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La zanzara
15 febbraio 2021

Nicolantonio non aveva nemici: tutti in paese volevano bene a quel ragazzo alto un metro e novanta, sportivo, idolo delle ragazze e amato dalle madri che vedevano in lui un buon partito; amico leale dei suoi coetanei, idolatrato dai due nonni di cui portava il nome e che lui amava moltissimo, ma quella mattina gli sembrava di essersi svegliato in un mondo ostile. Una maledetta zanzara aveva continuato a ronzargli per tutta la notte nelle orecchie, si era messo il lenzuolo sulla testa restando in apnea e alternando sbuffi a sonore manate sulla faccia quando riprendeva fiato, ma fino al suono della sveglia non aveva chiuso occhio. Era furibondo con il mondo intero. Una doccia calda, l’abito migliore che avesse, la sua immagine nello specchio nonostante le occhiaie, riuscirono a rasserenarlo. Sua madre aveva apparecchiato in cucina per la colazione: la ciotola che aveva da quando era bambino e a cui era affezionato già colma di latte e caffè e un paio di croissant che gli piacevano e affrontò col suo gagliardo appetito, ma… ecco il ronzio: era lì, sul tavolo, a pochi centimetri dalla ciotola. Fu un attimo, la mano si abbatté sul tavolo facendo oscillare pericolosamente la tazza che schizzò una generosa dose di latte sui suoi pantaloni, ma della zanzara nessuna traccia. “Vado a cambiarmi!”, disse a sua madre che lo guardava stranita, anche se le veniva da ridere. Aveva un paio di pantaloni che si adattavano alla giacca dove, fortunatamente non c’erano macchie, e dopo un rapido bacio a sua madre, volò in ufficio. Lavorava nel reparto amministrativo di una grande azienda e quella mattina c’erano i colloqui per un avanzamento del personale, era uno dei candidati per una promozione che gli avrebbe portato un aumento di stipendio notevole. Avrebbe potuto dichiararsi a Mariuccia che certamente aspettava quel momento, era ora di ufficializzare il loro rapporto. Sedette tranquillo al tavolo dove il Presidente avrebbe avuto con lui il colloquio. Questi era un uomo non più giovane, dall’aspetto mite e sorridente – somigliava al neo Presidente degli Stati Uniti appena elettoche cominciò a porgli una serie di domande. Il colloquio si svolgeva senza interruzione e in modo cordiale quando… ecco il ronzio nelle orecchie, la sua nemica lo aveva seguito, eccola. Vicino alla manica del suo Capo che aveva il braccio posato sul tavolo: fu un attimo, istintivamente dette un gran colpo che fece sbiancare l’uomo che aveva notoriamente qualche problema cardiologico. Farfugliò inverosimili scuse… “E’ il caso che lei impari a controllarsi meglio – disse con voce pacata il Presidente al quale era stato portato immediatamente un bicchiere d’acqua – ci rivediamo fra sei mesi”. Uscì dall’ufficio con un senso di frustrazione e di rabbia e telefonò a Mariuccia, lei insegnava e quel giorno fortunatamente aveva la giornata libera: “Raggiungimi al ristorante di Giacomino”, era uno dei due ristoranti del paese e si mangiava bene, cucina casalinga, prevalentemente a base di pesce, ambiente tranquillo e familiare. La vide arrivare e si sentì intenerire, una brunetta non molto alta, snella, con un sorriso contagioso che le formava due deliziose fossette sulle guance naturalmente rosee. La accolse con un abbraccio appassionato e la invitò a scegliere lei dal menu, per lui andava bene tutto. “Una frittura mista di pesce ti andrebbe? – chiese Mariuccia – è tanto che ne ho voglia”, ma lui non la ascoltava: eccola, eccola la sua nemica, stava per posarsi su una gota di Mariuccia. Fu un lampo: “Maledetta!”, disse forte e la sua mano si abbatté sulla gota della ragazza che lo guardò sbalordita. “Ma sei pazzo, sei paranoico…”, urlò, e si precipitò fuori del locale singhiozzando. Per fortuna nel locale non c’era più nessuno, l’unico cameriere ancora in giro prese la generosa mancia senza fare commenti e continuò a sparecchiare. Non la rincorse le avrebbe spiegato tutto e le avrebbe chiesto di sposarlo. Era certo che lo avrebbe perdonato, ma ora doveva fare qualcosa di drastico per sconfiggere la sua implacabile nemica. Andò a casa, i suoi per fortuna non c’erano, si spogliò completamente, entrò nella cabina della doccia lasciando la porta aperta. “Vieni, – disse alla sua nemica – serviti pure, ora sono completamente tuo”. Il ronzio era inconfondibile, era arrivata, gli ronzò intorno poi gli si posò sulla natica. La manata che si inflisse gli fece lacrimare gli occhi, ma il sangue sulla mano e il silenzio assoluto lo fecero sicuro che aveva vinto. Guardò attentamente sul pavimento bianco, eccola, era lì, nera, immobile… Suo padre e sua madre rientrando poco dopo lo sentirono che cantava a squarciagola nella doccia “Fratelli d’Italia”. Si guardarono attoniti. “Boh”, disse suo padre stringendosi nelle spalle. © Riproduzione riservata

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