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Le vittime inconsapevoli della crisi: i giovani
15 settembre 2009

Studenti di giorno, camerieri di notte, consulenti informatici la mattina, postini il pomeriggio. Unica legge: lavorare. La famosa “Generazione 1000 euro”, recentemente oggetto di un film di Massimo Vernier, non riguarda tuttavia solo i lavoratori part-time. Per arrivarci a quei mille euro, spesso, bisogna fare contemporaneamente due attività. Tra giovani precari e universitari i soldi non bastano mai, e raggiungere l’autonomia dai genitori è un obiettivo piuttosto lontano. Mille euro sono un traguardo a cui non tutti arrivano subito. LE STORIE M., laureata in Economia e Commercio di 28 anni, lavora in una azienda e si occupa di recupero crediti. Questo lavoro le consente di portare a casa poco più di 500 euro al mese, lavorando per cinque ore al giorno, e ciò non le permette di vivere autonomamente. Di conseguenza, lei continua a cercare lavoro, e in totale assenza di alternative, non esclude la possibilità di cercare un lavoro al nord, come hanno fatto molti suoi colleghi universitari. “I miei colleghi lavorano tutti, chi al nord e chi qui. Tuttavia chi lavora fuori non riesce comunque a essere totalmente autonomo perché la vita è cara, e molti continuano ad aver bisogno dell’aiuto dei genitori”. Antonio C., specializzato in Ingegneria Gestionale, di 27 anni, nel giro di un anno ha lavorato come bibliotecario, cablatore di quadri elettrici, sales promoter e dialogatore. “Non riuscivo a essere totalmente autonomo con nessuno dei lavori che ho svolto, tranne nel caso del dialogatore, poiché la Onlus presso cui lavoravo provvedeva vitto e alloggio”. Nei mesi seguenti si rese conto che i soldi erano pochi e che senza l’aiuto dei suoi genitori, sarebbe stato impossibile andare avanti. Attualmente Antonio crede che la propria laurea, anche se in un settore scientifico, abbia poco valore poiché non c’è stata possibilità di fare esperienza nel settore, dato che le aziende assumono meno personale per via della crisi economica. “Sto considerando l’idea di vagliare altri percorsi lavorativi, poiché l’obiettivo che mi prefiggo è raggiungere indipendenza dai miei genitori. La compatibilità con gli sforzi accademici è secondaria in questo momento”. Carmen F., 26 anni, ha svolto esperienze ancor più varie. Dopo la laurea in Lingue straniere, ha mandato il proprio curriculum a varie aziende. Ha lavorato per un breve periodo nella produzione cinematografica, e un impiego nel turismo. Oggi lavora in una subagenzia familiare di assicurazioni, in attesa di trovare un impiego fuori dall’azienda familiare. “La mia ricerca del lavoro ha coinciso col periodo della crisi, quindi non è facile trovare lavoro, ma non so dire se questo sia dovuto alla crisi o è un problema che avrei trovato prima o che potrei trovare anche dopo la crisi. A parte questo non credo che nella mia famiglia si sia avvertita la crisi, né nella vita familiare, né nella attività lavorativa”. Di diversa opinione età e opinione è Corrado P., 23 anni, laureando in scienze della comunicazione. “A casa osservo una riduzioneconsistente delle spese “superflue” o legate allo svago, come cinema, ristoranti, viaggi o acquisti estemporanei. Ad esempio pur uscendo la sera si preferisce cenare a casa piuttosto che spendere fuori”. Non è migliore la situazione degli studenti fuori sede. “Avendo una famiglia alle spalle che paga l’affitto, si destreggiano fra lavoretti per contenere le spese, ma gli unici ad essere autonomi sono le coppie con entrambi che lavorano. Per quanto ho visto, si è precari in media fino ai 30 anni”. Nicola S., ha 26 anni e sta per laurearsi in Ingegneria Elettrica. Anche lui, come la maggior parte dei giovani che vivono sulle spalle dei genitori, vede la crisi intorno a sé, ma ha bisogno di analizzare più a fondo per capire se la sua vita sia realmente cambiata dall’inizio della crisi. “I miei genitori sono dipendenti statali, per cui tutto è rimasto invariato. Per quanto mi riguarda il settore in cui vorrei lavorare è uno di quelli meno in crisi, quindi sono fiducioso”. Simonetta M., 23 anni, studia Biologia Cellulare e Molecolare, e anche per lei lo studio non dà possibilità di trovare tempo per un lavoro part time. “La crisi economica ha avuto ripercussioni su tutte le famiglie e quindi anche sulla mia. Questo lo vedo dalle scelte dei miei genitori. Ad esempio nelle vacanze estive. Anni addietro trascorrevamo una settimana al mare e una in montagna, gradualmente siamo passati a dieci giorni, e quest’anno sei giorni in Salento, vicino casa”. I DATI Nonostante i giornali e la televisione trasmettino segnali di ripresa e ottimismo, anche i giovani sembrano rendersi conto che i tempi sono cambiati e che c’è qualcosa che mette in discussione il futuro di tutti. Il preannunciato autunno caldo è alle porte. Dopo l’estate duecentomila lavoratori italiani rischiano di perdere il posto di lavoro. La stima è della Cgia - Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Secondo i dati Istat, nel quarto trimestre degli ultimi due anni l’occupazione (rispetto al trimestre precedente) è risultata sempre in calo. Complessivamente si sono persi 260mila posti di lavoro, 91mila nell’ultimo trimestre del 2007 e 169mila nell’ultimo trimestre del 2008. La perdita di 200mila posti di lavoro dovrebbe portare nel 2009, il tasso di disoccupazione all’8,8%, 2,1 punti in più rispetto al 2008. La ripresa dell’attività lavorativa dopo le ferie estive suscita sempre una grande incertezza per le famiglie italiane, e con la crisi in atto molti si chiedono se riapriranno le fabbriche dopo Ferragosto. Stanno per scadere molte casse integrazioni straordinarie e, soprattutto nel metalmeccanico, siamo alla resa dei conti. Ci sono diverse centinaia di dipendenti a rischio: oltre tremila sono già alle prese con gli ammortizzatori sociali. L’Inps è subissato di richieste e le ore di cassa integrazione, nel 2008, erano triplicate rispetto all’anno precedente. Quando ci sarà la ripresa?

Autore: Corrado la Martire
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