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Non solo anziani L’attività del centro polivalente di Via Fremantle
15 febbraio 2001

Quando nacque, il 1°dicembre 1989, il CAP (Centro anziani polivalente) gestito dal Comune destò reazioni contrastanti nell’animo della popolazione molfettese. Molti lo considerarono il solito contenitore parcheggio per anziani soli e demotivati, bisognosi di cure ed accompagnamento, mentre una buona fetta della cittadinanza, più attenta e lungimirante, seppe vedere in esso uno strumento che, opportunamente usato e valorizzato, avrebbe potuto dare una svolta alla gestione di un problema sociale, quello degli anziani appunto, che rappresenta un po’ il tallone d’Achille di molte amministrazioni. Oggi, a distanza di 11 anni, sembra che quel percorso iniziato allora in maniera quasi pionieristica e sperimentale, sulla base di un progetto presentato nel1986 dall’amministrazione De Cosmo alla luce della legge regionale n.49 che stabilisce e regola la normativa sugli anziani, sia a buon punto: molti i risultati raggiunti dopo tre differenti gestioni da parte di tre diverse cooperative sociali. La vecchia questione dell’assegnazione dell’appalto triennale che, a detta delle ditte escluse, non è mai scevra d’interferenze politiche e protettoriali e che sempre suscita malumori e polemiche ogni qual volta la commissione comunale preposta effettua la propria scelta, pone comunque l’accento e richiama la nostra attenzione su quelli che sono i criteri di valutazione da essa adottati. “La politica entra dappertutto, è vero, ma non in questo caso”, afferma la signora Gabriella Tamboia, responsabile e coordinatrice, che ci riceve negli uffici di Via Fremantle dove è ubicato il centro. “La nostra cooperativa, che ha sede legale a Bari-Palese in Via Priolo n.48 ed è presieduta dal Dott. Giuseppe Maiorano con la vice-presidenza della Sig.ra Marta Pantaleo, si occupa di anziani da anni e gestisce centri del genere anche molto più grossi a Bari, Mola ed uno di prossima apertura a Ruvo. Della nostra lunga esperienza e professionalità si è senz’altro tenuto conto nella sede e nel momento opportuni” Potrebbe dirci quanto costa mensilmente al Comune questo centro? “Mi dispiace, non sono autorizzata a fornire informazioni di questo genere che solo la sede legale può darle. Posso comunque dire che il Comune è molto presente e che esercita una seria funzione di controllo quotidiano sulla nostra attività”. In che modo viene esercitato tale controllo? “Con visite e contatti telefonici quasi giornalieri. Inoltre, nel nostro progetto sono previste delle riunioni quadrimestrali con un Organo tecnico specialistico E.M.D.(Equipe Multidisciplinare) finalizzate ad analizzare e supervisionare le attività previste. Queste riunioni si tengono alla presenza della direzione della cooperativa e dell’assessorato nelle persone del rag. Gaetano Caputi, caposettore alla socialità e alla cultura e della Sig.ra Antonella Capurso assistente sociale e referente per gli anziani”. La cooperativa Gea gestisce questo centro dal 1° luglio 1998. Cosa offrite agli iscritti? “Nel CAP (Centro anziani polivalente) possono avere accesso contemporaneamente 100 anziani in età pensionabile e che abbiano certificato da un punto di vista medico un buono stato di salute, l’esenzione da malattie infettive e l’autosufficienza fisica. A queste persone offriamo servizi socio-assistenziali (segretariato sociale e professionale), attività socio-ricreative e culturali (laboratori di cucina, decorazione, cucito e giochi da tavolo; dibattiti, incontri spirituali, animazione), attività integrative di vario genere (servizio mensa, trasporto e accompagnamento, lavanderia, barbiere, parrucchiere, podologo), consulenze mediche, legali ed amministrative”. Che cosa è il Sad? “Il Sad è un Servizio di assistenza domiciliare che offriamo alle persone non autosufficienti e che si esplica attraverso il governo della casa, la preparazione dei pasti, la pulizia e la cura della propria persona, prestazioni di tipo sociale. Tali servizi, che comprendono anche interventi di tipo