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Molfetta, il partito Alternativa Comunista non ha dubbi: Vota Si
08 giugno 2011

MOLFETTA - Il Partito di Alternativa Comunista invita la cittadinanza a votare Si nel referendum del 12-13 Giugno. Di seguito il comunicato:

Perchè acqua e nucleare, perché proprio ora.
Il padronato non riesce più a far crescere i propri profitti e cerca di scaricare la crisi del capitalismo sui lavoratori, sui precari e sulle generazioni future. Vuole guadagni facili per mantenere in attivo i propri bilanci. Per uscire dalla crisi che ha generato, la borghesia aumenta lo sfruttamento delle risorse umane e ambientali, precarizza intere generazioni, cancella i diritti elementari e le conquiste dei lavoratori, privatizza beni e servizi essenziali (istruzione, acqua, sanità, trasporti, energia, ciclo dei rifiuti) fino ad aggredire popoli inermi con guerre imperialiste per accapararsi le materie prime. Adesso vuole assicurarsi business miliardari e parassitari, appropriandosi della gestione dell'acqua e costruendo inutili centrali nucleari, costosissime e pericolosissime. Come al solito centrosinistra e centrodestra sono complici di questo vero e proprio disegno criminale, favorendo le sporche manovre di banche e industriali. Il Partito di Alternativa Comunista come sempre si schiera con i lavoratori e coerentemente sostiene il SI ai referendum.

Due SI per l'acqua pubblica.
Con il Decreto Ronchi del governo Berlusconi, viene sancita la privatizzazione forzata dei servizi pubblici locali con l'obbligo della messa a gara della gestione degli stessi, ivi compreso l'acqua, e la cessione ai privati di almeno il 60% delle azioni detenute dagli Enti locali. Alternativa Comunista si batte contro il decreto Ronchi e per la completa pubblicizzazione dell'Acquedotto Pugliese, attualmente ostacolata dalla giunta Vendola. Nella privatizzazione i lavoratori hanno solo da perdere: l) aumentano a dismisura le bollette; 2) peggiora la qualità del servizio e aumentano i rischi per la salute; 3) aumenta la precarietà dei lavoratori del settore e diminuiscono i livelli occupazionali. Inoltre da una parte le casse pubbliche sono chiamate a mettere a nuovo le reti mentre i privati si godranno questo enorme affare, potendo AUMENTARE LE BOLLETTE A DISMISURA (dove è stata completata la privatizzazione gli aumenti arrivano al 600%).
 I due SI ai quesiti referendari servono rispettivamente a fermare la privatizzazione forzata e ad abolire il profitto garantito del 70 % (aumento immediato in bolletta).

Un SI contro il nucleare.
Le spese di costruzione delle centrali ammontano a 40 miliardi di euro, a cui poi vanno aggiunti altri costi tra cui la gestione delle scorie per l'eternità, non esistendo, di fatto, un sistema di smaltimento definivo. La gran parte di questi costi è a carico della collettività mentre ai grandi gruppi economici spetta la raccolta di profitti enormi. Un bell'affare per pochi borghesi, una condanna a morte per le popolazioni. Leucemie, tumori, malattie infantili, aumentano vertiginosamente nei pressi dei siti nucleari. Come si è visto a Fukushima, nessuna centrale nucleare è sicura. Sembrava che con il referendum dell'87 l'Italia avesse chiuso con lo spettro nucleare. Invece il governo, con la legge 99/09 e il D. Lgs 31/10 riapre la via al nucleare in Italia.
 Con il SI al voto referendario il PIANO NUCLEARE verrebbe cancellato.
 

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