riprendere il bidone parzialmente esploso nel vagone della metro di Londra, non c’è più bisogno della troupe televisiva inviata sul posto, perché già centomila telefonini hanno dato quelle immagini. Che cos’è che cambia o meglio che fa la differenza? La differenza è proprio il giudizio, la contestualizzazione, la verifica dei dati, dei fatti e degli elementi, l’interpretazione ed è una mediazione che può fare solo il giornalismo, il giornalismo di qualità. 

Tutti possono dare le notizie, ma la differenza la farà chi potrà darle con professionalità, questo è l’ultimo residuo di affidabilità che noi giornalisti possiamo giocarci. Dobbiamo evitare di diventare troppo dipendenti dal web, che oggi sembra dominare, dobbiamo emanciparci, ricavarci una nostra riserva critica rispetto a quello che va in rete, proprio perché così possiamo dare un servizio sempre più indispensabile.

E  se è vero che non esiste il giornalismo obiettivo, è vero che esiste il giornalismo onesto, quello che prende i dati della realtà, onestamente li giudica ed interpreta, quindi trasforma un evento in una notizia e come tale dichiara che ha fatto questa operazione, ma come tale è un’operazione culturale, che deve essere altresì professionale. Ben diverso è chi intenzionalmente trasforma i dati della realtà non secondo un’onesta interpretazione, ma in una menzogna. Questa è una cosa grave.

La libertà di espressione c’è ed è la più ampia possibile, perché ognuno può dire la propria opinione. La libertà di tutti è garantita, ma l’eccesso va regolamentato. Un’àncora di  salvezza va rintracciata nell’informazione professionale, che anche se oggi viene data per moribonda, proprio in questa dispersione rimarrà un punto fermo. Tutto sta in un’informazione professionalmente garantita, in un patto di fiducia stipulato nella relazione giornalistica tra chi legge e chi scrive.

*Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Autore: Valentino Losito
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