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Legambiente: quali benefici e quali danni dal nuovo porto di Molfetta?
26 agosto 2014

MOLFETTA - Il porto nuovo di Molfetta, ci è stato ripetuto fino allo sfinimento, è la terza opera marittima oggi in costruzione in Italia. Una “grande opera”, dunque.

E i benefici di una grande opera, per definizione, vanno misurati su una scala diversa da quella meramente locale. A livello locale, semmai, vanno misurati i danni e messe in atto misure atte a compensarli, a lenire i castighi inflitti alla popolazione locale.

Il nostro porto, si sa, è di interesse regionale. Quali sarebbero allora i benefici che ci si attende a quella scala dal nuovo porto? In questi anni nessuno si è mai preoccupato di farceli conoscere. Dalla Regione hanno taciuto perché il porto non è mai rientrato in una programmazione strategica. Dalla passata amministrazione c’è toccato ascoltare che intanto si faceva l’opera e poi lo sviluppo ne sarebbe conseguito.

Quali siano i danni al paesaggio e all’ecosistema l’abbiamo visto (anche non considerando le bombe). Ma non abbiamo visto porre in atto nessuna misura compensativa. Anzi abbiamo assistito negli anni scorsi al sistematico disinteresse nei confronti delle prescrizioni contenute nella VIA ministeriale, in cui fra le tante cose, oltre ai probabili danni al paesaggio inferti dall’opera, si segnalava la presenza del posidonieto, oggi infatti assai sofferente in conseguenza dei lavori.

Oggi, è impensabile politicamente l’ammettere che per più di dieci anni si è perseguita una strada sbagliata che ha fatto buttare a mare centinaia di milioni di euro: si fa quel che si può a prescindere dalla effettiva utilità e coerenza. Le bombe sono diventate un utile alibi, una cortina di fumo che consente di far finta che non ci sia un punto interrogativo sul senso di quell’opera.
Così se Legambiente sostiene da anni che è indispensabile una visione d’insieme di tutto il fronte mare, concetto talmente banale che sembra incredibile doverlo riaffermare, e che l’importanza storia e paesaggistica dell’area pretende un concorso internazionale, l’area portuale di Molfetta continua invece a essere oggetto di azioni e interventi progettuali la cui coerenza non sembra interessare a nessuno.

Nelle settimane scorse, due opere pubbliche: il Porto Vecchio e la Banchina San Domenico. Per entrambe, è stata avviata la fase di progettazione dei progetti esecutivi; in entrambi i casi, si tratta di progetti che toccheranno beni culturali di primo rilievo e luoghi-simbolo della città. In particolare, per la Banchina San Domenico, si tratterà di riqualificare un’area pedonale dopo aver acquisito tempo fa, a titolo di proposta volontaria, un progetto definitivo; da ultimo – ed è la novità più recente– è stata affidata la successiva fase progettuale (quella esecutiva) allo stesso progettista, autore della prima proposta.

Approvati anche i progetti esecutivi per la riqualificazione di via Dante, Banchina Seminario e, di nuovo, Banchina San Domenico nell’ambito di un piano d’intervento finanziato, con fondi Expo 2015, per un importo complessivo pari a 5milioni di euro.

Giunge al traguardo, infine, un altro progetto esecutivo la cui realizzazione interesserà sempre l’area portuale (il Centro Servizi del Porto Nuovo, che, oltre ai lavori di messa in sicurezza, riguarderà la ‘grande opera’ i cui contorni e le cui prospettive appaiono ancora tutt’altro che chiare). C’è poi un altro piano, il PIRP del Rione Madonna dei Martiri, un importante programma di rigenerazione urbana che nelle intenzioni vorrebbe eliminare i fattori che lasciano questo quartiere ai margini della struttura urbana molfettese, ma che è divenuto inefficace dopo essere stato ‘mutilato’ in seguito a una variante approvata recentemente.

Tutti questi progetti, che pure insistono su un’area i cui delicati equilibri andrebbero considerati come un tutt’uno, risultano slegati tra di loro. Inoltre, fino a questo momento, si tratta di iniziative che non sono state pubblicizzate né ‘socializzate’ alla cittadinanza secondo le forme che, pure, sono state adottate e giustamente rivendicate per altri luoghi (luoghi che, se vogliamo, sono anche meno significativi del Porto).

Siamo di fronte, insomma, a una questione di fondo: l’assenza di una visione di sviluppo integrato dell’area portuale. A dirla tutta, non ha granché senso coinvolgere i cittadini per progetti marginali mentre si rinuncia al coinvolgimento quando si tratta di definire scelte importanti e strategiche.

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