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L'opposizione, i problemi del Piano dell'agro: urbanizzazione surrettizia, incompatibilità e conflitti d'interesse
15 marzo 2011

Dipinto come un bellissimo quadro, diverse sono le macchie del Piano dell’agro. Apprezzati gli aspetti di ricognizione, analisi e conoscenza, l’opposizione (Pd, Sel e Rifondazione Comunista) ha denunciato nel consiglio del 14 e nella conferenza stampa del 22 febbraio non solo criticità che favoriranno l’urbanizzazione di aree agricole vitali e dal notevole valore paesaggistico e ambientale, ma anche conflitti d’interesse e incompatibilità. Nessuna smentita dell’amministrazione Azzollini, nemmeno dell’ing. Rocco Altomare, dirigente del settore Territorio e caporedattore del piano: chi tace, acconsente? Acuiti i sospetti dal rifiuto degli emendamenti dell’opposizione, che avrebbero fugato ogni dubbio. L’invito del vicesindaco Pietro Uva a «evitare toni accesi e accuse» ha il sapore di una scalata sugli specchi. APPROCCIO TECNOCRATICO Assenza di qualsiasi concertazione con gli operatori economici del settore agricolo. «Sarebbe stata necessaria una fase di ascolto preliminare », secondo il consigliere Gianni Porta (Rif. Com.), come già sottolineato in consiglio dal consigliere Saverio Patimo (Pd), che ha ravvisato un certo disinteresse per i coltivatori locali da parte dell’amministrazione Azzollini. Luogo di discussione e approvazione è l’assise democratica del Consiglio comunale, successivo il confronto con gli operatori, la replica del vicesindaco Uva in consiglio. «Approccio tecnocratico», per Porta perché «questo tipo di discussione sarebbe stata utile durante la redazione del piano». Il piano non è stato sottoposto a Vas (Valutazione ambientale strategica), che «l’amministrazione Azzollini ritiene superflua e dispensabile - postilla di Porta - questa procedura l’avrebbe obbligata a un percorso partecipato già nella fase dello studio e della ricognizione ». NESSUNA PREVISIONE ECONOMICO-PRODUTTIVA «In questo piano non ci sono indicazioni per lo scenario economico-produttivo e incentivi per gli operatori dell’agricoltura, soprattutto in un periodo di crisi come questo - ha esordito il consigliere Nicola Piergiovanni (Sel) nella conferenza del 22 febbraio - nonostante il piano analizzi l’elevata frammentazione fondiaria e la difficoltà di cooperazione agricola». Unico riferimento il “modello Ciccolella”, che molti hanno criticato perché presunto in crisi per gli impianti di Molfetta e Terlizzi. In realtà, la cassa integrazione di alcuni dipendenti (incassano l’80% dello stipendio) è dovuta all’impianto di nuove serre fotovoltaiche, che richiedono un certo periodo per il montaggio, successivo all’espianto di altre serre. La circolazione sul mercato di prodotti vivaistici non italiani a un costo irrisorio, ma di scarsa qualità, ha costretto l’azienda a rendere più competitivo il prodotto Ciccolella. Inoltre, persistono accuse d’inquinamento del paesaggio per l’impianto Powerflor in contrada Ciardone, ma anche in questo caso studi e rilevazioni effettuate hanno respinto qualsiasi elemento di degrado ambientale per l’utilizzo di macchinari che depurano i gas di scarico, ridotti a semplice vapore acqueo. CRITICITÀ AMBIENTALI SENZA SOLUZIONE Elencate una serie di criticità ambientali (spietramento, inquinamento delle acque, salinizzazione, desertificazione, abbandono delle arre, pozzi abusivi, ecc.), il piano non indica previsioni, norme e prescrizioni per sanarle. Tra le criticità, l’emergenza idrogeologica, per cui l’amministrazione Azzollini ha ingaggiato un braccio di ferro con l’Autorità di Bacino, contestandone il Pai (Piano di assetto idrogeologico) in merito a Lama Scorbeto, su cui insisterebbe il Pip3 (Terzo Piano di insediamenti produttivi). Affermata nel Piano dell’agro l’approvazione dell’opera di mitigazione sulle lame Scorbeto e Pulo: «formulazione discutibile e falsa, perché agli atti non risultata nessuna approvazione», ha spiegato Porta durante il consiglio e la conferenza stampa. Inoltre, Lama Martina-Cupa, definita come parco urbano nel Prgc, non compare nei contesti rurali. «Il vincolo conformativo della lama non riguarda l’ambito