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Ospedale, cronaca di una morte annunciata E ci beviamo le bugie di Michele Emiliano
15 dicembre 2016

Confermati i tagli all’ospedale di Molfetta che, come previsto, perde i reparti di Urologia (trasferito al San Paolo di Bari) e Cardiologia. E’ la conseguenza dell’approvazione del piano di riordino ospedaliero della Regione Puglia. Ma vediamo di riepilogare la vicenda e soprattutto di leggere fra le righe del piano per scoprire le bugie del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che emergono dalle contraddizioni della stessa delibera. Il piano di riordino del febbraio di quest’anno (già bocciato in commissione regionale sanità) prevedeva la realizzazione di 4 nuovi ospedali di I livello: Sud Salento, tra Maglie e Melpignano; Monopoli-Fasano, Andria e Nord Barese, tra Molfetta e Bisceglie. Poi c’era Taranto con un presidio di II livello. Alla fine della delibera l’ospedale del Nord Barese misteriosamente scompare, proprio quando si fa l’elenco delle priorità. Di qui nasce l’equivoco e sorgono i dubbi sulla strategia di Emiliano: l’ospedale non si deve costruire più perché non ci sono i soldi. Ecco perché oggi appaiono anche poco credibili le promesse dello stesso governatore al dr. Felice Spaccavento, che chiedeva di concentrare tutte le risorse, i reparti attualmente presenti a Molfetta, Terlizzi e Corato, in un’unica sede. In pratica, sembra che questa proposta di creare un ospedale di I livello si riveli, involontariamente, come una possibilità offerta su un piatto d’argento ad Emiliano, per demolire l’ospedale del nord barese. Mentre si raddoppia con 600 posti letto quello di Andria (un favore a Nino Marmo consigliere regionale di centrodestra di Andria?). In pratica l’ospedale del Nord Barese finisce ad Andria, mentre si rafforza quello di Bisceglie (altro favore elettorale al sindaco Spina?). E Molfetta che oggi, dopo le dimissioni del sindaco Paola Natalicchio (questo è uno dei rimproveri che le vengono mossi) non ha alcun rappresentante a livello istituzionale e soprattutto sui tavoli dove si decide, dopo il “contentino” dell’ospedale presunto di I livello (che in realtà, come vedremo, è solo un grosso ospedale di base), potrà sopravvivere fino alla realizzazione di quello di Andria, per essere poi chiuso definitivamente. Era questo che volevano i cittadini? Il nuovo piano ospedaliero depotenzia Molfetta e Corato, se si considera che il rapporto ottimale dei posti letto per abitante in Puglia è del 3,7 per mille, scende nel nostro territorio ad appena lo 0,8 per mille. Se si pensa che la media regionale è del 5 per mille, ben si capisce come la penalizzazione sia evidente. E non serve dire che vengono dati per 180mila persone altri 180 posti letto in più rispetto ai primi tagli, perché finiscono al Policlinico e all’ospedale di Altamura. Un piano da bocciare totalmente e che sta creando molte proteste e reazioni negative. “Ancora una volta – ha detto consigliere regionale Cosimo Borraccino, di Sinistra Italiana, presidente della Commissione consiliare affari generali e personale – il presidente/assessore alla Sanità, Michele Emiliano, proceda senza confrontarsi con nessuno, senza informare sindacati, associazioni, ordini professionali e comitati di lotta per la sanità pubblica, dato che sono passati oramai due mesi e mezzo dalla bocciatura della prima stesura del Piano in Commissione Sanità. Il piano ci pare abbastanza deludente, perché continua a prevedere la chiusura di 8 ospedali pubblici, lasciando immutata la ricca fetta di torta degli 800 milioni di euro della sanità privata, non intervenendo sulla mobilità passiva extra regionale che distoglie ben 250 milioni di euro dai fondi del nostro Sistema Sanitario”.Insomma, togliendo una serie di unità operative a Molfetta (urologia e cardiologia) e Corato (che perde ginecologia) diventa impossibile creare un ospedale di primo livello, al quale andrebbe aggiunta anche l’unità di rianimazione. Ecco la presa in giro. Sarebbe bastato semplicemente (ma la semplicità