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Paola Natalicchio: crisi superata, ora faremo vedere di che pasta siamo fatti
15 settembre 2015

I contrasti politici che hanno terremotato la maggioranza, le dimissioni di luglio, lo scontro con Dep (Democrazia è partecipazione, il gruppo vicino a Guglielmo Minervini), le frizioni col Pd e un rapporto – quello col segretario Piero de Nicolo- che sembra finalmente recuperato. Il sindaco di Molfetta, la giornalista Paola Natalicchio, racconta a noi di Quindici, l’estate appena trascorsa, quella passata sulle montagne russe di una crisi politica che per giorni è apparsa irrisolvibile e che invece è stata superata in modo insperato ad inizio agosto, elencando le priorità del futuro, la voglia di ripartire, i retroscena di un’amministrazione che punta al 2018. Sindaco due mesi dopo lo scoppio della crisi amministrativa la città sembra non aver capito: perché si è davvero dimessa? «Io penso che la città abbia compreso, invece, quello che è successo. Ha preso le dimissioni molto sul serio, mi è stata solidale e vicina. Mi sono dimessa perché il picco di tensione che si è generato dopo le elezioni regionali è stato eccessivo e ingestibile. Dopo mesi già molto complicati in maggioranza. Avevo prima ricevuto una richiesta molto stringente dal Pd di “verifica di maggioranza”. Appena abbiamo iniziato a parlare dei contenuti del programma da sottoporre ad approfondimento, il Pd (da cui intanto era fuoriuscito un intero gruppo di oltre 70 attivisti e dirigenti) mi ha chiesto un rimpasto di giunta. Eravamo nelle giornate di stesura ed elaborazione del bilancio di previsione 2015 e del Dup, il documento unico di programmazione. Gli atti più importanti dell’anno. Delicati. Che richiedono serenità, unità, spirito di programmazione comune». Si è consumata allora la prima rottura? «Il Pd, in giorni così cruciali, ha posto il tema degli “equilibri” con una escalation di strappi: ha ritirato il suo assessore Spadavecchia dalla giunta e non ha votato il bilancio in giunta, prima di tutto. Ho chiesto a Tommaso di rientrare, ma senza risultati. Così ho evidenziato la mia disponibilità a ragionare su un “rimpasto di giunta”, così da dare al Pd maggiore rappresentanza e responsabilità di governo. Ma proprio mentre si verificava questa apertura, l’associazione “Cambia Verso” (nata in area Pd, anche se oggi il Pd fortunatamente se ne dissocia) ha svolto una manifestazione nettamente contro l’Amministrazione e Annalisa Altomare, vicina all’associazione, si è dimessa nelle stesse ore dalla presidenza della Commissione Urbanistica, in polemica con dirigenti e assessori. La situazione era diventata insopportabile. Mi sono chiesta: non basta nemmeno il rimpasto? Fin dove si vuole arrivare? E così mi sono dimessa, in una eruzione di malessere politico. Non certo per fare una sceneggiata o una “farsa”, come ha insinuato qualcuno. Ma per denunciare una situazione che era obbligatorio far rientrare. Per i primi dieci giorni convinta davvero di andare via. Poi siamo riusciti a far prevalere l’amore per la città, per il progetto di governo e per lo spirito di servizio. Ora si va avanti fino al 2018». Il 20 luglio nel corso di una conferenza stampa presso la fabbrica di San Domenico ha lanciato un pesantissimo j’accuse verso i vertici del partito democratico, accusandoli tra le altre cose “di aver terremotato” il sindaco, di aver destabilizzato l’amministrazione “per due poltrone” e di far politica utilizzando il manuale Cencelli. Pensa ancora questo del Partito Democratico di Molfetta? Pensa ancora questo di Piero de Nicolo e Annalisa Altomare? «Basta con le caricature. Paola contro Piero. Paola contro Annalisa. Paola