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Parcheggi riservati ai disabili: tra diritti negati e privilegi INCHIESTA - Revocati permessi abusivi intestati a persone decedute, ma anche a veri portatori di handicap
15 luglio 2004

Quando un disabile moriva, spesso, nella nostra città, il parcheggio a lui riservato sotto casa rimaneva in vita: figli e parenti potevano utilizzarlo a piacimento per evitarsi lunghe e snervati ricerche di un posto dove lasciare la propria auto. Questa triste realtà è stata scoperta a seguito di un lungo lavoro portato avanti dal settore viabilità della polizia municipale che ha controllato tutti gli stalli di sosta riservati a disabili e ne ha revocati ben quarantacinque. Si è scoperto, così, che alcuni dei titolari dei parcheggi riservati erano deceduti, altri si erano trasferiti mentre altri ancora, secondo gli accertamenti fatti dall'ufficio sanitario, non avevano diritto a questo privilegio. “Lo stallo di sosta riservato ad un disabile - ci spiega il tenente Giuseppe Gadaleta, responsabile del settore viabilità della polizia urbana - viene rilasciato dal sindaco, con propria ordinanza, ai sensi dell'articolo 381 del regolamento di esecuzione del codice della strada, ai disabili che ne hanno diritto e che sono già in possesso del contrassegno per portatori di handicap”. Quest'ultimo viene rilasciato, a seguito del parere favorevole espresso dall'ufficio sanitario, da un apposito ufficio comunale ed è strettamente personale. Ogni portatore di handicap ne ha uno e quando il disabile munito di contrassegno è a bordo di una autovettura, questa può sostare in divieto di sosta, nelle aree di parcheggio a pagamento e nelle aree di parcheggio riserviate appositamente ai portatori di handicap. Fin qui le procedure burocratiche. Il problema è che una volta concesso lo stallo di sosta ad un disabile gli uffici comunali non sono più in grado di controllare se il portatore di handicap è ancora in vita e se egli è ancora residente in città. E', così, lasciato al senso civico dei parenti del beneficiario del parcheggio riservato il dovere di comunicare il decesso o il trasferimento del disabile. Quando questo senso civico manca si verificano gli abusi recentemente scoperti dalla polizia municipale. Anche i controlli, per quanto scrupolosi, non sono, però, infallibili. Si scopre, così, che anche un anziano pensionato, gravemente invalido e residente in una zona estremamente trafficata della città, si è visto revocare, a fine aprile, il suo stallo di sosta. L'anziano ha salito, allora, le scale del palazzo di città ed ha investito del suo dramma personale i piani alti del Comune. Vuoi per l'approssimarsi delle scadenze elettorali, vuoi per un sussulto di pietà che ha scosso gli amministratori comunali, a inizio giugno è stato ripristinato il suo parcheggio riservato. Del ripristino, però, dice di non saperne nulla il tenente Gadaleta che sostiene, in base alle informazioni in suo possesso, che lo stallo riservato all'anziano invalido non è mai stato ripristinato. Peccato che davanti alla casa del simpatico pensionato ci sia tanto di cartello e di striscia gialla ridisegnata di recente. Forse neanche al comando della polizia municipale sanno il numero e la dislocazione esatta dei vari stalli di sosta riservati ai portatori di handicap? Purtroppo il caso del pensionato invalido non è isolato. Praticamente identica è la vicenda di un padre di un ragazzo affetto da sindrome di Down: anche a lui il parcheggio riservato è stato prima revocato e poi ripristinato. Non ci pare possibile escludere che sulla pelle di questi cittadini, comunque deboli e in difficoltà, si sia consumata una pagina nera della campagna elettorale che ci lasciamo alle spalle. Francesco Dell'Olio francesco.dellolio@quindici-molfetta.it
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