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Nuovi dirigenti del Circolo Arci. Il documento programmatico
12 ottobre 2003

MOLFETTA – 12.10.2003 Eletti i nuovi dirigenti al termine del primo congresso del Circolo Arci “Il Cavallo di Troia”. I lavori sono cominciati con una relazione del Presidente uscente, Saverio de Robertis, sul primo anno di attività del circolo proseguendo con l'approvazione del bilancio, la presentazione dei candidati agli organismi dirigenti e di controllo dell'associazione e l'elezione degli stessi. Al termine delle operazioni elettorali si è determinato il seguente quadro dirigente: per il Consiglio Direttivo Gaetano Camporeale, Giacomo de Marco, Enrico Gadaleta, Saverio de Robertis, Irene Marzocca, Corrado Minervini, Dado Minervini; per il Collegio dei Garanti Stefano Ciannamea, Loredana Ciccolella, Alberto Trapani; per il Collegio dei Revisori dei Conti Mauro Losapio, Noemi Sallustio, Daria Salvemini. In seno al consiglio Direttivo verrà eletto il Presidente di Circolo. Gli organismi eletti dureranno in carica per tre anni, durante i quali daranno attuazione ad un ambizioso progetto di promozione sociale e culturale nella città. Durante le votazioni vi è stato uno spettacolo a cura del gruppo teratrale Il Torchietto. Il monologo, la Medea di Franca Rame, eseguito da Manuela de Gioia con la regia di Cosimo Boccassini, ha sedotto la platea che ha premiato l'artista con un lunghissimo applauso. Dal Sogno al Progetto Documento programmatico dell'Arci "Occorre restituire al Sud l'antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri" F. Cassano I - DAL DISINTERESSE ALLA CITTADINANZA ATTIVA L'effetto più perverso generato dalla società della globalizzazione e della massificazione è il torpore civile. Il disinteresse, il disincanto, la superficialità, l'ignavia. L'assuefazione, insomma, a quello che è e che non cambierà mai. Un sentimento di angosciante rassegnazione che estirpa i germogli più promettenti e consegna alle nuove generazioni una terra arida su cui schierarsi in riga sotto i tuoni dei cannoni e il frastuono degli elicotteri. Come in un eterno presente appare sempre più arduo immaginare il futuro, soprattutto se si parla di un futuro collettivo. Anzi, la categoria del collettivo appare sempre più inadeguata ai tempi: tutto vive in una dimensione fortemente individualizzata, ancorché non sostenuta dalle libertà promesse, tanto mistificate dalla rapace logica dominante. Mentre il terzo millennio sta partorendo i sentimenti di odio e distruzione incubati tra i progressi e le macerie del secolo breve, l'allontanamento della sfera della decisione dai cittadini diventa solo un momento del processo che trasforma le persone - in tutta la loro complessità individuale e sociale - in consumatori ad una dimensione. Insomma, l'effetto, programmato o meno, è quello di ridurre la cittadinanza attiva, soprattutto nelle periferie del mondo - che non si trovano solo fuori dell'occidente. Eppure qualcosa sta cambiando. L'economia e la finanza globale, ingrassate dall'incontestata autonomia dell'ultimo quindicennio, ossia nell'assenza di solide istituzioni politiche disciplinatrici, incontrano, forse per la prima volta nella storia, un'opinione pubblica globale capace di contrastarle. Le moltitudini rivendicano democrazia e partecipazione e nessuno più potrà non tenerne conto. L'Arci, da sempre impegnata nella lotta all'esclusione sociale, per la pace, le libertà ed i diritti civili, è stata con le sue specificità tra i fondatori del Movimento dei movimenti. Oggi Porto Alegre, il Forum Sociale Europeo e tutte le altre ipotesi di lavoro per la costruzione di un mondo migliore sono per noi opportunità concrete per cambiare il senso di una globalizzazione ingiusta e inaccettabile. A quello che abbiamo definito torpore civile rispondiamo con la cittadinanza attiva e consapevole, con la partecipazione, con la forza del ragionamento e dei nostri valori, con un'azione collettiva sempre meno rozza e più efficace. Rispondiamo costruendo relazioni tra le persone, opportunità di dialogo, spazi di resistenza, sia nella piccola che nella grande polis. II - DALLA CITTADINANZA ATTIVA AL CAVALLO DI TROIA E' così che è nato il Cavallo di Troia. Nel vuoto di una città stanca ed infingarda, dove le risorse e le ricchezze culturali