contro il Pd. Ho già detto cosa è accaduto. Niente questioni personali. Moltissima tensione politica tra me e il Pd. Abbiamo avuto la maturità di andare oltre quel 20 luglio in cui ero arrabbiata e delusa e chiaramente ho lasciato prevalere giudizi netti e severi. Ma non voglio sfuggire alla domanda. Cosa penso di Piero De Nicolo? Ho imparato a conoscerlo meglio in quei giorni e penso che ci siamo finalmente ritrovati. In un territorio di rispetto autentico che mancava dal dicembre scorso e dalle famose giornate della crisi alla Multiservizi che hanno dato il via ad alcune incomprensioni. Piero ha gestito la crisi di luglio da segretario di razza: ha fatto prevalere la politica, la calma, la lucidità. E’ stato colomba e non falco, come si dice in questi casi. Ha messo in campo una maturità che gli va riconosciuta. Ha saputo rimettere insieme i cocci e tenere unito il gruppo. Ora tra noi le cose sono cambiate in un modo insperato. E questo mi rasserena». E con il resto del Pd? «Ci misureremo con il Pd e con le altre forze politiche sui grandi temi: il Piano urbanistico Generale e le decisioni su alcune grande questioni come quella del comparto 18, il rilancio dell’area portuale, la riforma dei servizi sociali, la condivisione di scelte importanti sulle opere pubbliche, le sfide cruciali come Palazzo Dogana, Palazzo Tattoli, l’area pubblica della Maglia Mercato. Sarà lì che misureremo la nostra capacità di trovare sintesi alte su un programma comune. Ma sono fiduciosa. E’ tornato con il segretario del Partito democratico un dialogo quotidiano, sereno. Senza le scosse elettriche che ci siamo scambiati in questi mesi. Abbiamo voglia, sia io che lui, di far vedere veramente di che pasta siamo fatti e di mostrare la nostra piena affidabilità alla città, io come sindaco e lui come segretario del partito di maggioranza relativa». E i rapporti con la dottoressa Annalisa Altomare? E’ da sempre critica nei suoi confronti. «Su Annalisa non ho molto da dire: abbiamo accumulato incomprensioni. Ho ricevuto bocciature o astensioni da parte sua in Consiglio oltre che in città sulla gran parte delle cose che questa Amministrazione ha fatto finora. Vedremo se vorrà cambiare verso davvero. Lascio la porta socchiusa. Tuttavia leggo nelle ultime dichiarazioni dei componenti del direttivo a lei vicini ancora di fantomatici cerchi magici, chiusure e irriguardosi giudizi sul nostro lavoro. Per favore, le regionali sono finite». Decisiva per la risoluzione della crisi è stato l’intervento della segreteria nazionale del Pd, Debora Serracchiani in testa, che ha annunciato come l’amministrazione Natalicchio ripartirà da porto e socialità, due temi sui quali la maggioranza si è spesso divisa. Cambia qualcosa rispetto al programma del 2013? Ci sono state concessioni a Piero de Nicolo e Annalisa Altomare? «Urbanistica pianificata, rilancio dell’area portuale e riforma dei servizi sociali. Sono i tre cardini del programma del 2013, che rimane la stella polare di questa esperienza amministrativa. Non solo non cambia nulla e trovo improprio parlare di “concessioni”. Non siamo mica al mercato. L’attuazio-ne del programma è una cosa seria. C’è la voglia di giocare una partita all’accelerazione e al rialzo. C’è la voglia di far vedere alla città chi siamo. E che abbiamo preso esperienza e ritmo. Il Piano della mobilità e delle Coste devono inserirsi adesso in un Piano Urbanistico Generale. Il discorso sul Porto deve mollare gli ormeggi e disincagliarsi dalla vicenda penale, immaginando finalmente di spalancare un ragionamento anche sul Piano Regolatore Portuale e sulla funzionalità complessiva del porto nel rispetto delle sue vocazioni plurali: commerciale, peschereccia, turistica