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Lunario del duemilasette
15 dicembre 2006

Un lunario è una sorta di almanacco, che indica le fasi della luna, le festività, talvolta le previsioni meteorologiche. L'editrice “L'Immagine” ne ha realizzato uno per l'anno duemilasette; il titolo è “Dentro e fuori le mura di Molfetta”. A curare il progetto grafico e le fotografie lo “Studio Graphix” di Molfetta; i testi sono ascrivibili a Corrado Minervini. Il fine dell'almanacco è quello di consentire a chi lo possiede di derogare ai ritmi frenetici, che la quotidianità impone, per immergersi anche solo temporaneamente in un percorso tutto teso a riscoprire le bellezze della nostra città. Un itinerario, che di certo non può restituire di Molfetta “umori, odori, respiro, sensazioni”, ma che ugualmente riesce egregiamente “nel tentativo di definire con compiutezza il quadro di questo straordinario lembo di terra a due passi dal mare”. Icona dell'agenda un volo di gabbiani, simbolo di libertà, emblema della ricerca di nuovi orizzonti. Di quell'anelito al conseguimento di una vita migliore, che in passato ha indotto tanti nostri concittadini a emigrare e a tentare la sorte oltreoceano. Dopo la presentazione del lunario un'istantanea 'letteraria” di Molfetta: la descrizione, che ne elaborò uno storico del XVI secolo, Giuseppe Marinelli, cronista del sacco ad opera dei Francesi. Ne emerge il mutevole incanto già cinquecentesco di una città contrassegnata da “bizzarria di vento et impeto d'onde”. Segue il calendario relativo al 2007 e al 2008, con indicazione delle fasi lunari. Poi lo spazio per le annotazioni giornaliere, contornato dal “racconto visivo” reso da 54 grandi fotografie, presentate, eccetto le immagini della Settimana Santa, “in ordine temporale dal primo all'ultimo scatto”, cui fanno da pendant 57 miniature (ripartite in 4 aree tematiche: i gabbiani, i riti pasquali, il centro antico, le nuvole) legate ai ritmi stagionali. Il racconto per immagini muove dall'Arco della Terra, simbolo della città vecchia, per poi insinuarsi negli angoli più riposti di Molfetta e alternare momenti della quotidianità degli abitanti del centro antico alla contemplazione di bellezze cittadine, come la facciata barocca della Cattedrale, la normanna “Strata Puplica” (oggi via S. Orsola), il Duomo tra nubi plumbee, che si affollano all'orizzonte. Di grande impatto la panoramica sul molo di Levante dal tetto del Seminario Vescovile o l'immagine del frangersi delle onde sui massi frangiflutti in zona Lungomare “una ventosa serata d'inverno”. E a pillole di folklore marinaresco (la foto di un polpo ancora pulsante, con annesso corollario di adagi su friggitori e friggitrici di polipi e polipi che si cuociono con la loro stessa acqua) si intrecciano tasselli di storia locale. Ci raccontano di San Corrado di Baviera, dell'antica funzione di Torrione Passari, di toponimi ed edicole votive, della “Stazione Idroterapica Cristallino Gallo & Figlio”. Ci rieducano alla ricerca, nella nostra città, delle vestigia di una beltà, che il tempo e la nostra incuria stanno grattando via, ma che ancora risalta, evidente, se ci si sofferma “nel mezzo del gelido inverno” ad esplorare il cielo in prossimità del porto. Alla distratta ricerca di Orione.
Autore: Gianni Antonio Palumbo
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