e sociali non mancano ma dove nel contempo lamentarsi inutilmente è attività ancora troppo diffusa, ci sembrava il caso di scendere in piazza e accendere una musica nuova, che parlasse soprattutto ai giovani e che raccontasse la storia di una comunità che ritrova la sua dignità e ricomincia a pensarsi in positivo. Prendendo in prestito dalla leggenda gli eroi dell'Iliade e le loro gesta, abbiamo costruito il nostro carro a forma di cavallo, per farne uno straordinario contenitore di energie attive, speranze e progetti per il futuro, anatema per qualsiasi forma di letargo civile. Un anno intenso di attività e lavoro insieme ha fatto sì che il nostro cavallo di legno oggi possa guardare ad un orizzonte nuovo di aggregazione, ricerca e rinnovamento. Un orizzonte raggiunto dopo un percorso di analisi ed elaborazione che, in una prospettiva di interculturalità e scambio, ancora di più ci ha fatti innamorare della nostra terra con le sue immense ricchezze e di tutte le terre bagnate, idealmente, dallo stesso nostro mare. III - UN ORIZZONTE NUOVO La nostra comunità risente ormai anche a livello locale delle minacce massificanti imposte da dinamiche sociali che, attraverso i media e un sistema di simboli e valori imposti dall'alto, producono un modello che non riconosce i linguaggi e gli idiomi alternativi a beneficio di una cultura dominante che mercifica l'arte e ignora le risorse locali più autentiche. Sentiamo viva l'esigenza di restituire cittadinanza all'arte ed al dialogo in una città la cui amministrazione pare priva di interesse istituzionale per la cultura, tanto da gestire senza alcuna idea organica (e con la tragicomica assenza di un assessorato preposto) eventi estemporanei e slegati dal territorio. Siamo convinti che la via da percorrere per sfuggire a questa logica scellerata, che considera la contaminazione non addomesticata come una minaccia e che tende a indebolire radici e identità culturali impedendo che germoglino nuove esperienze e forme di espressione, sia quella del dialogo e della partecipazione in una comunità aperta, attiva e consapevole. Vogliamo essere strumento per la costruzione di spazi fisici e programmatici di aggregazione ed emancipazione sociale, vogliamo fare di Molfetta un crogiuolo di idee, cultura, arte e politica, vogliamo dar voce alle voci che con lingue ed espressioni diverse rivendicano il proprio diritto di essere e comunicare. Crediamo che a tal fine occorra saldare valori e principi ad un'idea di comunità associativa viva e dinamica: l'Arci dovrà essere un laboratorio attivo di pace e promozione sociale, attraverso iniziative che, pur nascendo all'interno dell'associazione, possano realizzarsi in osmosi con l'intero tessuto sociale. Riteniamo che l'incontro e lo scambio con altre realtà impegnate nella costruzione di un mondo migliore siano tappa indispensabile di un percorso, il nostro, che non si vuole arenare né nel localismo né nell'autoreferenzialità ma che, al contrario, lancia una sfida globale in uno spazio locale e vive nella necessaria tensione verso il dialogo, la partecipazione e la collettivizzazione delle esperienze. IV - IL PROGETTO Intendiamo essere comunità attraverso molteplici ambiti di intervento concorrendo alla definizione di una identità laica e dinamica che non sia discriminante bensì veicolo di dialogo e confronto interculturale e che sappia evolversi ed arricchirsi col contributo attivo di tutti, attraverso i seguenti percorsi: * Costruire un rapporto sostenibile tra uomo e Ambiente, geografico e culturale, difenderlo dalle aggressioni e dalle speculazioni, cercare e creare percorsi di sviluppo eco-compatibile, rendere il territorio scenario vivo e fruibile dalla comunità. * Riappropriarci di un pensiero meridiano che leghi la nostra Storia, le nostre vocazioni produttive, le nostre risorse, la nostra cultura ad un'idea di modernità non già in perenne corsa verso la civiltà del pensiero unico bensì in dialettica e democratica evoluzione, per fare della nostra terra un convivio di esperienze ed incontri. * Intrecciare pensieri, colori, suoni, odori, parole, corpi, storie di uomini e di popoli per tessere una coperta Arcobaleno capace di guarire la terra dal freddo della guerra. * Vivere una dimensione associativa in continuo fermento, realizzare uno Spazio accogliente e