non è, evidentemente, una dote del presidente Emiliano) lasciare tutti i reparti che c’erano, aggiungendo la rianimazione e facendo di Molfetta l’unica sede possibile di questo I livello che in realtà, non si vuole realizzare. Anche perché con solo 3 specialità ospedaliere non si può parlare di I livello, ma solo di ospedale di base. Non ci si può fare prendere in giro in questo modo: con il trasferimento della ginecologia da Corato a Molfetta, il risultato sarebbe stato raggiunto senza spreco di soldi e senza tagli. Invece il gioco politico di Emiliano sta tutto nel dire che, dopo aver depotenziato il territorio, aderiva alla richiesta di Spaccavento: voi me lo chiedete e io vi accontento. Ma per quanto tempo e per chi? E poi, i 6 posti di rianimazione dove vanno presi? Devono essere sottratti ad altri? E così, fra gli applausi generali, Emiliano, potrà dire di aver accontentato le popolazioni di Molfetta, Terlizzi e Corato con la cosiddetta “carta di Ruvo”, ma ci avrà “regalato” solo un grosso ospedale di base, il cui destino è già segnato e non basta auspicare che servano almeno 10 anni per realizzare quello di Andria, che segnerà poi la morte del nosocomio di Molfetta. La verità è che non si vuole concedere nulla a Molfetta, pur sapendo che sarebbe questa la sede più sicura e più facilmente raggiungibile dai vari pazienti e soprattutto quelli locali, perché da Corato si potrà raggiungere facilmente Andria e da Terlizzi il San Paolo di Bari. Del resto tra il primo e il secondo piano, non c’è stata forse un’ulteriore riduzione di posti a Molfetta, da 76 a 70, oltre gli 80 previsti per Corato? E complessivamente siamo passati da 160 a 138 posti. Cosa nasconde questo ulteriore taglio? Il sospetto, che in politica è la regola, è che ci siano pressioni (Gero Grassi?) per realizzare l’ospedale di I livello nel posto più sbagliato (sia per collocazione geografica e stradale, sia per dimensione): Terlizzi. Ecco perché si è mobilitato il Comitato per la difesa dell’ospedale, fiancheggiato all’epoca dal sindaco Paola Natalicchio. Ecco perché, da questa analisi, emerge chiaramente che serve l’ospedale del Nord Barese tra Molfetta e Bisceglie, con sede Molfetta. E non per mero campanilismo, ma un criterio razionale e utile alla salute dei cittadini. Ma dovrebbero essere i molfettesi i più interessati a difendere a tutti i costi il proprio ospedale, perché i coratini hanno la vicina Andria come alternativa, mentre a noi resta solo il San Paolo o la stessa Andria, entrambi troppo decentrati. E non ci può accontentare di generiche promesse, come quella che non si muove nulla (leggi tagli) fino a quando non verrà individuata la sede di questo presunto ospedale di I livello che dovrebbe accorpare Molfetta, Terlizzi e Corato. Ma nessuno a Molfetta, per motivi politici vuole disturbare il manovratore. L’impressione è che Emiliano voglia strumentalizzare lo stesso Spaccavento ai propri progetti. Ma nessuno potrà avere titolo di utilizzare l’ospedale per la prossima campagna elettorale, né Annalisa Altomare che ha firmato l’ordine del giorno a favore di Emiliano per far cadere la Natalicchio, né il sen. Azzollini, che non ha difeso l’ospedale sui tavoli che contano, anche per capire che fine hanno fatto i soldi per la costruzione del nuovo ospedale. Né tantomeno il cosiddetto politico emergente, quel Saverio Tammacco voltagabbana che ha portato i voti del centrodestra ad Emiliano ed è ancora in attesa di un premio elettorale (una presidenza che non arriva). Tutti hanno scheletri negli armadi. Solo presentandoci compatti con un ordine del giorno del consiglio comunale, avremmo avuto voce in capitolo, ma ci si è divisi per interessi di bottega, buttando a mare l’ospedale. Di questo dovranno rendere conto i nostri politici nella prossima campagna elettorale. Non si può fare politica sulla pelle della gente. E’ proprio una strana città Molfetta: ci entusiasmiamo per San Nicola che vien dal mare, mentre non pensiamo all’ospedale che se ne va in collina.

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