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Molfetta, Truck Center bis: il Pm Giuseppe Maralfa chiede 3 anni e 4 mesi per 7 dirigenti Eni Processo con rito abbreviato. Requisitoria di oltre 3 ore. Il 29 novembre le arringhe difensive e forse la sentenza, mentre il 13 gennaio 2012 l'udienza preliminare per gli altri 12 indagati
08 novembre 2011

MOLFETTA - Si è aperto oggi, 8 novembre, il processo con rito abbreviato (si sono costituiti parte civile due familiari delle vittime e anche il Comune di Molfetta e la Regione Puglia), davanti al nuovo Gup Maria Grazia Caserta (subentrata alla dott.ssa Margherita Grippo astenutasi) nei confronti di sette alti dirigenti ENI  (Giorgio Maria Artibani, Antonio Cifarelli,  Bernardo Casa, Gaetano De Santis, Fiorella Iobbi, Ansolini Marco Pinzuti, Alessandro Rosatelli) e della società Eni S.p.A.quale responsabile civile per i noti fatti delittuosi avvenuti in Molfetta il 3 marzo 2008 e che portarono al decesso presso l'autolavaggio Tuck Center di Molfetta di 5 persone: Guglielmo Mangano, di 44 anni, e, nel tentativo di salvarlo, i colleghi Michele Tasca, di 19, Luigi Farinola, di 37, l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore (dipendente di una società di trasporti che lì custodiva i mezzi), di 24, e Vincenzo Altomare, di 64 anni, amministratore della stessa Truck Center. Unico superstite, ferito, fu Cosimo Ventrella

Nel precedente processo, il 26 ottobre 2009 furono inflitti 4 anni di reclusione ad Alessandro Buonopane. La Procura della Repubblica di Trani, nell’agosto scorso, aveva chiesto 15 rinvii a giudizio per altrettanti indagati facenti capo a varo titolo alle società Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia; di quest'ultima società è stato chiesto anche il rinvio a giudizio per illecito amministrativo dipendente da reato., Mario Castaldo, della Fs Logistica e Pasquale Campanile, dirigente della società La 5 Bio Trans.

Il processo di oggi si è aperto con un j’accuse molto forte del P.M. dott. Giuseppe Maralfa (foto) che ha condotto le indagini, che si prodigato in una requisitoria durata ben oltre le tre ore, senza interruzioni, nel corso della quale, il dott. Maralfa ha ricostruito minuziosamente tutta la vicenda che poi ebbe tragico epilogo nei cinque decessi, e le pesanti responsabilità in capo agli odierni imputati.

 Il punto focale della requisitoria verteva sulle complesse e articolate indagini esperite dalla Procura della Repubblica con l’ausilio dei propri tecnici incaricati, sia in relazione all’Impianto Eni di Taranto, sia in relazione alle complesse comunicazioni di posta elettronica a vario titolo interscambiate tra gli odierni imputati ed altri soggetti di cui alcuni risultano essere indagati (ci riferiamo ai responsabili della Società Nuova Solmine), per i quali ultimi il GUP deciderà se procedere a rinvio a giudizio.

Sono emerse delle circostanze dalle quali si evince documentalmente – secondo quanto affermato in maniera decisa dal PM – che “Eni S.p.A. era a conoscenza sin dal dicembre 2006, che la raffineria Eni di Taranto produceva e vendeva alla nuova Solmine S.p.A. zolfo liquido con una percentuale molto elevata di acido solfidrico al suo interno. Eni S.p.A. era perfettamente a conoscenza della buona pratica industriale in forza della quale la percentuale di acido solfidrico nello zolfo liquido non avrebbe dovuto superare le 10 parti per milione, quantità già potenzialmente letale per chi ne fosse venuto a contatto in un ambiente confinato quali erano le cisterne che vengono usate per il trasporto dello zolfo liquido dalla Eni S.p.A. di Taranto, alla Nuova Solmine di Scarlino.
 
E’ emerso altresì dalle attività di indagine espletate dal Sostituto Procuratore della Repubblica che l’impianto di degrassaggio allocato presso gli stabilimenti di Taranto (che doveva servire ad abbattere la concentrazione di acido solfidrico nello zolfo liquido), era “fuori fase”, ovvero non funzionante. In buona sostanza, Eni SpA, secondo le parole del PM, era perfettamente a conoscenza, da ben oltre un anno prima dal tragico evento delittuoso, che lo zolfo liquido che produceva e metteva in commercio, conteneva acido solfidrico almeno 10 volte superiore alla quantità (già di per sé potenzialmente letale) di 10 parti per milione di acido solfidrico. Pur in presenza di tali conoscenze, secondo quanto perentoriamente affermato dal PM, Eni, e chi per essa, non aveva provveduto a redigere una scheda di sicurezza (per il trasporto del prodotto), conforme a rischi del prodotto stesso.
 
Tali “colpose” condotte, consistite nelle omesse comunicazioni e informazioni, hanno determinato quel concorso causale che ha portato poi al compimento della tragica vicenda.
Pensanti le condanne chieste dal PM, estrinsecate nella richiesta di anni 5 di reclusione per ciascuno degli imputati (ridotti in forza del rito abbreviato, ad anni 3 e mesi 4, nonché alla condanna di sanzioni amministrative per poco meno di un milione di euro a carico dell’ENI).
Le parti Civili, hanno depositato le loro conclusioni scritte e il processo è stato aggiornato all’udienza del 29 novembre 2011, ore 9, nel corso della quale si darà la parola ai difensori degli imputati e non è escluso che ci sia anche la sentenza del rito abbreviato.
Il 13 gennaio 2012, invece, ci sarà l'udienza preliminare per gli altri 12 indagati.
 
© Riproduzione riservata
 

 

Autore: Nicola Squeo
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