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Molfetta, centro territoriale per l’impiego Intervista al consigliere provinciale Mastropierro
15 giugno 2001

“Il collegamento diretto delle necessità del territorio e delle imprese con i percorsi di formazione professionale”. Con queste parole il dott. Giambat-tista Mastropierro (nella foto), consigliere provinciale e componente della Commis-sione Bilancio, ha riassunto la portata dell’innovazione che nasce dalla trasformazione degli Uffici di Collocamento, di pertinenza del ministero del Lavoro, in Centri Territoriali per l’Impiego, di competenza della Pro-vincia. Molfetta sarà sede di uno dei 16 Centri che la Provincia ha predi-sposto, in ottemperanza alle deleghe sulle politiche del lavoro conferitele dalla L. n.142 del 1990 e dalla L.Reg. n.19 del 1999, Centri che si coordi-neranno con la neonata Agenzia Regionale per l’Impiego. Qual è stato l’iter che ha portato il Centro Territoriale per l’Impiego a Molfetta? “La procedura è stata avviata dalla Provincia, che ad agosto ha richiesto la disponibilità a partecipare alla conferenza di servizi finalizzata all’insediamento dei Centri. Molfetta ha recuperato in extremis tale possi-bilità, poiché la decisione di concedere i locali è stata presa solo a settem-bre, con uno degli ultimi atti della giunta uscente. Personalmente, cono-scendo l’importanza dei Centri, ho sollecitato la vecchia giunta comunale, che ha fatto pervenire all’Assessorato Regionale alle Politiche del Lavoro la disponibilità dei locali di via L. Azzarita. Questo ha permesso a Mol-fetta di entrare a pieno titolo nella riorganizzazione delle politiche del la-voro. In generale, per un proficuo funzionamento, i Centri richiedono di relazionarsi alle esigenze del territorio, e la presenza di zona ASI e zona Artigianale, entrambi in sviluppo, rendono Molfetta una sede di grande importanza”. Quali sono le tappe e le spese previste per garantirne il completo funzionamento? “Il Centro di Molfetta, dal punto di vista istituzionale, è già attivo, mentre le prime at-trezzature materiali necessarie al funzionamento sono state pro-grammate con il bilancio provinciale per il 2001, approvato il 5 aprile, in cui, per tutta la Provincia, si sono stanziati fondi per 1 miliardo e 435 mi-lioni. I primi investimenti sono a totale carico della Provincia, che ora de-ve approntare l’espletamento delle gare d'appalto per la fornitura delle at-trezzature. Nella nuova organizzazione rivelante è la presenza della tele-matica. Infatti dove non ci sono i Centri, come a Giovinazzo, saranno lo-calizzati degli sportelli informativi, collegati, con la rete telematica e an-che dal punto di vista gestionale, ai Centri di riferimento: gli Uffici di Collocamento, già esistenti in tali città, diverranno difatti sportelli perife-rici”. Tutto questo quali cambiamenti produrrà? “Il Centro sarà un punto di riferimento del territorio, accoglierà le istanze delle imprese private e pubbliche che abbisognano di profili professionali specializzati. Il compito istituzionale del Centro Territoriale per l’Impiego è quello di fornire manodopera specializzata, e figure professionali coe-renti con le richieste provenienti dal mercato del lavoro. Sulla base delle istanze delle imprese, accolte dai Centri Territoriali per l’Impiego, saranno organizzati dei corsi specifici, finanziati dalla Regione tramite i POR e ge-stiti dalla Provincia. Il Centro Territoriale per l’Impiego si configura quin-di come un interlocutore privilegiato delle imprese nel processo di forma-zione dei lavoratori, in tutti i livelli occupazionali”. Cosa cambierà nella programmazione della formazione? “La Provincia proporrà la sottoscrizione di intese, finalizzate alla creazio-ne di gruppi di lavoro, ai sindacati, agli Ordini Professionali, alle imprese, ed a tutti i soggetti che di volta in volta potranno dare un contributo nel-l'individuazione dei percorsi