Molfetta Racconta, serata emozionante in Piazza Mazzini con Anmig ed Eredi della storia
MOLFETTA – E’ stata una serata emozionante e di grande partecipazione: Piazza Mazzini, ancora una volta, è tornata ad essere il salotto della cultura molfettese.
La serata si è aperta davanti alla sede ANMIG con la visione di alcune foto della Molfetta del passato, introdotte dal Cav. Sergio Ragno, Presidente degli Eredi della Storia. Una Molfetta fatta di strade, storie e personaggi, e proprio di alcuni di questi personaggi che sono parte della storia della nostra città si è parlato.
Corrado Cifarelli, Vice Presidente del Covo degli Artisti e già Consulente Storico degli Eredi della Storia, ha parlato della figura tormentata di quello che è stato il più grande scultore molfettese: Filippo Cifariello. Ha aperto con una scomoda verità, e cioè che Molfetta è una città ingrata. Il 5 aprile è stato il 90° anniversario dalla morte di Filippo Cifariello, ma nessuno ne ha parlato. Un grande artista che ha portato la sua arte e il nome di Molfetta nelle più importanti esposizioni europee, artista pluripremiato e decorato, ma anche un artista maledetto e tormentato, che trovò pace ad una vita costellata di tragedie personali solo con il suicidio. Una tragedia nella tragedia.
Di lui restano immortali le sue opere in molte città d'Italia e d'Europa. A Molfetta la più importante e la più conosciuta è la statua di Giuseppe Mazzini che, da quasi 120 anni, domina Corso Dante.
Si è parlato poi dei martiri molfettesi della Seconda Guerra Mondiale, soffermandosi sulla storia del cugino di Corrado Cifarelli, il piccolo martire Francesco Cifarelli, un bambino di 11 anni morto in tragiche circostanze, ucciso in località Secca dei Pali da un soldato inglese il 24 aprile 1944. Una tragedia ingiustificata e assurda che ci porta, oggi come non mai, a un parallelismo storico con ciò che sta accadendo nelle guerre nel mondo, dove a pagare sono sempre gli indifesi e i più deboli.
E a proposito di deboli e di violenze, si è parlato del Sacco di Molfetta, l'evento più tragico della nostra storia cittadina. Tra tre anni saranno trascorsi 500 anni da quel tragico 18-20 luglio 1529, quando a morire trucidati furono circa 1.000 molfettesi su 4.000 dell'allora popolazione, per mano delle truppe francesi e veneziane. In quella occasione nacque la storia di Rosa Picca, la donna coraggio molfettese, simbolo di tutte le violenze, che preferì morire suicida anziché concedersi a un soldato francese.
Per alcuni è solo una leggenda. Ma che Rosa Picca sia esistita o meno, poco importa. La sua storia è comunque avvenuta. Se non con lei come protagonista, con il nome di un'altra donna, in un'altra città, in un'altra epoca. Perché quella del 1529 è una storia antica come il mondo, già accaduta prima e, purtroppo, non ultima.
Rosa Picca non è una sola donna. Rosa Picca sono tante donne. È il simbolo di ogni violenza, di ogni sopruso. È un angelo che quel giorno, per non farsi oltraggiare, scelse di lanciarsi dal terrazzo di casa sua. Un angelo che, per salvarsi, quel giorno non spiegò le ali, ma volò lo stesso verso l'eternità.
Quella della violenza sulle donne è una piaga sociale che brucia ancora oggi e che non sembra rimarginarsi, una ferita aperta che ci ricorda che essere donna non è mai stato facile, come recita una canzone del compianto Maestro Gennaro Ciccolella, "Rosina la marnare", dedicata proprio a Rosa Picca.
Scorrendo tra le foto di Molfetta, il pubblico si è imbattuto nelle immagini dello storico Bar Italia che, un tempo, nei locali attualmente occupati dal ristorante Mezzopieno, era molto più di un bar: era il salotto della città, il luogo dove i molfettesi si ritrovavano per raccontarsi, per passare il tempo insieme, un vero crocevia di storie e di personaggi.
Proprio sulla storia dello storico titolare del Bar Italia, Domenico Mezzina, bisnonno di Corrado Cifarelli, lo stesso Cifarelli si è soffermato. Domenico Mezzina è stato un partigiano molfettese con il nome di battaglia "Figaro" che, reduce dalla tragica Campagna di Russia e di ritorno verso la caserma di appartenenza in Piemonte, decise di arruolarsi con i partigiani della Divisione Garibaldi Garemi nell'astigiano, contribuendo attivamente alla Liberazione dal nazifascismo. Il suo impegno fu riconosciuto con diploma di partigiano combattente a firma del Generale Dwight D. Eisenhower, portando così un contributo molfettese nella Storia della Liberazione d'Italia.
Cifarelli, che ha conosciuto personalmente il bisnonno, ha mostrato delle foto storiche che ritraggono il bisnonno con altri partigiani nell'astigiano e una foto storica mentre sfilava da partigiano ad Asti il giorno della Liberazione. In quel giorno di festa, in mezzo a quella folla esultante, a centinaia di chilometri da casa, è come se in quel corteo ci fosse stata anche Molfetta. Un pezzo della nostra città che, lassù in Piemonte, aveva combattuto e aveva vinto contro il nazifascismo.
Dopodiché il folto gruppo si è diretto nel centro storico per la visita al polo museale di Palazzo Turtur, intitolato al Cav. Onofrio Bufo. Un percorso che è una vera e propria linea del tempo, che racconta la nostra storia dal Regno delle Due Sicilie fino alla Seconda Guerra Mondiale, con la ricostruzione di un rifugio antiaereo e un'ala interamente dedicata alla radio e alla televisione, con apparecchi dagli anni '30, molti dei quali ancora perfettamente funzionanti. Tra questi, la ricostruzione della radio "Caterina", la radio costruita clandestinamente dai nostri prigionieri italiani nel campo di concentramento nazista di Sandbostel, e un radio trasmettitore originale di Radio Bari, la prima radio libera d'Europa e voce della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale.
La serata si è conclusa con una considerazione: Molfetta a volte tende a dimenticare il proprio valore e le proprie eccellenze e forse ha bisogno, ogni tanto, di queste serate - che dovrebbero avvenire più spesso - che sono vere e proprie pillole di memoria, indispensabili per mantenere vivo il ricordo e la storia. Noi non siamo qui in veste di storici o di filosofi, ma solo di cittadini orgogliosi delle proprie radici e consapevoli che ciò che non ha radici è destinato a svanire alla prima ondata di vento.
La sede ANMIG di Molfetta in Piazza Mazzini e il museo di Palazzo Turtur degli Eredi della Storia sono sempre visitabili tutte le sere e, su appuntamento concordato telefonicamente, anche in altri orari. Le visite sono totalmente gratuite.
Grazie a tutti coloro i quali hanno animato questa serata di cultura all'insegna della nostra città.
Eredi della Storia / ANMIG Molfetta