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La Legge Finanziaria e il Mezzogiorno Dibattito organizzato dall'Associazione culturale “Via Piazza”
15 febbraio 2003

“La politica economica del governo Berlusconi negli ultimi 18 mesi è stata improntata ad una totale indifferenza ai destini del Mezzogiorno”. Non usa mezzi termini Nicola Rossi, economista e deputato dei Ds eletto nel collegio di Barletta, chiamato ad esprimere insieme al sen. Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio del Senato, durante l'incontro organizzato dall'Associazione culturale “Via Piazza”, editrice del periodico “QUINDICI”, in collaborazione con la locale sezione dei Democratici di Sinistra (moderatore il nostro direttore Felice de Sanctis), una valutazione in merito agli effetti dei provvedimenti di politica economica adottati dal governo di centrodestra per lo sviluppo dell'economia del Sud. E per sostenere questa tesi Rossi adduce due dati estremamente significativi: da un lato l'incremento dell'occupazione nelle regioni meridionali è tornato ad essere molto lieve (mentre nel biennio 2000-2001 registrava significativi passi in avanti) e dall'altro è aumentata notevolmente l'emigrazione verso le regioni del Nord in cerca di una occupazione. “Tutta colpa di un governo che ha determinato – sostiene Rossi – con le sue politiche che dimostrano di essere prive di una prospettiva e di un orizzonte politico, una ondata di sfiducia negli imprenditori come non si era mai vista”. Su posizioni diametralmente opposte, come era lecito attendersi su questo tema, si è attestato il sen. Azzollini che, pur riconoscendo le difficoltà che l'economia italiana sta attraversando (“la crescita attuale della nostra economia non è certo soddisfacente”) ha evidenziato come il più grave problema che l'Italia si trova ad affrontare è la perdita di competitività del proprio sistema, elemento però che non può essere di certo attribuito al governo attuale derivando piuttosto come pesante eredità del passato più recente: “Le entrate tributarie diminuiscono e niente hanno fatto i governi dell'Ulivo per ridurre la spesa corrente quando il Paese, grazie a fattori tutti esogeni e non determinati da quegli esecutivi, cresceva in misura maggiore”. Schermaglie di carattere politico di indubbio interesse, ma il dato più significativo che durante il dibattito si è avuto modo di registrare è stata la tendenziale identità di vedute, quando si è entrato nel merito dei provvedimenti tecnici da adottare, sugli strumenti di politica economica che potrebbero dare slancio al Mezzogiorno, a partire dai crediti di imposta, fino a giungere ai finanziamenti attraverso la Legge 488 (sebbene debitamente modificata) ed alle maggiori risorse da destinare alla ricerca, quasi a sottolineare come, se si riuscissero a separare le polemiche politiche di più o meno piccolo cabotaggio, dalle idee concretamente realizzabili si può trovare un soddisfacente punto di intesa, al di là delle differenze ed appartenenze. Giulio Calvani
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