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Molfetta, Rotaract e Ant: l'eubiosia come alternativa alla eutanasia
19 aprile 2011

MOLFETTA - Tema alquanto caldo quello al centro dell’incontro del Rotaract di Molfetta (Distretto 2120 – Puglia e Basilicata) e dalla sezione molfettese dell’Ant. “Eubiosia ed Eutanasia: il gioco della vita o la vita in gioco?” è un argomento non nuovo perché è stato sviscerato nei simposi televisivi e non, in politica e nelle varie comunità: infatti questo è un argomento che ci tocca nella totalità della nostra persona, dal punto di vista spirituale, etico, morale, scientifico e fisico.

Ad aprire la discussione è Rosa Triggiani, delegata regionale dell’Ant (Nella foto, da sinistra: Tommaso Berardi, Triggiani, Caldarola presidente Rotaract, Facchini presidente Rotary, Bellino, Petronelli) che subito precisa la posizione alternativa del termine eutanasia rispetto ad eubiosia, che consiste nella buona qualità di vita dal primo respiro vitale, quello di un pargolo, fino all’ultimo respiro, forse quello di un uomo affetto da cancro. Ed è specialmente verso questi ultimi che si muove la missione di assistenza della Onlus, che li affianca presso i propri domicili con medici e psicologi. Insieme ai pazienti, anche i familiari sono aiutati nel loro cammino non facile. “La prevenzione è vita” ha tenuto a precisare la referente “dobbiamo volerci più bene: il prossimo siamo noi”: da un anno la Onlus ha messo a disposizione un bus ambulatorio che rende possibile visite gratuite di prevenzione che ha visto nei scorsi giorni la sua tappa presso la scuola media Poli.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” recita l’articolo 32 della Costituzione Italiana. A ricordarlo è il prof. Tommaso Berardi, medico oncologo, past governatore del Distretto 2120 del Rotary, il quale esalta il ruolo della prevenzione e della assistenza domiciliare figli di una nuova “cultura della qualità di vita” che con la diagnostica sempre più sofisticata e le terapie più innovative hanno fatto dell’emergenza mondiale del cancro, dove non suscettibile di guarigione, una malattia cronica nel pieno rispetto della dignità umana, dove “non si cura” ma ci si “prende cura” della persona. Ne consegue un sostegno non più per l’eutanasia, ovvero una morte dignitosa, ma in nome della eubiosia, una vita piena. Berardi affida ai giovani una missione: investire con le proprie energie nella ricerca, che già da oggi ha dato risultati vitali coi vaccini, dove l’Italia è il primo Paese europeo che ha fornito gratuitamente quello contro il papilloma virus, con le cellule staminali prelevate dal sangue del cordone ombelicale e con la rivoluzione genomica che ha permesso di individuare i loci predisponenti al cancro e di modificarli.
Prima la persona e poi la malattia” prende parola la dott.ssa psicologa Rosalia Petronelli che in una visione olistica coinvolge l’accompagnamento dei familiari in questo percorso. L’ascolto empatico, comprendere le emozioni dell’interlocutore, è importantissimo per il parente come per il paziente stesso “atteggiamenti opportuni devono condurre l’interessato dalla fase di shock a quella di accettazione, aspettando i tempi di ognuno senza forzature, lasciando la speranza senza illudere”.
Ultimo intervento dell’incontro è quello del prof. Francesco Bellino, emerito fondatore della bioetica in Italia. Nella sua argomentazione viene citato il pensiero di Epicuro con una deduzione ponderata “il problema dell’eutanasia è un falso problema perché nessuno conosce la morte!”. Il professore pone attenzione proprio sulle paure che la notizia di una imminente dipartita scatenano nel paziente, come nei congiunti. Sono proprio queste angosce del dolore e il timore di rimanere soli che tolgono la dignità al paziente, che pertanto vince questo dolore con l’assistenza 24 ore su 24, la stessa offerta dall’Ant, “la più grande struttura assistenziale italiana” ci tiene a precisare il Direttore del Dipartimento di Bioetica dell’Università di Bari «L’eutanasia sul piano etico non può mai essere giustificata. L’uomo deve affrontare anche la morte e non averne tanta paura da anticiparla. La morte è un tema che ha interessato gli uomini di ogni epoca. Questa deve essere medicalizzata ma ad un certo punto si deve lasciare spazio al conforto, al “tenersi assieme”, dove lo spazio umano e la sua ricchezza non danno solo una definizione asettica di morte».
Il relatore inoltre muove una critica nei confronti della società ritenuta ipocrita, che non educa i bambini alla vita fino alla morte, ma che li tiene lontani da situazioni importanti come quella ospedaliera e luttuosa. Bisogna attuare un processo di naturalizzazione della morte in modo da poterla vivere meglio accettando il malato e non lasciando il vuoto attorno a lui. Ultima citazione quella di Shakespeare “Ci sono più cose in cielo ed in terra che non nella tua filosofia” evocata dal Bellino per concludere questo proficuo meeting stabilendo che “della vita sappiamo se è buona o meno, della morte NO. Nel dubbio scelgo la vita”.
 
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Autore: Saverio Tavella
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