infermieristico, vengono assicurati da 4 assistenti sociali e 15 assistenti domiciliari, tutti di Molfetta, in collaborazione con l’ASL Ba/2. Dodici, invece, sono le unità lavorative all’interno del Cap, tra autisti, ausiliari ed educatori”. Ad una delle due educatrici, signora Fanny Cilli (l’altra, la signora Susanna Amato, è assente), chiediamo com’è il suo rapporto con gli anziani. Risponde, entusiasta e sorridente, che per lei è un arricchimento continuo. Ha lavorato con i ragazzi del penale per molto tempo, ha conosciuto storie dure di vita ed emarginazione ed oggi le sembra quasi rigenerante il contatto continuo con coloro che rappresentano la nostra memoria storica, uomini e donne fragili e forti allo stesso tempo, vite vissute con sacrificio e spese forse più per gli altri che per se stessi. Siamo incuriositi da un dato che leggiamo tra le carte: su 100 iscritti solo 8 sono di sesso maschile”. “E’ vero - riprende la signora Tamboia - ma non è così a Bari, forse anche per ragioni di tipo culturale. Qui gli anziani di sesso maschile preferiscono starsene tra loro, magari nei luoghi di ritrovo classici come il bar, il vecchio dopo-lavoro o il porto dove si sentono più liberi ed anche più sicuri, quasi fossero su territori che appartengono loro storicamente. Le donne, invece sono più coinvolte e reagiscono positivamente a tutte le iniziative; socializzano molto tra loro e con altre fasce sociali come gli alunni in genere ai quali amano raccontare momenti importanti della propria vita, riscoprendo e valorizzando così il loro ruolo propositivo e di riferimento. Fanno anche attività motoria, redigono il Giornalino dell’Anziano e cantano nel coro amatoriale “Anziani per caso” che si esibisce anche all’esterno e di cui si occupa attivamente una delle nostre iscritte, la signora Italia Arace”. Osservando affisse alle pareti le foto degli anziani nei loro momenti di allegria e divertimento (veglioni, compleanni, sagre, serate in pizzeria e pomeriggi all’aperto), guardando i sorrisi dietro i quali si nascondono storie infinite d’incomprensione, disagio e tristezze familiari, immaginando il senso d’isolamento e solitudine di un’età a cui spesso si giunge ormai privi di tutto quanto rende vincenti nelle società odierne (bellezza, efficienza fisica e mentale, capacità di produzione economica), ci pare di cogliere lo spirito che anima questo centro e aggrega tante persone apparentemente diverse l’una dall’altra: la voglia di confrontarsi, di non chiudere in anticipo la propria esistenza, il desiderio di recuperare emozioni e sentimenti perduti o forse mai provati, l’orgoglio di appartenere ad una generazione segnata soprattutto da guerre e rinunce di ogni genere, la consapevolezza, finalmente condivisa, della propria identità umana e storica. Nell’uscire chiediamo a due giovani ragazze che fanno qui il tirocinio da assistenti sociali perché hanno scelto di svolgere questo lavoro. Mi rispondono, candide ed un po’ impacciate, che sono state spinte dalla voglia di aiutare “gli altri”. Gli altri, in questo caso, sono i vecchi, che preferiamo, per paura delle parole, chiamare anziani, gli stessi che vivono spesso con noi nelle nostre case e che trattiamo, non di rado, con sufficienza e fastidio, irritati dalle loro richieste e dai loro silenzi, indispettiti quasi da quel lento cambiare che li vede diventare sempre più figli e meno genitori. Spesso siamo proprio noi familiari a voler fare a meno di loro e a creare, con i nostri comportamenti superficiali ed ambigui, quel profondo senso di disagio e sofferenza che li rende ostili ed infantili e li allontana sempre più, fino a portarli in un mondo dal quale ci sentiamo esclusi. Eppure, se da un punto di vista privato e personale, tendiamo a trascurare o addirittura a rimuovere i problemi della terza età, bisogna riconoscere che, a livello pubblico e sociale, molte sono le agenzie e le istituzioni che se ne fanno carico. Dappertutto, infatti, è un continuo fiorire di centri ricreativi e di aggregazione, che sembrano voler offrire il meglio in un mercato anche di tipo economico tanto da far