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Piccole storie nella grande storia Successo della Mostra dell’Ipssar (Alberghiero)
15 luglio 2001

Si è conclusa la Mostra documentaria allestita dall'Ipssar (Preside prof. Pellegrino de Pietro), progettata e realizzata dai docenti Linda Panunzio, Ignazio De Gennaro e Gioacchino Giacò, docenti dello stesso Istituto. Nella suggestiva sede appena restaurata dell'Archivio comunale di Molfetta, il pubblico è stato così numeroso e competentemente incuriosito che ci pare utile soffermarci sul progetto didattico che ha permesso questa iniziativa. Sembra strano tentare una breve "cronistoria" di un lavoro didattico sulla Storia. Eppure è doveroso spiegare, almeno nelle fasi essenziali, l'incipit e l'iter di un prodotto nato dall'unione di una motivata professionalità con quella appassionata e coinvolgente didattica di "trincea", cioè quella svolta tra i banchi scolastici, che caratterizza generalmente l'insegnamento. In particolare, l'insegnamento della Storia stimola ogni docente verso una ricerca di metodologie sempre più nuove e coinvolgenti, perché questa disciplina è talmente importante nella formazione culturale e civica di ognuno, in particolare degli studenti (ma chi può non sentirsi eterno discente?), che spesso si può cadere, o scadere, nella tentazione di uno sterile apprendimento mnemonico o acritico degli eventi storici, o, peggio, di uno studio "guidato". Infatti, se è vero, come qualcuno afferma, che la misura di un uomo è data dalla coerenza delle sue azioni e dall'ampiezza dei suoi sogni, la Storia potrebbe definirsi il "metro" del cammino umano, perché riunisce sotto forma di ricerca, di racconto o di analisi, i sogni, le scelte e le azioni umane. Eppure, spesso per i ragazzi la Storia si identifica con il "manuale storico", che, anche nel migliore dei casi, presenta spaccati di vita ben selezionati e pianificati dalla visione dell'autore, per cui troppe volte l'alunno si sente distante da questa visione o versione dei fatti storici e allarga questo senso errato di "estraneità" a tutta la disciplina storica. Si è voluto, allora, tentare di ridare ai ragazzi quella curiosità d'indagine e di lettura degli eventi, che, sola, trasforma un soggetto studioso da passivo in attivo. Si è cercato, cioè, di individuare tra le linee della Grande Storia, quella dei manuali, le Piccole Storie vissute nei nostri paesi, nelle nostre famiglie, cercando di mettere insieme nel grande mosaico della Storia, conosciuta da tutti, i tasselli della vita quotidiana, conosciuta da pochi, ma più vicina al nostro vissuto. Per prima cosa, è stato individuato un preciso periodo storico da indagare, scegliendo gli anni che vanno dal 1936 al 1946, perché caratterizzati da nuove forme di pensiero, di valori e di vita, poi forzatamente mutati o rovinosamente crollati. Si sono stabiliti, inoltre, gli ambiti tematici d'indagine: la vita quotidiana, la scuola, lo sport, la guerra. In classe, con i propri docenti, i ragazzi hanno messo a punto un questionario da rivolgere ad eventuali testimoni di quegli anni, questo per recuperare il senso del racconto e della dimensione soggettiva degli eventi, ma anche per creare una diversa e particolare comunicazione fra generazioni. Poi, c'è stata la ricerca dei documenti familiari e, soprattutto, l'indagine e l'analisi delle fonti archivistiche, avvalendosi delle preziose professionalità, per l'Archivio di Stato di Bari, della dott.ssa Maria Pansini, per l'Archivio comunale di Molfetta, di Mario Uva, e per l'Istituto Pugliese di Storia antifascista e contemporanea di Bari, dei professori Vito Antonio Leuzzi e Giulio Esposito. Si è così pensato di allestire una mostra pubblica che potesse stabilire un collegamento trasparente tra ricercatori e luoghi della ricerca. In questo caso è stata utile la collaborazione con l'Istituto Historia ludens, così come l'interesse intelligente della commissaria straordinaria dott.ssa Antonella Bellomo e del sub-commissario dott. Mario Volpe. Inutile dire che a nessuno pare che il lavoro di ricerca sia concluso, ma tutti sono certi di essere riusciti a far almeno intuire ai ragazzi un diverso e più soggettivo modo di intendere lo Studio della Storia, in quanto si è cercato di mettere in moto degli "appetiti" storici, che, giustamente, non potranno mai dirsi conclusi o, per continuare la metafora, sazi. Linda Panunzio
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