formativi. Sarà dunque questo gruppo a pro-porre i percorsi formativi più adatti, in relazione alla situazione contin-gente, per la formazione professionale. Sulla base di queste proposte, l’Agenzia Formativa Provinciale, una nuova istituzione, organizzerà il Piano Annuale di Formazione Professionale. Tutto questo servirà a mettere a disposizione delle imprese le figure professionali richieste, ma richiede la loro partecipazione attiva a tutte le fasi del processo”. Assisteremo dunque ad un’ottimizzazione degli investimenti rela-tivi alla formazione? “È proprio l’obiettivo di tutto il processo d'innovazione. Le dirò di più: non si tratta solo di ottimizzare le risorse economiche a disposizione della formazione professionale, ma anche di ottimizzare la formazione profes-sionale tout court. Impedire cioè che si ripeta la costituzione di corsi di formazione professionale senza reali sbocchi sul territorio. A dimostrazio-ne di questo le posso dire che, nell’organizzazione dei corsi, sono state già coinvolte la Camera di Commercio, l’Università, e gli Ordini Professiona-li. Tutto questo renderà più snello e mirato il discorso legato all’occupazione, in riferimento anche ai lavoratori socialmente utili. La formazione non sarà più, perciò, un parcheggio temporaneo di manodope-ra disoccupata”. Che impulso c’è da attendersi per l’occupazione a Molfetta? “Il processo che le ho descritto non risolve il problema della disoccupa-zione, ma faciliterà l’orientamento all’occupazione. Un esempio sarà la formazione delle figure professionali legate all’e-commerce, che sono ri-chieste dalle imprese, ma carenti in buona parte d’Italia. D’altro canto la banca dati disponibile in rete permetterà alla Provincia di avere sotto con-trollo la situazione dei flussi occupazionali e quindi porre in atto gli inter-venti necessari. Un’iniziativa su cui puntiamo molto è anche il reperi-mento, da parte della Provincia, di fondi nazionali e regionali a favore delle aziende che si impegnano ad assumere nell’organico i disabili”. In Italia ci sono industrie di livello internazionale che operano in zone meno dotate della nostra di infrastrutture. Secondo la sua espe-rienza, cosa manca a Molfetta ed agli imprenditori locali per uno sviluppo simile? “A Molfetta manca l’acquisizione di un nuovo tipo di mentalità, quali l’uso di linee di cofinaziamento nazionale e comunitario, attraverso la ge-stione della Regione, e l’apertura a prospettive di mercato finora inesplo-rate. Il fermento imprenditoriale non basta, infatti, se non si associa a reali sbocchi di mercato. A Molfetta ci sono aziende che realizzano manufatti di alta qualità, e questo dimostra elevate capacità produttive, ma mancano i supporti alla commercializzazione, che richiedono una nuova esperienza che i nostri imprenditori non hanno ancora acquisito del tutto”. L’Agenzia Formativa interesserà anche l’occupazione dei giovani laureati, che a Molfetta sono una parte notevole della popolazione in età lavorativa? “Certamente, ecco perché gli Ordini Professionali sono stati coinvolti. Il primo ad aderire è stato l’Ordine dei Commercialisti, ed anche quello de-gli Agronomi ha dato la sua disponibilità. Ci sono anche convenzioni con l’Università per i programmi di formazione, quindi anche la formazione postlaurea potrà ricevere un impulso dall’Agenzia Formativa”. Quali professioni ritiene possano essere interessate? “Il futuro richiede una specializzazione spinta degli ambiti professionali, ad esempio alle imprese servono avvocati esperti in diritto amministrativo e d’impresa, o esperti di marketing formati nella merceologia e nel com-mercio, soprattutto per gli standard internazionali delle produzioni e delle certificazioni. Sono figure professionali che attualmente non esistono per-ché non c’è stata richiesta dalle aziende, ma che sono sempre più necessarie”. Nicolò Visaggio
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