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Piero Terracina testimone della barbarie di Auschwitz- Birkenau, cittadino onorario di Molfetta
15 gennaio 2014

La memoria è quel filo che unisce il passato al presente e lo proietta al futuro condizionandolo. Soltanto conoscendo la memoria del passato possiamo permettere che le tragedie del passato non si ripetano. Affidiamo la memoria ai giovani affinché loro l’affidino ai lori figli e così via di generazione in generazione. Questa cittadinanza onoraria a me concessa potrà essere un ulteriore mezzo per perpetrare la trasmissione della memoria e trasmetterla al futuro. Da mercoledì 18 dicembre 2013, Molfetta ha un cittadino in più: è Piero Terracina instancabile testimone della Shoah che, sopravvissuto alle persecuzioni razziali e alla deportazione nel campo di sterminio Auschwitz-Birkenau, ha trovato la forza di raccontarne l’orrore, portando in tutta Italia, in Europa e a Molfetta, la sua testimonianza, rivolta soprattutto ai giovani. Una testimonianza mai retorica, celebrativa o artificiosa ma sempre penetrante e riflessiva, indirizzata al futuro. Per questo, in una sala consigliare affollatissima, piena anche di ragazzi delle scuole superiori, la massima assise cittadina ha tributato il giusto riconoscimento a un amico della nostra cittadina, oltre che a un simbolo delle difesa della dignità umana. Espulso da scuola perché ebreo, nel 1943 Terracina ancora ragazzo, fu costretto alla clandestinità, interrotta brutalmente dall’arresto (7 aprile 1944, quando due fascisti lo vendettero per 5.000 lire alle SS) e dalla deportazione ad Auschwitz. Unico superstite della sua famiglia (otto persone) dedicherà la sua vita al lavoro (come dirigente d’azienda), e da metà degli anni Novanta, alla memoria di quello che è stato e non deve mai più essere. “Pietro Terracina, ha inciso in maniera significativa nella vita cittadina contribuendo con la sua personale testimonianza di vita, alla crescita dei valori della democrazia e della libertà”, ha ricordato subito, in apertura di consiglio, il presidente Nicola Piergiovanni. E m o z i o n a - tissimo, il sindaco Paola Natalicchio: “Pietro Terracina ha fatto dono della sua memoria e dei suoi sentimenti alla nostra città, instaurando con essa, un legame profondo. Vogliamo raccogliere il testimone che ci ha voluto consegnare, e la sua storia d’insegnamento profondo sarà utile, di sicuro, per chiunque voglia impegnarsi nell’educazione civica della cittadinanza, soprattutto dei giovani. Tutto nasce dal bisogno di guardare al futuro muovendo dalle radici della nostra storia repubblicana e della nostra democrazia. Terracina è nato in un momento in cui l’umanità aveva smarrito il senso della propria dignità e oggi non dobbiamo dimenticare le responsabilità storiche dell’Italia. Ribadiamo che grazie alla sua testimonianza la memoria di ciò che ha vissuto, sofferto, visto, è entrata dentro di noi con il suo carico di orrore per i crimini contro l’umanità compiuti dal nazifascismo, di vergogna perciò che l’uomo è stato capace di fare all’uomo, di pudore per la dignità strappata”. Il consigliere della minoranza Pietro Mastropasqua (Pdl) ha sottolineato come: “il Comune di Molfetta ha individuato in Pietro Terracina un modello di senso civico da presentare ai molfettesi, impegno civico che si è esplicitato nell’opera di testimonianza. Celebriamo oggi chi è riuscito a sopravvivere all’immane tragedia della Shoah impegnando la propria vita nella denuncia delle atrocità dei criminali di segno nazista e soprattutto al ricordo e al risveglio delle coscienze. Ora tocca alla politica far sì che non si perdano le testimonianze e i ricordi. Dott. Terracina può stare certo che la sua battaglia per la memoria e la libertà, da oggi sarà ancor di più anche la nostra battaglia”. Per la maggioranza è intervenuto Domenico Gagliardi (Linea Dritta): “la negazione della dignità non è stata solo possibile grazie a qualche leader o governo dittatoriale. Questa non è solo una mera onorificenze, una semplice attestazione di stima. E’ intendimento che le coscienze dei cittadini siano da monito per il futuro. L’aberrazione, l’annientamento dell’essere umano, non ha avuto asilo soltanto ad Auschwitz. Ha avuto luogo nel Sud Sudan, in Ruanda e in tutte quelle città e quei paesi dimenticati che ogni giorno affollano i nostri tg”. Piero Terracina nel suo commovente e applauditissimo intervento, non si è limitato a ricordare l’orribile barbarie alla quale è stato sottoposto ad Auschwitz, ma ha raccontato anche della banalità del male: “Per una tragedia come quella della Shoah non servono grandi personalità assassine ma basta semplicemente un popolo che sta alle finestre e non vede. L’indifferenza, ecco. I miei amici, con i quali avevo diviso i momenti più belli della mia adolescenza, sparirono tutti. Perché? Un motivo c’è. L’Italia nella sua stragrande maggioranza nel ‘38 era fascista. Quindi pensavano tutti che se Mussolini ha emanato queste leggi, un motivo doveva pur esserci, perché la gente non ragionava più con la sua testa ma con quella di Mussolini e pensava che Mussolini avesse sempre ragione. Invito i ragazzi: non prendete mai per oro colato quello che vi viene detto ma pesatelo sempre, quello che è giusto e non giusto. Oggi non temo più per gli ebrei, ma temo per le minoranze, che arrivano tra noi per sottrarsi alle guerre, alle malattie, alla fame; sono persone a rischio, sfruttate, senza nessun diritto. E questo non è giusto, sono esseri umani. Non esistono razze, esiste solo una razza: quella umana”. Infine l’appello alla memoria: “Il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ha vissuto quell’esperienza, la memoria invece si tramanda”. Quella tenuta viva da Terracina, qui a Molfetta, non si perderà mai.

Autore: Onofrio Bellifemine
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