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La Gabbia dell'orgoglio - risposta a Oriana Fallaci Tra gli autori anche i molfettesi Tommaso Altamura e Paola Natalicchio
15 dicembre 2002

Si chiama “La gabbia dell'orgoglio” (Aracne, 5 euro) ed è un libro collettivo scritto da quattordici autori, quasi tutti esordienti, e tutti tra i 24 e i 40 anni, che risponde al più famoso “La rabbia e l'orgoglio”, il pamphlet di Oriana Fallaci pubblicato dopo l'11 settembre. Ben sei i pugliesi protagonisti dell'iniziativa: Stefano Maria Bianchi di Taranto (giornalista dell'ex Sciuscià), Stefania Cosi di Maglie, Paola De Bendictis di Trani, Cristina Tajani di Terlizzi e, infine, i molfettesi Tommaso Altamura e Paola Natalicchio (collaboratrice di “Quindici”). Ma come nasce l'idea di sfidare uno dei giganti del giornalismo italiano? «L'idea nasce dal bisogno di partecipare a un dibattito – che in realtà, almeno in Italia, non si è mai veramente aperto – e di replicare, punto per punto, alle tesi bellicistiche e anti-islamiche della Fallaci», afferma Tommaso Altamura. E aggiunge: «In molti hanno rinunciato al dissenso, liquidando la questione nella convinzione che la scrittrice fiorentina non meritasse risposta alcuna. Ma si può davvero ignorare chi, in un paese come il nostro in cui si legge pochissimo, riesce a vendere più di un milione di copie, propagandando guerra e intolleranza razziale?». Continua Cristina Tajani: «Il libro è strutturato in tre sezioni differenti. Nella prima abbiamo raccolto le risposte più immediate e “soggettive”; la seconda è una parte di analisi, economica e politica, che cerca di delegittimare in modo razionale le invettive dell'Oriana; la terza affronta le questioni sollevate dalla Fallaci in chiave metaforica e artistica, proponendo tre racconti. In apertura e in chiusura, infine, ci sono due poesie». E Paola Natalicchio conclude: «La soddisfazione maggiore è accorgersi, dalle risposte positive che stiamo ricevendo alle prime presentazioni, che una parte del pubblico aspettava una replica agli attacchi qualunquistici e generalizzanti della Fallaci. Questo ci dà la sensazione di aver fatto qualcosa di utile, di necessario. Di aver ridato voce, nel nostro piccolo, ad una parte del nostro paese che da certe volgarità, spacciate per illuminate analisi intellettuali, si sente offesa e indignata e alla quale, in questo momento politico, stanno mettendo sempre più il bavaglio». Michele de Sanctis jr.
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