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Manifesti e volantini della Grande Guerra
15 giugno 2018

La Grande Guerra fu un impressionante conflitto “di massa”, che ebbe aspetti caratteristici del tutto nuovi rispetto al passato. Uno di questi fu la propaganda, un potente mezzo di comunicazione mirata, che servì a pilotare la popolazione e l’esercito secondo i fini nazionali, a incrementare la coesione fra i propri soldati o a svilire il morale dei nemici. A questo scopo furono molto usati i manifesti, i volantini e le cartoline, che si aggiunsero ai periodici militari distribuiti fra le truppe e soprattutto ai giornali nazionali, regionali e locali, mobilitati e controllati dal Governo per incitare le famiglie al sacrificio e per supportare lo sforzo bellico, anche mediante la pubblicità dei prestiti di Stato. I manifesti, i volantini e le cartoline si richiamavano ai temi emotivi e identitari di ogni popolo. Così in una cartolina austriaca del 1916 campeggiava una bambina inginocchiata sul proprio lettino che pregava per il babbo al fronte. A sua volta un manifesto tedesco del 1917 presentava la personificazione della Germania, una guerriera armata di spada e scudo in riva al mare per la difesa dei patri lidi dalla marina britannica. Similmente un manifesto italiano del 1918 mostrava l’Italia turrita e cinta dalla regia bandiera, che aspettava a piè fermo con la spada sguainata l’assalto di un guerriero teutonico. Altre tematiche dei manifesti, delle cartoline e dei volantini italiani furono l’ingresso dell’Italia fra le grandi potenze, la difesa della famiglia lontana, la lotta contro i secolari nemici “tedeschi”, la vendetta per le angherie subite e, dopo la rotta di Caporetto, la riforma agraria con «la terra ai contadini», promessa da più parti come premio per la vittoria da conseguire. Per impressionare maggiormente il pubblico, in tutte le nazioni in guerra venivano stampati manifesti molto ampi o addirittura giganteschi. In Italia nelle grandi città furono affissi anche manifesti di 30 metri per 20. In tal modo il messaggio, in virtù delle dimensioni titaniche, penetrava con forza ossessiva nell’immaginario collettivo delle popolazioni in conflitto. Per sostenere le enormi spese di guerra, lo Stato italiano fece ricorso massicciamente sia a prestiti esteri – i cosiddetti prestiti “interalleati” – sia a prestiti interni. Per questi ultimi, furono i grandi istituti di credito che provvidero a rastrellare il danaro dei risparmiatori lanciando vari “prestiti nazionali”. Le sottoscrizioni vennero propagandate dalla Banca d’Italia, dal Banco di Napoli, dalla Banca Commerciale Italiana e dal Credito Italiano. Il manifesto più famoso di quest’ultimo istituto fu quello preparato nel 1917 dall’illustratore di origine francese Achille Luciano Mauzan, in cui campeggiava il semibusto di un fante italiano, che col dito puntato invitava a firmare il prestito di guerra con le parole: «… Sottoscrivete! | CREDITO ITALIANO». Dopo quel terribile evento che gli austrotedeschi chiamarono sfondamento di Plezzo e Tolmino e gl’italiani disfatta di Caporetto (24 ottobre – 9 novembre 1917), negli opposti fronti vi furono molteplici reazioni di diverso tipo. Ad esempio, in campo artistico, dopo la ritirata italiana il celebre disegnatore Achille Beltrame preparò per la Sezione di Milano della Lega Economica Nazionale una cartolina di forte impatto emotivo, basata comunque su episodi realmente avvenuti di furti, distruzioni, incendi, stupri e omicidi subiti. S’intitola L’invasione austriaca nel Veneto, raffigurante in sequenza un fante austro-ungarico nell’atto di rubare un bue, un altro fante nemico intento a trascinare via una donna per violarla e due bambini terrorizzati stretti alla nonna, ormai orfani del capofamiglia disteso morto per terra, mentre poco lontano si nota un casolare saccheggiato in preda al fumo e