sospettare che persino in questo settore, come in tanti altri, ci siano da salvare e tutelare precisi e concreti interessi. A noi cittadini non resta che vigilare in maniera attenta ed obiettiva, affinché trasparenza, serietà e qualificazione dei servizi offerti vengano salvaguardate il più possibile. Beatrice De Gennaro Intervista al Capo settore socialità, Gaetano Caputi “Controlliamo la gestione e personalizzeremo il servizio” Abbiamo incontrato il rag. Gaetano Caputi, capo settore alla Socialità e alla Cultura al Comune di Molfetta per conoscere gli aspetti tecnico-economici del progetto anziani. Rag. Caputi, com’è nato il Centro Polivalente per Anziani di Via Fremantle? “Nel 1986, sotto l’amministrazione De Cosmo, presentammo alla Regione, ai sensi della Legge 49, un progetto triennale relativo all’apertura ed all’attivazione di un centro polivalente per anziani che offrisse anche servizio di trasporto e mensa”. Qual era il costo complessivo di tale progetto? “Il costo complessivo era di 300 milioni, ma la Regione lo finanziò solo in parte con un contributo annuo di 55 milioni. Il Comune integrò la somma restante affinché il progetto non venisse ridotto e fosse approvato in toto”. Quando fu aperto il centro e a chi fu affidata la prima gestione? “Il centro fu attivato il 1° dicembre 1989 in Via Felice Cavallotti n. 29, nei locali dell’ex Ufficio del Lavoro dove è rimasto fino all’aprile del 1998. La prima gestione, tramite trattativa privata, fu affidata alla cooperativa “Prospettive” presieduta dal prof. Giovanni Sciancalepore”. Anche la seconda gestione avvenne tramite trattativa privata? “No. Dopo tre anni venne bandita una gara d’appalto tra cooperative sociali e la gestione, dal 1994 al 1998, passò alla Consop, un consorzio di cooperative di Bisceglie. Così come la legge regionale prevedeva, in seguito l’offerta dei servizi fu ampliata e vennero aggiunte anche prestazioni domiciliari e sanitarie in collaborazione con la ASL. Si sviluppò, quindi, un sistema di appalto concorsi in base al quale le ditte dovevano presentare un progetto globale e definire quali erano i servizi che intendevano attivare”. Qual era l’organo che aveva il compito di effettuare la scelta ed in base a quali criteri? “L’Amministrazione nominava un’apposita commissione che valutava l’esperienza, il progetto e l’offerta economica”. Secondo lei, quanto ha inciso ed incide tuttora la politica in questa scelta? “Posso dire, con tutta onestà, che qui la politica entra poco. Forse, nell’assegnazione della prima gestione, si tenne presente che le due cooperative molfettesi “Prospettive” e “Progresso” (alla seconda fu affidato il centro per disabili che si trova sempre in Via Fremantle), chiamate anche di produzione lavoro, avrebbero dato impiego ed occupazione a molti giovani molfettesi”. C’è stato chi ha giocato al ribasso? “Penso proprio di no, perché erano e sono tuttora cooperative serie e di un certo livello. Tenga presente, inoltre, che con il 95% dell’importo a base d’asta, esse devono pagare il personale e garantire il rispetto del contratto nazionale di categoria”. Come vengono erogati i fondi stanziati per il progetto Anziani? “Se vuole sapere l’ammontare della somma erogata posso dirle che il Cap ed il Sad costano al Comune un miliardo e 50 milioni l’anno”. Qual è la quota che spetta agli iscritti? “La quota unitaria del Cap è di 20mila lire che vengono versati direttamente al Comune. Coloro che invece si avvalgono del Sad contribuiscono in base al reddito. Si parte da una fascia di esenzione per chi è privo di reddito e si arriva ad una massima dell’80 per cento”. A cosa si riferisce quell’80%? “L’80% del costo di un solo operatore domiciliare”. Ritenete che gli utenti siano soddisfatti dei servizi offerti dalla cooperativa Gea? “Possiamo senz’altro affermare di sì, in base ai periodici controlli che effettuiamo tra gli stessi. Ci proponiamo, comunque, di migliorarli e personalizzarli sempre di più, se non verranno fatti tagli sulle spese da parte dell’Amministrazione comunale”. B. D. G.
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