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La Storia siamo noi
15 maggio 2016

Questa bellissima poesia-canzone di Francesco De Gregori è stata la colonna sonora di “Quindici”. L’avevamo scelta per l’indimenticabile festa dei 10 anni della nostra rivista e resta ancora oggi il motivo conduttore di un’informazione-servizio che, pur non escludendo la narrazione oggettiva dei fatti, non rinuncia ad esprimere opinioni e commenti. Oggi siamo a parlare dell’epilogo di un’esperienza di governo a Molfetta che è stata, a nostro parere, fortemente positiva, perché ha permesso alla gente di fare la storia, proprio come dice De Gregori nella sua canzone: è la gente che fa la storia, «quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare». E il sindaco Paola Natalicchio ha scelto la strada scomoda, che l’ha portata poi alle dimissioni: di rappresentare la gente comune, quella che nella storia impegna la propria vita e rischia tutta la sua esistenza e in questo gioco esistenziale sa che può vincere o perdere tutto. «La storia siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere », canta De Gregori e aggiunge «La Storia siamo noi queste onde del mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. E poi ti dicono “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”». Ci sono molti modi per entrare nella Storia come persone normali e oneste che fanno il proprio dovere fino in fondo per il proprio paese, che partecipano attivamente al bene comune, con grandi sacrifici, sapendo di navigare controcorrente e avendo contro chi non vuole il cambiamento, chi invidia il tuo coraggio, ma preferisce screditarti per nascondere la propria vigliacca incapacità. Appunto quelli che scelgono di passare alla storia come personaggi negativi, opportunisti, traditori. Del resto non sono passati alla storia anche Giuda e Bruto? Per fortuna non siamo a questi livelli, ma alla banalissima, esecrabile, miserabile lotta politica per una poltrona, con l’egoistica convinzione, magari, di poter tirare la corda e poi piangere quando si spezza. È quello che è avvenuto a Molfetta, con un Pd lacerato, con parti della peggiore Dc (Annalisa Altomare) che per una poltrona, hanno fatto cadere i governi, un segretario Piero de Nicolo incapace di controllare la situazione (ma anche connivente con i dissidenti) e tenere unito un partito che non è più maggioranza relativa nella città già dalle elezioni regionali, quando ha perduto la metà dei dirigenti e degli iscritti. I giovani democratici, poverini, non fanno testo: il nulla più assoluto. Anche il centrosinistra, nel suo complesso, appare diviso da amarezze e incomprensioni di chi non si accontenta (Guglielmo Minervini) ed è risentito per la perdita di un assessore (Giovanni Abbattista) sostituito per bilanciare le pretese del Pd, dopo la fuoruscita del gruppo legato a Vendola e dall’altro lato da Rifondazione sempre tentato dalla doppia anima di lotta e di governo. Poi c’è l’ex Sel di Vendola anch’esso diviso fra il desiderio di recupero di Tommaso Minervini sul fronte del centrodestra (suo vecchio amore che lo portò ad una giunta di centrodestra per fare il sindaco) dei Di Gioia, Altomare e Tammacco. E così l’ex sindaco del destracentro decide di schierare l’irrequieto Ignazio Cirillo contro Paola Natalicchio. Per il centrosinistra è un suicidio politico di Felice de Sanctis o quell’omicidio programmato, indispensabile per preparare il “nuovo”, anzi il “vecchio” che ritorna. Del resto cosa si poteva pretendere dal Pd con la guida di un De Nicolo, politico che ha attraversato tutti i partiti da destra a sinistra? Sul fronte opposto, il nulla. Dire solo che il centrodestra è diviso, significa non descrivere esattamente la realtà: il centrodestra è scomparso, si è liquefatto. Il senatore Azzollini in disgrazia di consensi è isolato con qualche fedelissimo (Roselli e Minuto), mentre gli altri da Camporeale a Mastropasqua fino a Pisani, sono uniti nell’amore per Tammacco, che li sta traghettando verso l’ibrido centrosinistra di Emiliano. E così, come rivela a “Quindici” in esclusiva nella sua intervista il sindaco Paola Natalicchio, l’amministrazione comunale si trovava costretta ogni giorno a fare verifiche, riunioni di maggioranza con un tiro alla fune continuo, che si fermava prima della rottura. È la classica tattica della vecchia politica nella quale l’Altomare è esperta. Ma non prevede che la corda possa spezzarsi e alla fine mandare tutti a casa, compreso quel Roberto La Grasta, anch’egli desideroso della poltrona e pronto a fare i salti mortali per ottenerla. Ma alla fine si è rivelato il nulla politico e tale resterà ora che il consiglio comunale verrà sciolto, finendo nel dimenticatoio come altri prima di lui. Il sindaco Natalicchio ha rotto i piani di tutti, dando le dimissioni per evitare alla città altri due anni di stillicidio di personaggi in cerca di poltrona e pronti ad ogni ricatto, con una maggioranza che non c’era più, facendo di ogni consigliere un possibile ricattatore, in cambio del voto di sopravvivenza. Un’avventura che la città non meritava. E Paola ha avuto coraggio, pur sapendo di perdere tutto, dopo tre anni in cui si è spesa, con i suoi collaboratori, lavorando anche 18 ore al giorno, festività comprese, per cercare di cambiare il volto di questa città. Non aveva fatto il conto con le miserie umane (egoismi e protagonismi), con i mercenari pronti a vendersi al miglior offerente, in cambio anche di un piatto di lenticchie. Tanti di questi consiglieri, eletti solo perché presenti nel partito vincente e quindi grazie al premio di maggioranza, scompariranno nel nulla, come è avvenuto in passato: la gente non premia voltagabbana e traditori. Lo scenario che si apre appare molto cupo, la città si dividerà più di prima e rischia di tornare indietro, malgrado i notevoli progressi e un ricco parco progetti (molti dei quali devono arrivare a conclusione nei prossimi mesi: purtroppo la Natalicchio va via senza poter raccogliere i frutti del suo lavoro), piani inesistenti in passato quando l’unico in atto era il porto delle nebbie (con tutti i risvolti di illegalità rilevati dalla magistratura), con un sindaco, il sen. Azzollini, sempre assente perché impegnato a Roma. Va reso onore a Paola Natalicchio, il sindaco dell’onestà, della pulizia, del coraggio e la città in queste ore lo sta facendo con grande affetto. Molfetta, ancora una volta ha perso un’occasione per cambiare. Continueremo a scongiurare il pericolo di un ritorno al fosco passato, continueremo a difende gli onesti a dare voce a chi vuol far crescere realmente la città, perché vogliamo rappresentare, come sempre, la Molfetta migliore. Noi ci saremo, perché la storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Autore: Felice de Sanctis
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