alle fiamme. Sul retro un motto incitava: «Italiani, tutti uniti per la vittoria!». Parecchie settimane prima, in campo propagandistico il 26 ottobre 1917, cioè ad appena due giorni dallo sfondamento di Plezzo, diversi aerei austro-ungarici lanciarono in Friuli, in Veneto e altrove una miriade di volantini per fiaccare il morale dei soldati italiani in fuga e della popolazione spaventata e disorientata dalla sconfitta e dall’invasione. Si conoscono due diversi testi a stampa conservati a Roma nell’Archivio Centrale dello Stato. Qui si riproduce con tutti i suoi errori il volantino più inquietante nella sua drammatica veridicità, che nel dicembre successivo in diversi esemplari fu lanciato addirittura su Molfetta e sulle città vicine da velivoli austro-ungarici. Ecco il testo: «ITALIANI! | L’offensiva austro-tedesca, che già il 24 m. c. ha sfondato le vostre linee sulla fronte giulia, fa progressi vertiginosi! | Dopo aver conquistato il 24 Plezzo, Caporetto, il Monte Nero ed il Kolowrat, le truppe austro-tedesche hanno passato il giorno 25 il confine italiano al nord di Cividale su parecchi punti e hanno riconquistato quasi tutto l’altipiano di Bainsizza. Canale, Britof, la conca di Gargaro sono già in loro possesso. Il Monte Kuk, il Vodice ed il Monte Santo sono in imminente pericolo. | La seconda armata del generale Capello, che ha subito questo tremendo colpo, indietreggia in piena rotta su tutta la linea e le sue retrovie sono piene de [sic] colonne e careggi [sic] fuggenti, nei quali il fuoco incrociato dei grossi calibri e degli aviatori austro-ungarici lancia il panico. | Il numero dei prigionieri fatti in questi due giorni, il 24 ed il 25, sorpassa già il [sic] 60.000, fra cui alcuni generali e commandanti [sic] di reggimenti fanteria. Le brigate fanteria Foggis [sic], Elba, Pescara e Roma furono quasi completamente catturate, il numero dei canoni [sic] conquistati ascende ad oltre 500. | Cosi [sic] una gran parte dei risultati riportati dal vostro esercito in sanguinose lotte di oltre due anni, fu perduta in due giorni! | Il 26 ottobre 1917». Come anticipato, molti esemplari di questo volantino furono lasciati cadere anche su Molfetta nel dicembre del 1917 da aerei austro- ungarici. Dopo il lancio, alcune copie del foglietto furono portate al capitano Gerardo Palmieri, comandante della 1a compagnia costiera del 248° battaglione della Milizia Territoriale e della sua difesa antiaerea. Il cap. Palmieri, lèttone il testo, ordinò di raccogliere, sequestrare e distruggere i volantini nemici per non allarmare e demoralizzare ulteriormente la popolazione di Molfetta. Già da tempo qui e in moltissime città italiane erano apparsi grandi manifesti con la scritta: «SORVEGLIATE, DENUNCIATE SENZA RIGUARDI DI SORTA LE SPIE NOSTRANE E STRANIERE». Occorreva tener duro fra mille sacrifici. Le classi dirigenti e i giornali ripetevano con ritmo incalzante che bisognava lavare a tutti i costi l’onta di Caporetto. Nonostante le gravi difficoltà economiche che affliggevano le famiglie, la réclame per il prestito di guerra continuava insistente. Così nel gennaio del 1918 anche su Molfetta da un aeroplano nazionale furono lanciati molti volantini propagandistici con lo stemma sabaudo seguito da queste parole: «Noi vi difenderemo fino all’ultimo sangue; e vi vendicheremo dell’oltraggio sofferto. | VOI DATECI LA FORZA PER LOTTARE. | LA FORZA è il DANARO!». Un manifesto affisso anche a Molfetta sempre nel gennaio del 1918 fu una cromolitografia dell’illustratore Mario Borgoni rappresentante un soldato in grigioverde ferito al braccio destro fasciato, che con la mano sinistra stringeva a sé la bandiera italiana e con la destra brandiva un pugnale in atto difensivo. Il manifesto pubblicizzava il prestito nazionale con una rendita consolidata del 5% netto, da sottoscriversi dal 15 gennaio al 3 febbraio 1918 presso diversi