pienamente partecipato di scambio, formazione e ricreazione dove coltivare sogni e progetti in una sfida alta ed ambiziosa per fare di Molfetta un cantiere attivo di arte e di pace. Intendiamo organizzare le nostre attività dividendole in due categorie che chiameremo attività esterne ed attività interne. Le prime si rivolgeranno alla città nel senso più ampio del termine, offrendo opportunità culturali e spazi di aggregazione allargati. Le seconde saranno rivolte agli associati che contribuiranno al rafforzamento del nostro impegno civile. ATTIVITÀ ESTERNE In virtù delle esperienze maturate nel nostro primo anno di vita associativa, riteniamo più produttivo concentrarci in iniziative più articolate ma meno numerose. Proponiamo, quindi, di scaglionare tali attività, secondo un calendario stagionale che ci consenta una maggiore preparazione degli eventi con una minore dispersione di energie e risorse. Abbiamo individuato alcuni filoni di intervento quali la musica, il teatro, le arti figurative, le arti di strada e la letteratura. Tutto questo, naturalmente, si affiancherà all'impegno politico e sociale del Cavallo di Troia che assieme agli altri soggetti protagonisti della città si adopererà per una prospettiva di sempre più larga partecipazione e cittadinanza attiva, fondata sui valori progressisti e partigiani che ci caratterizzano. ATTIVITÀ INTERNE L'Arci propone una serie di servizi, opportunità ed attività riservati ai propri soci. Il maggiore ostacolo allo svolgimento nella nostra realtà di tali attività è stato la sede: poco accogliente e senza servizi igienici. Il primo passo da fare per la creazione di una comunità associativa fertile e dinamica è trasferirsi in un luogo vivibile, nel quale riversare la nostra operosità e fantasia in una molteplicità di micro-attività ludico-ricreative, formative e culturali. Intendiamo fare della nuova sede del Cavallo di Troia un laboratorio permanente di arte e confronto, curando con particolare attenzione l'aspetto ricreativo, dell'aggregazione e della socializzazione. E' per questo che riteniamo maturi i tempi per effettuare la somministrazione di bevande e alimenti, come volontariamente avevamo previsto nello statuto, preferendo poi attendere una maggiore esperienza e solidità prima di procedere nell'attivazione del servizio. Dai concerti a carbone ai cineforum, dai laboratori artistici o artigianali ai dibattiti, dai tornei ludici alle serate di musica e spettacolo crediamo fondamentale rendere vivace e colorata la vita associativa, da svolgersi in maniera più assidua e continuativa. LA CONQUISTA DELLO SPAZIO Il nostro è un disegno che non vuole limitarsi alla realizzazione di attività, interne o esterne che siano. L'Arci a Molfetta vuole essere pungolo propositivo per la società civile e per le istituzioni politiche, ché si facciano carico del bisogno di spazi e democrazia e rispondano attivamente all'aggressione di un modello culturale di cui già tanto abbiamo detto. Essere giovani nell'era della presentificazione è cosa sempre meno facile, a differenza delle facili risposte che mettono al centro della strategia contro il disagio giovanile la repressione, il proibizionismo, la negazione della scelta, l'imposizione della strada giusta da percorrere. Noi crediamo che le risposte siano tutte dentro ai ragazzi, ai loro sogni, alle loro speranze. Le idee che rimangono illusione non richiedono il soccorso della responsabilità. Diversamente un progetto che si fa realtà impone, ma da dentro, capacità e maturità. Ecco perché intendiamo coltivare apertamente l'idea di uno spazio sociale pubblico, attrezzato per la produzione e la fruizione della cultura e dell'arte. Ecco perché intendiamo far avanzare soprattutto tra le nuove generazioni, una battaglia per la conquista dello spazio. V - IL TRANELLO A MORFEO Tutto quello che abbiamo scritto su questo programma è frutto di un accordo con Morfeo. Egli ci fa dono del sogno, convinto che anche il Cavallo di Troia, stanco e deluso, finirà per addormentarsi. Noi, dal canto nostro, siamo consapevoli di sognare ad occhi aperti ma siamo altrettanto convinti di rimanere svegli, perché in movimento continuo. Un movimento mosso dal cuore e guidato dalla ragione, un movimento che ci porta dal sogno al progetto.
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