e sportiva. Tornando a far fluire il dibattito in città. Sulla socialità dobbiamo continuare ad andare a tamburo battente: dieci gare in dodici mesi. Questo serve. Tutti i servizi sono in scadenza: centro anziani, i due centri minori, il centro disabili, l’assistenza domiciliare, l’home maker. Abbiamo aggiudicato due gare importanti, oltre a quella della mensa: assistenza domiciliare integrata e assistenza specialistica scolastica. Adesso bisogna proseguire. E bisogna mandare subito a gara altri servizi in scadenza come la gestione della piscina. Così come bisogna chiarire i rapporti sulla gestione del Palapoli e del Palazzetto di via Giovinazzo e avviare una stagione di virtuosa gestione dell’impiantistica sportiva e scolastica. Altro che compromessi al ribasso: bisogna scalare le marce al rialzo. E siamo pronti a farlo». Con l’ingresso dell’architetto Giulio Germinario crede che la Giunta sia pronta per un rilancio amministrativo? «Giulio sta lavorando con competenza e alte motivazioni. E’ persona capace, studiosa e operosa. Lo ha dimostrato in consiglio comunale. L’ho accolto in squadra con la certezza che farà bene. Qualcuno ha parlato del suo ingresso come “compromesso al ribasso”. Dimostreremo il contrario». Una delle novità del rimpasto è legata alla delega sul caso porto: rimarrà nelle sue mani. Molti fanno osservare che una questione così spinosa meriterebbe l’impegno di un unico assessore. Non teme un carico di lavoro eccessivo? «Non ho mai temuto il carico di lavoro eccessivo. Non voglio riproporre lo schema azzolliniano del porto come “affare del Sindaco”. Al contrario la prima cosa che farò su questa delega è di pubblicare su un nuovo sito, che sarà attivo entro settembre, tutti i dati ambientali legati alla costruzione del porto e tutte le tavole progettuali, fino a quella recente dei lavori di messa in sicurezza. Ci sono decisioni importanti sul tavolo legate al dissequestro dell’area e c’è la sfida di alzare l’asticella del ragionamento rispetto a quanto fatto finora e pensare a un “sistema Porto” che tenga insieme tutte le potenzialità del Nuovo porto, del Molo Pennello e delle zone delle banchine Seminario e san Domenico. Dobbiamo anche stringere i rapporti con l’Autorità Portuale e la Regione. Con l’Assessore Gianni Giannini l’interlocuzione è sempre stata eccellente. E ha sempre visto la mia presenza dal primo giorno. Comunque sul Porto voglio metterci la faccia e prendermi ogni responsabilità. È tempo di uscire dallo stallo e dagli spettri del passato». Dopo il rimpasto Dep (Democrazia è Partecipazione), il gruppo legato a Guglielmo Minervini è stato durissimo. Pur confermandole il suo appoggio politico ha parlato, riferendosi alla revoca delle deleghe di Giovanni Abbattista, di una “decisione gravissima e immotivata, e lede profondamente il profilo stesso dell’esperienza di governo cittadino nata nel 2013”. Quest’ultimo parla poi di una mera operazione di “marketing politico”. Sindaco, si è rotto qualcosa con Guglielmo Minervini e il suo gruppo? «Questo argomento tiene banco nei circuiti del pettegolezzo politico in modo insensato. Guglielmo è stato per vent’anni il mio punto di riferimento politico. Quando ho dato i primi volantini per lui avevo 15 anni e non ho smesso di darli da sindaco nell’ultima campagna elettorale per le regionali. Per sostenere Guglielmo ed eleggerlo, come meritava, in Consiglio Regionale, sono arrivata a mettermi contro il presidente della Regione Michele Emiliano e ho fatto saltare lo schema della comoda “equidistanza” tra le forze politiche della nostra maggioranza, con alcuni problemi conseguenti che non è stato facile rimettere insieme. Ho fatto il sindaco