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Lettera dell’Azione cattolica diocesana alla città di Molfetta in occasione delle elezioni amministrative 2026
19 maggio 2026

 

Alla città di Molfetta

Ai candidati e a tutti noi elettori

 L’Azione Cattolica diocesana sente il dovere, in occasione delle prossime elezioni amministrative, di rivolgere una parola alla città, ai candidati e a tutti i cittadini chiamati a esercitare il diritto e la responsabilità del voto.

Lo facciamo non per indicare schieramenti o appartenenze, ma per contribuire a custodire il senso più profondo della vita democratica, il servizio al bene comune.

Viviamo un tempo complesso in cui le nostre città attraversano fatiche, contraddizioni, smarrimenti. Le piazze sembrano talvolta perdere la loro funzione di incontro e il dialogo pubblico rischia di trasformarsi in conflitto permanente. Anche Molfetta porta dentro di sé ferite, fragilità, domande aperte: il disagio delle periferie esistenziali e sociali, la cura del creato, il bisogno di spazi educativi e culturali, il desiderio di futuro per i giovani, il lavoro che manca o che non basta, la solitudine di tanti anziani e famiglie.

Eppure la città non è da temere. La città è da amare. Lo ricordava Giorgio La Pira, il “sindaco santo”, quando parlava delle città come luoghi vivi dell’anima, spazi in cui si intrecciano speranze, relazioni, diritti, spiritualità. La Pira diceva che ogni città custodisce una vocazione, quasi un mistero, e chiede di essere amata come si ama una casa comune destinata ai figli di oggi e di domani.

Anche il cardinale Carlo Maria Martini, nella sua visione della città, ci ha insegnato a guardarla non semplicemente come un insieme di edifici, strade o servizi, ma come un interlocutore spirituale e antropologico: un organismo vivo che interpella la coscienza di ciascuno, uno spazio umano nel quale si misura la qualità delle nostre relazioni e della nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

Per questo immaginiamo la città come un grande cantiere. Un cantiere non è mai perfetto: è rumoroso, incompleto, faticoso e richiede pazienza, visione, collaborazione. Nel cantiere ci si sporca le mani, si condividono responsabilità, si costruisce insieme qualcosa che ancora non esiste pienamente ma che si desidera realizzare. Così è la città. Dentro questo cantiere comune, come associazione ecclesiale che vive il territorio e ne condivide gioie e inquietudini, sentiamo di indicare quattro orizzonti che riteniamo decisivi per costruire una città più umana.

"Il silenzio che nutre l’ascolto", perché una comunità cresce quando, nel silenzio, impara ad ascoltare davvero. Il silenzio non è assenza, ma spazio dato alle domande profonde, alle fragilità, alle sofferenze spesso invisibili. Una politica che non ascolta smette di servire.

"La comunicazione", intesa come parola autentica, sobria e rispettosa. Abbiamo bisogno di un linguaggio pubblico che unisca e non ferisca, che illumini e non confonda, che favorisca il confronto senza alimentare odio o divisioni. Una buona politica comunica con chiarezza le proprie scelte, rendendo i cittadini partecipi e consapevoli.

"La convivialità che genera incontro", perché la città vive quando le differenze non diventano muri ma occasioni di dialogo. Servono luoghi e processi capaci di generare partecipazione, corresponsabilità e cittadinanza attiva.

"La prossimità", criterio con cui si misura la dignità di una comunità. Una città è davvero civile quando nessuno viene lasciato indietro: i poveri, i giovani disorientati, gli anziani soli, le famiglie in difficoltà, chi arriva da lontano in cerca di speranza, chi vive condizioni di fragilità.

A voi candidati chiediamo uno stile alto e credibile. Abbiate il coraggio della competenza e dell’onestà, della mitezza e della visione. La fiducia dei cittadini non si conquista attraverso logiche di favore, dipendenza, ma nella trasparenza, nella libertà e nella credibilità delle scelte. Il voto resta un gesto alto di coscienza e responsabilità, che non può essere piegato a interessi particolari o a promesse che impoveriscono il bene comune. Custodite la dignità del confronto politico. Ricordate che amministrare una città significa servire persone concrete, non gestire semplicemente interessi o equilibri di potere.

A noi tutti elettori, chiediamo di non disertare la responsabilità democratica. L’astensione e il disinteresse impoveriscono la città. Partecipare significa prendersi cura della casa comune, esercitando con libertà e coscienza il proprio diritto-dovere di scegliere. La cittadinanza attiva è una forma concreta di amore sociale. Il Vangelo ci chiama a essere costruttori di fraternità, operatori di pace, custodi della dignità umana, uomini e donne capaci di abitare la storia senza indifferenza. Come ricordava ancora Giorgio La Pira, la politica può diventare “la più alta forma di carità” quando si mette realmente al servizio del bene comune.

Per questo affidiamo Molfetta alla responsabilità di tutti. Nessuno si senta spettatore. Nessuno pensi che la città appartenga sempre a qualcun altro. La città siamo noi: le nostre scelte, le nostre parole, i nostri gesti quotidiani, la nostra capacità di sperare insieme.

E proprio nei cantieri incompleti della storia può nascere il futuro.

La Presidenza diocesana di AC

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