istituti. Col medesimo scopo furono pure distribuite moltissime cartoline postali con lo stesso disegno. Ma la più forte risposta al volantino austro- ungarico del 26 ottobre 1917 fu il celebre volo su Vienna, avvenuto dopo la seconda vittoriosa battaglia del Piave (15 giugno – 5 luglio 1918). Il raid aereo fu capeggiato dal maggiore Gabriele d’Annunzio col capitano pilota Natale Palli il 9 agosto 1918 su un biplano da ricognizione e bombardamento Ansaldo SVA 10 con un serbatoio da 300 litri, trasformato per l’occasione in biposto, perché il Vate non sapeva pilotare. Lo seguivano altri dieci velivoli SVA 5 e 9 monoposto dell’87ª Squadriglia Aeroplani San Marco, battezzata “La Serenissima”. La pattuglia partì alle 5:50 dall’aeroscalo di San Pelagio vicino Padova. Purtroppo tre aerei dovettero atterrare per avaria poco dopo la partenza e più tardi un altro apparecchio per un guasto meccanico dovette posarsi presso Wiener Neustadt, non molto lontano dalla meta. Due caccia austro-ungarici avvistarono la formazione italiana e si affrettarono ad atterrare per allertare il loro comando, ma non furono creduti, considerata la distanza e la temerarietà dell’impresa. I restanti sette biplani in volo, fatti circa 1.000 chilometri, di cui oltre 800 sul territorio austriaco, alle 9:20 scesero a meno di 800 metri di quota e volteggiando nel limpido cielo di Vienna, lanciarono sulla folla inizialmente impaurita, ma poi sempre più incuriosita e ammirata, 50 mila volantini con un testo di d’Annunzio e 350 mila manifestini tricolori con un testo di Ugo Ojetti, contenente una provocatoria esortazione alla resa. Ovviamente i volantini, con qualche adattamento, furono tradotti e stampati in tedesco, ma qui si riporta la ritraduzione in italiano del testo di Ojetti: «Viennesi! | Imparate a conoscere gli Italiani! | Se volessimo, potremmo gettare tonnellate di bombe sulle vostre città, ma vi inviamo soltanto un saluto del Tricolore, del Tricolore della Libertà. | Noi italiani non facciamo la guerra ai cittadini, ai bambini, ai vecchi e alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro Governo, nemico della Libertà nazionale, al vostro cieco testardo crudele Governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni. |Viennesi! | Voi avete fama di essere intelligenti. Ma perché vi siete messi l’uniforme prussiana? Ormai, lo vedete, tutto il mondo s’è volto contro di voi. | Volete continuare la guerra? Continuatela, è il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria decisiva è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandola. | Cittadini di Vienna! Pensate a ciò che vi attende e svegliatevi! | VIVA LA LIBERTÀ! | VIVA L’ITALIA! | VIVA L’INTESA!». L’impressione a Vienna fu enorme. Lo stesso 9 agosto il quotidiano viennese Die Zeit uscì alle ore 18 in edizione straordinaria e diede conto dell’audacia dei piloti italiani sulla città, cercando tuttavia di minimizzare l’effetto di quella «offensiva morale». Il 10 agosto il quotidiano cattolico di Vienna Die Neue Zeitung, pur esibendo nel taglio alto-medio un disegno di aerei tedeschi che attaccavano i sommergibili inglesi C 25 e C 51, titolò in cima alla prima pagina: Italienische Flieger über Wien (Aviatori italiani su Vienna). A sua volta, il giornale socialista viennese Arbaiter- Zeitung riportò lo stesso titolo in seconda pagina. L’incruenta trasvolata si concluse alle 12:40 col ritorno fatto precauzionalmente per altra via fino a San Pelagio. Dopo quel mitico volo arrivò finalmente il momento della riscossa: dal 24 ottobre al 4 novembre 1918 si combatté la grandiosa e cruenta battaglia di Vittorio Veneto (v. Quindici n. 11, 15 nov. 2008, pp. 22-23). L’Austria-Ungheria, sconfitta, trascinò nella irrimediabile disfatta anche la Germania rimasta isolata. © Riproduzione riservata

Autore: Marco Ignazio de Santis
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