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Marittimi liberati: orgogliosi di essere molfettesi. Consiglio comunale straordinario
24 agosto 2009

MOLFETTA - Consiglio comunale in seduta straordinaria con l'unico punto all'ordine del giorno: incontro tra i due marinai che erano a bordo della nave Buccaneer sequestrata dai pirati somali e la comunità molfettese. Sono stati accolti da un caloroso applauso della giunta e dei cittadini presenti, che hanno riempito la sala consigliare, i due “eroi silenziosi” Filomeno Troilo e Ignazio Angione. Lieto fine per una terribile disavventura iniziata l'11 aprile scorso. Presenti per l'occasione il sindaco Antonio Azzollini, il Vescovo Mons. Luigi Martella, i rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto oltre agli Ammiragli Cormio e Di Biase. A dirigere i lavori il presidente del Consiglio Comunale Nicola Camporeale che ha aperto la seduta ringraziando il sen. Azzollini per il suo impegno nella liberazione dei marittimi e il governo. Ringraziamenti anche da parte del Vescovo a nome della comunità cristiana che è stata presente accanto ai due fratelli molfettesi con la preghiera. Mons. Martella ha citato il “sentimento di fraternità della città che affonda le radici nei secoli e nei millenni, nella storia. La stessa storia fatta di valori veri, di fede e di solidarietà” e ha confessato che nei vari momenti di difficoltà ci si è dovuti affidare alla propria mamma, alla Madonna dei Martiri. “D'altra parte – ha sottolineato il vescovo – questa vicenda ci ha fatto pensare ai molti concittadini che operano sul mare ed è per questo che mentre auguro il ben tornato a questi due fratelli, è doveroso pensare a chi lavora in mare per portare il pane a casa”. Il capo dell'opposizione, consigliere Mino Salvemini, ha parlato di un grande momento di gioia per la città. “Si è parlato di un riscatto forse pagato – ha detto l'esponente del PD – ma a noi non interessa se è stato eventualmente pagato”. Ha continuato affermando che un plauso va alle Istituzioni, in qualsiasi modo esse abbiano agito, perché tutto è stato fatto per riportare due molfettesi a casa. Il presidente del Consiglio comunale ha poi letto tre telegrammi di Associazioni della Madonna dei Martiri di New Jersey, Venezuela e Australia e il consigliere Marzano che ha posto l'accento sul silenzio stampa che era atto dovuto, sul ruolo centrale del sindaco Azzollini come senatore e sul fulcro della vicenda costituito dei due marittimi protagonisti di una storia “brutta, brutta assai”. Prima dell'intervento di Azzollini, hanno preso la parola proprio i due marittimi Angione e Troilo che hanno espresso orgoglio di essere molfettesi e di avere un sindaco come Azzollini. Infine lo stesso sindaco nel suo intervento ha parlato di un momento di gioia e felicità per la città. Ha confessato di non aver voluto vedere le fotografie dei due marittimi prima del loro rilascio. “In queste vicende tragiche si imparano molte cose. La prima tra tutte – ha detto il sindaco – è la ritrovata dimensione vera del vivere civile”. Azzollini ha riferito di aver imparato che la gente che lavora è il meglio della città perché “ha tenuto la barra dritta del timone come i migliori comandanti” ricordando come, nei giorni del sequestro, si era spesso confrontato con le mogli dei due marittimi: l'una, la moglie di Angione, che capiva al volo, l'altra, la consorte di Troilo “che atteggiava un mesto sorriso di speranza” (nella foto, le signore Angione e Trolilo). Poi il Primo Cittadino ha ribadito di aver ricevuto l'insegnamento che è questa la società a cui fare riferimento: “ho imparato che stare vicino ai semplici è molto più utile e lo farò di più”. Continua e incalza: “Più si schiamazzerà e più mi allontanerò”. Poi il discorso di chiusura ha preso un'altra piega e il sen. Azzollini ha raccontato delle intercettazioni telefoniche per capire le intenzioni dei pirati, dell'impossibilità da parte delle mogli di parlare liberamente ai mariti. In tali telefonate alle volte erano le mogli a rincuorare i mariti, ma il ruolo si scambiava volentieri in uno “straziante tira e molla, non c'è niente di più terribile”. Berlusconi, Letta e Frattini erano costantemente informati, all'inizio non si sapeva con chi dialogare, di fronte ad un nemico che non ha una struttura verticale, “un unico capo”. Conclusione scherzosa con Azzollini che si è fatto promettere da Troilo, cuoco sul Buccaneer, di offrire le stesse braciole che ha fatto mangiare agli incursori che hanno liberato l'equipaggio e ha consegnato “ai due marinai ed alle loro famiglie” la medaglia d'oro della città di Molfetta. Peccato solo per i commenti un po' annoiati di qualche consigliere e per l'assoluto silenzio su un eventuale aiuto finanziario ai due marittimi: prima di iniziare i festeggiamenti si vociferava che ad Angione mancherebbe un anno di lavoro per andare in pensione anche se ora è fermo per un'infinità di accertamenti in parte coperti dalla Cassa Marittima.