partigiano, ricevendo la critica di essere “il sindaco di Guglielmo”. Ma ho sempre spiegato che gli aggettivi “guglielmina” e “vendoliana” per me sono sempre stati complimenti e non offese, anche perché la vicinanza a Guglielmo o a Nichi non mi ha mai sottratto autonomia o capacità di libero pensiero e scelte autonome. Sulle mie dimissioni e sulle modalità del loro ritiro ci siamo divisi. Ma sempre civilmente. Come si può pensare che improvvisamente si sia rotto qualcosa?». L’ex Assessore ai lavori pubblici è stato molto duro. «La verità è che si sta drammatizzando l’uscita di Giovanni Abbattista dalla giunta, in un modo che non mi piace. Le parole di Giovanni su Facebook non hanno aiutato. Confinare le mie scelte nel territorio del marketing è una lettura grossolana e mi ha stupito perché con Giovanni abbiamo a lungo parlato, in un civilissimo caffè, delle ragioni per cui ho ritenuto giusto non sacrificare un assessore tecnico o civico al suo posto. Io non sono solo il sindaco dei partiti. Il 2013 ci ha portati al governo grazie anche alla forza della cittadinanza attiva, dei movimenti, delle associazioni. Una giunta mista, per metà tecnica e per metà politica, è per me la garanzia di quel patto. Questo non è marketing è una riflessione politica profonda sulle forme della partecipazione e Giovanni non può liquidarla con una battuta. Con Dèp, ne sono certa, recupereremo. La qualità politica del gruppo di Davide De Candia e Damiano Angeletti è tale che questa crisi di rappresentanza sarà guarita con un forte protagonismo politico». Ora però sembrate molto distanti... «L’ho detto alla segretaria Raffaella Altamura, energia pulita e positiva di questa maggioranza: mettiamoci al lavoro insieme sulle cose che vi stanno a cuore. Prendiamo alcune battaglie forti e facciamole insieme. E come posso pensare ancora che persone come Mino Salvemini e Nino Sallustio, notoriamente a me vicinissime nei consigli, possano improvvisamente voltarmi le spalle? E’ fantapolitica. E io non intendo voltarle a loro». Li ha però esclusi dalla giunta. «Ho solo fatto un rimpasto perché dobbiamo governare senza scosse e arrivare al 2018. Nessun patto col Diavolo e nessun crimine commesso. Basta con questa discussione tutta interna alla classe politica. Lavoriamo sulle grandi trasformazioni urbane e sulle piccole opere che possono rendere la città più vivibile e bella. Qualità urbana, ambiente, mobilità sostenibile, inclusione sociale, innovazione. Qualcuno li ha visti i parcometri in città? Qualcuno sa che abbiamo comprato i mezzi per partire con il porta a porta e che stiamo per comprare nuovi autobus? Qualcuno sa che in zona Industriale abbiamo portato l’asfalto, la segnaletica stradale, la banda larga, il gas e stiamo lavorando ai primi progetti di internazionalizzazione? Qualcuno lo vede cosa è diventato il centro storico e Corso Umberto la sera? Un pullulare di persone che hanno ritrovato spazi di socialità e convivenza, locali ed eventi culturali. Qualcuno li vuole leggere i primi dati dello Iat, il punto di informazione turistica, sulla presenza di stranieri a Molfetta nell’ultimo anno? Qualcuno ha visto il protagonismo di Molfetta a Expo con i nostri produttori e i nostri armatori al centro delle esperienze di innovazione? Qualcuno è andato a vedere come sta cambiando il quartiere Madonna dei Martiri? O le piazze di ponente di via Giovene e via Roma, che sono un pullulare di bambini e famiglie? Potrei continuare. Dobbiamo fare di più e meglio, ma anche e soprattutto smettere di dividerci e lamentarci e stare sulle cose. Sui progetti e sulle cose. La nostra credibilità passa da qui».

Autore: Onofrio Bellifemine
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