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Morti sulle strade non incidenti
15 settembre 2008

Ci sono ancora i segni dell'incidente – queste le parole di Matteo, che sta guidando verso la vicina Bisceglie – i vetri, quel muretto sporco e la chiazza di polvere bianca, a tentare di coprire la sensazione di morte. Tra i passeggeri della vettura, tutti tra i 17 e i 19 anni, cala un'atmosfera fredda, lapidaria. Giuseppe rompe il silenzio. “Secondo me l'incidente è stato causato dalla mancanza, in quel punto, della segnaletica orizzontale e quella verticale, per giunta, è coperta dagli alberi”. Non tutti sono d'accordo. Nulla giustifica, in qualsiasi caso, la velocità a cui l'auto viaggiava, principale motivo dell'incidente. C'è da chiedersi, a questo punto, quali fossero le condizioni psico-fisiche dell'autista che non sono state ancora rese note. “Quel tipo era un po' spericolato. L'anno scorso aveva già rischiato di morire in un altro scontro e ne era uscito illeso, per miracolo, ma questo non gli è bastato. Non si è spaventato abbastanza”. La notte del 27 agosto due possono essere state le cause, la guida in stato d'ebbrezza e/o l'eccessiva sicurezza di sé che l'ha portato a spingere troppo l'acceleratore. Una parte dell'opinione pubblica, comunque, ritiene che l'eccessiva velocità possa essere stata semplicemente frutto della spavaldegli adulti. “Se non si vivesse di notte e si anticipassero le attività serali, ad esempio l'apertura delle discoteche – dice Franca – le strade sarebbero meno pericolose”. Ad un'analisi superficiale gli ultimi incidenti sono avvenuti di notte. Questo è riconducibile al fatto che a giornata inoltrata la stanchezza s'accumula. Tuttavia, ponendo la problematica ad altri intervistati, non tutti sono della stessa opinione. “Manca un'educazione stradale – dice Matilde – perché se è pur vero che a scuola guida insegnano le norme stradali ciò che manca nella testa delle persone è la volontà di rispettarle”. Generalizzare in un principio di fobia del buio, che porta a insensati coprifuoco, è ridicolo. Ogni volta si accende una candela ma quando finisce la cera non resta che un 'inutile', infruttuoso, ricordo. Nove vite in un anno, che non si è ancora concluso, sono troppe. E persino le parole spese a riguardo sono eccessive, se non supportate da una crescita, dell'individuo e della collettività. Anche per una città come Molfetta. “Non venire a ballare in Puglia quando la notte è buia”. Serenella d'Ingeo Serena Minervini Sergio Spezzacatena ria che caratterizza i ragazzi. E' assurdo pensare che se la strada sia libera si sia autorizzati a raggiungere il massimo della velocità possibile. “Quello che si vede in giro è gente che fa curve assurde, per il solo gusto di vantarsi – ci racconta Sonia, stizzita – poi, in quella probabilità su mille che sbuchi un'auto magari anch'essa a forte andatura, in una strada apparentemente deserta, c'è l'incidente”. Una cosa molto simile: mancata precedenza e velocità esagerata, è quello che è successo il 31 luglio scorso, a Molfetta. In quell'occasione a perdere la vita fu un giovane di 17 anni. Tanti sono stati i funerali, ad iniziare da quello del militare morto tornando a casa, a gennaio, per finire, si spera, con l'ultimo di agosto. Malgrado i buoni propositi e le lacrime versate, e quando morì quel minorenne le lacrime furono tante, a nulla sono serviti. Ad interrogarsi sulla questione non sono solo i giovani che ogni weekend fanno la spola da una città all'altra ma anchespavaldegli adulti. “Se non si vivesse di notte e si anticipassero le attività serali, ad esempio l'apertura delle discoteche – dice Franca – le strade sarebbero meno pericolose”. Ad un'analisi superficiale gli ultimi incidenti sono avvenuti di notte. Questo è riconducibile al fatto che a giornata inoltrata la stanchezza s'accumula. Tuttavia, ponendo la problematica ad altri intervistati, non tutti sono della stessa opinione. “Manca un'educazione stradale – dice Matilde – perché se è pur vero che a scuola guida insegnano le norme stradali ciò che manca nella testa delle persone è la volontà di rispettarle”. Generalizzare in un principio di fobia del buio, che porta a insensati coprifuoco, è ridicolo. Ogni volta si accende una candela ma quando finisce la cera non resta che un 'inutile', infruttuoso, ricordo. Nove vite in un anno, che non si è ancora concluso, sono troppe. E persino le parole spese a riguardo sono eccessive, se non supportate da una crescita, dell'individuo e della collettività. Anche per una città come Molfetta. “Non venire a ballare in Puglia quando la notte è buia”.
Autore: Serenella d'Ingeo
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