Autore: Sergio Spezzacatena
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Le tragedie del mare, i nostri morti. - Gabriele Del Grande - 2005 Da una decina di anni a questa parte i nostri mari sono testimoni di tragedie consumate sotto un generale assopimento dell'opinione pubblica di tutta Europa, un'Europa che da crocevia di popoli e culture va sempre più arroccandosi nella fortezza dei propri confini, serrando a doppia mandata le proprie frontiere. Così fa l'Italia, carta straccia i diritti di chi è nato oltremare, nella tutela di poco chiari interessi dell'italica stirpe. Il Testo Unico sull'Immigrazione Turco-Napolitano e le sue modifiche Bossi-Fini trattano l'immigrazione fondamentalmente come un problema di ordine pubblico legato alla presenza di stranieri sul territorio nazionale. Secondo l'impianto teorico che soggiace a questa legge il nodo centrale è il controllo degli ingressi sul territorio. Si entra solo con le quote annuali per paese stabilite dal decreto flussi o per ricongiungimento familiare. Trascurabile eccezione un migliaio di permessi l'anno per asilo politico, meno trascurabili le oltre 10.000 domande presentate e non accolte. Ogni altro ingresso oltre a questi non è previsto dalla legge ed è quindi irregolare e criminalizzato come reato. I clandestini sono una minaccia all'ordine pubblico, devono essere reclusi nei CPT e poi rimpatriati, questo il succo di un pensiero che fadella persona non comunitaria, né ricca, una marionetta appesa ai fili del suo permesso di soggiorno. Ricordo uno spettacolo teatrale di una compagnia di rifugiati a Bologna, ero lo scorso giugno. In una telefonata uno dei personaggi diceva alla madre in Angola: "Sai mamma, qui in Italia c'è una cosa che sichiama documento... ". Quella cosa che qui si chiama documento è il grande spartiacque tra la civiltà e la barbarie, tra i diritti della persona in quanto persona e privilegi del cittadino in quanto titolare di un documento d'identità. La realtà odierna è basata su uno stato di diritto del cittadino di uno stato nazione e tutto gira intorno ai confini di quel fazzoletto di terra che ci hanno insegnato a chiamare Stivale. Ora, di cittadinanza non ce n'è una sola ma al contrario, un po' come per i massimi campionati di calcio, sene contano diverse categorie. E' cittadino italiano chi è figlio di italiani, o chi convola a nozze con italiani. Questi sono i cittadini di serie A. In serie B ci mettiamo gli stranieri titolari di quella cosa che si chiama documento, il che significa che sono riusciti a rientrare nelle strette maglie che regolano gli accessi legali inItalia. In serie C ci sono gli stranieri irregolari, i clandestini. Anzi questi li mettiamo direttamente fuori dai giochi. Non a tutti è concesso viaggiare in regola con i visti d'ingresso, tutto dipende dal paese da cui parti, da quello in cui vai e dal reddito che hai. Dai cosiddetti paesi ad alto rischio immigrazione non escono che i ricchi, gli imprenditori, ormai la dichiarazione dei redditi vale più di un passaporto. Per tutti gli altri, chi fugge dal proprio paese per trovare protezione, chi per sopravvivere alla miseria, chi per costruire il filo di una speranza per i figli, per tutti loro non rimane che l'illegalità. Sono chiamati con sgarbo clandestini, come se fosse un reato l'essere poveri, o l'essere a rischio di vita in zone di guerra. Abbiamo cercato di disegnare un elenco delle tragedie dell'immigrazione clandestina nei nostri mari e non solo, anche via aerea e via terra. E' solo un dato parziale, perché in tutto questo la vera clandestina è la morte, che avviene in segreto, di tanti imbarcati e mai arrivati, inghiottiti dal mare e dall'oblio. Della tragedia di molti non rimarrà alcuna traccia nella nostra memoria. Assai triste collage, non so quanto valga la conta dei morti. Forse vale solo a fare abbassare un poco la cresta a chi grida altolà all'invasore. Forse serve contare i morti per capire che non si tratta di orde di barbari né di sprovveduti cacciatori di oro. La scelta di chi rischia consapevolmente la vita per un viaggio su una carretta del mare, ripetendosi i nomi dei morti prima di lui finché non vede affacciarsi di nuovo la terra,non è la scelta di chi insegue chimere, ma quella di chi vuole sopravvivere, resistere a un bastardo destino che non ha scelto. In fine servirà spero a prendere coscienza di come non esista uguaglianza nemmeno da morti. I cadaveri di africani, albanesi, maghrebini, medio orientali, asiatici, indiani o cinesi che vanno a riempire i fondali deinostri mari non importano a nessuno, non hanno prime pagine né inchieste, non si sollevano allarmi ocampagne di indignazione. Non sono dei nostri e in fondo se la sono andata a cercare… non possiamo farci carico di ogni disgrazia! Con la solita dappocaggine si finisce per accusare le vittime di essere vittime e in nessun modo si cerca dove stia di casa la verità, forse per il semplice fatto che il paese Italia e la fortezza Europa si trovano esattamente dall'altra parte.

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