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Molfetta, messa per il decennale di Mons. vescovo Luigi Martella
15 marzo 2011

MOLFETTA - «Da buon pastore, il Signore ti conduca ai pascoli della grazia e della bontà e ti riempia ogni giorno dello spirito del suo amore e della sua pace». Nelle parole di Mons. Tommaso Tridente, vicario generale, l’augurio della comunità ecclesiastica della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi a Mons. vescovo Luigi Martella, in occasione del suo decennale di vescovado.

«Rivivo ancora sorpreso, a distanza di dieci, anni l’emozionante momento dell’ordinazione episcopale», ha esordito mons. Martella nell’omelia, commosso nel vedere la comunità diocesana raccolta nella silenziosa Cattedrale di Molfetta. Presenti anche le autorità politiche, le Forze di Polizia, Casa Betania e Mons. Nicola Girasoli, nunzio apostolico in Zambia.
Come nel 10 marzo 2001, quando fu ordinato vescovo nella Basilica Cattedrale di Otranto da Mons. Francesco Cacucci arcivescovo di Bari-Bitonto, grande e indescrivibile è l’emozione per Mons. Martella: «un pomeriggio luminoso, soffuso di silenzio, quasi incantato, interrotto unicamente dalle campane che suonavano a festa, un senso di confusione attraversava il mio animo, un interrogativo percorreva la mia mente e ogni spiegazione possibile aveva un unico approdo, l’imperscrutabile disegno divino».
«Dio mi ha così vestito in modo dirompete». Mons. Martella ha ricordato i vari momenti della celebrazione di consacrazione, «contrassegnati da segni carichi di significato e di rimandi al ministero episcopale»: le parole della preghiera di ordinazione, la prostrazione per terra, l’evangelario aperto sul capo.
Significativi in questi dieci anni la visita pastorale diocesana dal 3 dicembre 2006 al 28 giugno 2008 e l’editto per la beatificazione e canonizzazione di Mons. vescovo Antonio Bello, emanato proprio da Mons. Martella il 20 aprile 2008. «Qui ho trovato una storia ricca di cultura, di arte, di fede, di tradizione di fervida vita cristiana - ha continuato - fondata sull’opera episcopale dei vescovi Mons. Achille Salvucci, Mons. Aldo Garzia, Mons. Antonio Bello, Mons. Donato Negro».
Parlare, mostrare, guidare, precedere, servire, amare, la chiamata al vescovado della diocesi: «il pascere comprende i tria munera, docendi, santificandi, gubernandi il popolo di Dio - ha spiegato Mons. Martella - che devono essere esercitati con i tratti caratteristi del buon pastore, carità, conoscenza del gregge, azione misericordiosa verso i poveri, i pellegrini, gli indigenti, ricerca delle pecorelle smarrite».
Sul servizio d’amore il vescovo deve impostare la sua attività pastorale, ha evidenziato Mons. Martella, ricordando le parole dei papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, perché «il vescovo è chiamato a servire la chiesa con lo stile del Dio fatto uomo, diventando servo del Signore e dell’umanità». Dunque, guardare al futuro, «gettare la rete del Vangelo nel mare agitato di questo tempo per ottenere l’adesione degli uomini a Cristo»
 
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In occasione del decennale del servizio episcopale nella diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, la redazione di Quindici e tutta la città di Molfetta ringraziano Mons. vescovo Luigi Martella per il suo impegno pastorale a servizio della comunità dei fedeli con l’augurio che la sua missione sia sempre più ricca di frutti spirituali di cui, soprattutto in questi frangenti, sentiamo la necessità.
 
© Riproduzione riservata
 
Autore: Marcello la Forgia
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