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La mummia, questa sconosciuta (prima parte) Il saggio
15 maggio 2002

Il saggio che propongo in questo numero, anch'esso in due parti per la sua lunghezza, riguarda il secondo mostro in ordine di importanza: la mummia. Probabilmente qualcuno penserà alla propria moglie o alla vecchia maestra di scuola elementare, no, si tratta nientepopodimenoche della mummia egiziana, ma si parla anche delle altre mummie disseminate sul globo terracqueo. Tutto sommato è, questo, un mostro un po' scaduto nel 'valor terrorizzandi' in quanto l'horror si basava tutto sulla sua figura spaventosa che avanzava inarrestabile e traballante con le mani tese e il massimo del terrore ci afferrava quando si scopriva gli occhi strappandosi le bende. Oggi come minimo per spaventare un po', ma appena un po', avrebbe dovuto, con le bende, strapparsi anche gli occhi. In effetti il livello di 'paura' a cui sottoporre il pubblico è notevolmente cresciuto e molti di noi guardano ai vecchi film del terrore con la malcelata nostalgia di quei tempi quando bastava una bara che si apriva per gettarci nel panico. (D.A.) Quand'ero ragazzino mio padre possedeva il più grande cinema della città, il Cine Teatro Viale. Facevo in fretta i compiti, e mi precipitavo in sala a gustarmi due o tre volte il film che si proiettava. I miei preferiti erano i film dell'orrore che guardavo dietro uno dei pesanti tendaggi delle porte. Guardai La Mummia, quella in bianco e nero del 1932 con Boris Karloff, sempre in piedi. Ogni volta che c'era una scena paurosa nascondevo il viso dietro il tendaggio. Ma il risultato era peggiore: le urla dello sventurato di turno le sentivo e mi facevano rabbrividire. La mummia era, in ordine di terrore, la seconda, dopo il vampiro naturalmente. Mi affascinava la storia del morto che torna in vita per vendetta e che scagliava anatemi contro chiunque osasse disturbare il suo sonno. Non solo, ma era anche un horror d'atmosfera romantica in quanto la mummia cercava di ricongiungersi alla donna amata durante la sua vita passata. Era unica, per me. Immaginate quindi la mia sorpresa e delusione quando mi resi conto che di mummie ce ne erano tantissime e non tutte avvolte nelle tradizionali bende. E la mia delusione rasentò lo choc quando appresi che venivano mummificati anche gli animali nell'antico Egitto e che avevano trovato tanti di quei gatti mummificati che li avevano usati come concime. La mummificazione è anche un processo naturale, se artificiale è un trattamento - di disidratazione - tendente a evitare che il cadavere si decomponga e a favorire la sua conservazione. Insomma, si liofilizzavano i cadaveri. E' stata praticata sin dai tempi più remoti da molti popoli, per raggiungere il massimo della raffinatezza presso gli egiziani. Nel trattamento del cadavere si aveva lo scopo di conservare interamente il suo corpo cercando di mantenerne l'aspetto naturale: quando l'anima sarebbe tornata avrebbe dovuto ritrovare la sua dimora abituale. Per questo, tra l'altro, si trattava il corpo con natron e asfalto e si avvolgevano tutte le sue parti con lino (curioso come il lino sia stata la stoffa dei morti, si pensi anche ai sudari). Non è il caso di entrare nei particolari, ma basti dire che tra gli altri procedimenti c'era quello di estrarre il cervello a pezzi attraverso le narici per evitare di rompere il cranio. Forse da questo è derivato il fatto che mettersi le dita nel naso sia un atto sconveniente in pubblico. Specie se lo si fa davanti a un egittologo. Vedendovi tirar fuori qualcosa dal naso il suo commento potrebbe essere: "Santo cielo!, è tutto lì il cervello?" e se vi dovesse veder tentare disperatamente di liberarvi del viscido piccolo fardello certo potrebbe aggiungere: "E lo butta pure via!!!!". In un interessante articolo su Focus vengono indicate le numerose mummie disseminate sul globo terraqueo, dagli Incas alle catacombe del Convento dei Cappuccini a Palermo, dove, come macabro scherzo, spedisco tutti gli amici che vanno in quella città osannando le meravigliose catacombe e senza dir loro che si troveranno di fronte ad una serie interminabile di cadaveri mummificati appesi al muro in pose da foto di gruppo e sorrisi non proprio smaglianti (mi sono sempre chiesto cosa avessero gli scheletri da sorridere tanto!). Come pure si può parlare di mummificazione nei processi che subiscono gli 'incorruttibili', quei corpi di santi che dopo la morte non imputridiscono. Mummie sono quelle delle torbiere, come l'uomo di Tollund, mummia è l'uomo di Similaun, tanto conteso tra due nazioni, mummia è quella trovata in Cina, nello Xinjiang (di un cinese curiosamente biondo). Mummie sono quelle trovate in Perù, che si conservavano principalmente per il clima secco. Mummia straordinariamente conservata era quella della fanciulla romana scoperta in un sarcofago negli scavi della via Appia che presentava un corpo assolutamente intatto. Era tanto bello che la sua nudità eccitò macabramente la fantasia del narratore, l'umanista fiorentino Bartolomeo Fonti. Raccontando la scoperta per lettera al suo concittadino Francesco Sassetti tra l'altro scriveva "Il dorso, i fianchi e il deretano, invece, avevano conservato i loro contorni e le forme meravigliose, così come le cosce e le gambe che in vita avevano sicuramente presentato pregi anche maggiori del viso." Ma il campo diverrebbe troppo vasto, per cui ci si limiterà alle sole mummie egiziane. Nell'antico Egitto tutti desideravano essere mummificati per poter ritrovare il proprio corpo così come l'avevano lasciato. Ma il procedimento era costoso e certo non tutti, potevano permetterselo. Vi erano quelli che finivano sepolti in un deposito cumulativo, o semplicemente sotto un paio di metri di sabbia. Allora si fabbricavano piccoli fantocci di legno simili alle mummie, li si metteva in piccole casse a forma di sarcofago, vi si dipingeva sopra il nome del morto, lo si avvolgeva in un pezzo di lino e lo si seppelliva nottetempo davanti all'ingresso di un grande sepolcro, con la speranza che il defunto, per via della effigie in legno e della vicinanza al sepolcro, godesse delle briciole della felicità dei defunti sepolti in pompa magna. Non si scordi che in quel popolo, la forma della mummia equivaleva a qualcosa di miracoloso e di santo. Si era partiti col film La Mummia - del quale la recentissima Mummia (e Mummia 2) è soltanto una brutta imitazione in forma di confuso fumettone ipertecnologico - e si parlava di maledizioni, ma cosa c'è di vero nella 'maledizione dei faraoni'? Non sono un esperto, ma a furia di leggerne e sentirne di tutti i colori sull'argomento ho sposato l'idea degli scettici che vogliono la 'maledizione del faraone' come un estremo - ingenuo? - tentativo di proteggere la propria tomba dai saccheggiatori. Di questo argomento si tratterà nella seconda parte del saggio. Donato Altomare I libri con i racconti di Donato ALTOMARE sono in vendita presso la libreria Corto Maltese a Molfetta, in via Margherita di Savoia, 106.
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