rurale - ha spiegato l’ing. Altomare in consiglio - ma nel caso di modificazioni urbanistiche sarà preso in considerazione». Soluzione che non soddisfa l’opposizione: nel piano sono riportate solo alcune perimetrazioni delle lame del Prgc e del Putt/p, altre, come Lama Martina-Cupa, sono solo sottintese. OASI TORRE CALDERINA Positiva la riqualificazione dell’Oasi Wwf di Torre Calderina, «è però in contrasto con le dichiarazioni dell’amministrazione che in passato (adeguamento del Prgc al Putt/p e osservazioni al Piano regionale delle Coste, ndr) aveva voluto eliminare il vincolo ambientale per un’area considerata antropizzata – ha evidenziato Porta nel consiglio – come dimostra la volontà di realizzare nel villaggio Nettuno un residence». Una contraddizione che disconosce anche il Piano Faunistico Venatorio Regionale. LO STUDIO DI AGRARIA Opposizione costernata per aver conosciuto, solo durante il consiglio del 14 febbraio, la presenza di uno studio sull’agro di Molfetta effettuato dall’Università di Agraria di Bari, che «aveva già disegnato una parte del piano - ha spiegato Piergiovanni - con dei lineamenti completamente diversi da quelli che sono arrivati in consiglio». Uno studio in cui l’area periurbana CR4 ha differenti perimetrazioni: «lo studio dell’ingegnere non solo ha suddiviso le CR4 in zone periurbane (“a” di colore blu, ndr) e possibili borghi rurali (“b”, di colore azzurro, ndr) - ha aggiunto Piergiovanni - ma ha completamente stravolto lo studio di Agraria, allargando la zona blu prevista vicino a Ser Nicola». Perché nascondere questo studio? Forse, riportando differenti perimetrazioni rispetto a quelle scelte dai tecnici comunali, avrebbe evidenziato scelte personalistiche e private? URBANIZZAZIONE SURRETTIZIA A LEVANTE (CR4A) Classificati i contesti rurali in base alla delibera G.R. n.1328/07, restano oscuri parametri e modi con cui sono stati individuati. Nessuna risposta in consiglio dall’ing. Alto- L’opposizione, i problemi del Piano dell’agro: urbanizzazione surrettizia, incompatibilità e conflitti d’interesse 7 15 marzo 2011 Garage Boito Service Autorimessa Specializzato in riparazione auto d’epoca e storiche dagli anni ’60 agli anni ‘90 ALFA ROMEO LANCIA FIAT Molfetta - Via A. Boito Tel. 368.3204559 mare e dal vicesindaco Uva. Un silenzio che non spiega neppure i differenti obiettivi programmatici tra le aree periurbane CR4a (colore blu) di Cala San Giacomo e di Levante e CR4b (es. località Gurgo, Capavecchia e Carrare). «Secondo il piano, le CR4a di Levante avrebbero perso la loro naturalità sotto il profilo agrario, perché caratterizzate da una commistione di funzioni urbane e usi agricoli - ha spiegato il consigliere Mino Salvemini (Pd) - dunque, meritevoli di una surrettizia urbanizzazione, anticipata rispetto alle prospettive della futura espansione urbana della città, soprattutto sulla zona di Levante». Le CR4a di Levante sono, invece, coltivate e ben tenute, tranne alcune aree abbandonate, che potrebbero anche essere oggetto di servizi alla collettività o reimpianto agricolo. «Sono l’ultima parte migliore dell’agro di Molfetta», ha sottolineato il consigliere Patimo. Le cartine riportate lo dimostrano e palesano la “panzana” del piano (immagini «Usi del suolo»). «Assalto al territorio» per il consigliere Mauro de Robertis (Sel), perché le aree periurbane di Levante non sono state incluse nel Prgc approvato nel luglio 2001. E da qualche hanno alcuni agricoltori dell’area hanno lamentato la proposta di permuta da parte di alcuni costruttori, la testimonianza di Patimo. Una variante del Prgc, «se prevede per le CR4a, con intervento diretto, attività turistiche, agroturistiche e socio assistenziali e una ristrutturazione urbanistica senza una pianificazione attuativa - ha aggiunto Salvemini - mentre nelle CR4b sono previsti piani attuativi di iniziativa pubblica e/o privata». Intervento urbanistico non giustificato, che modifica lotti, strade e assi, normati in altra maniera nel Prgc. Si aggiunga anche il progetto del residence nel villaggio «Nettuno» e l’individuazione di siti per impianti di distributore di carburante in aree di servizio destinate nel Prgc a attività necessarie per il quartiere. IL MISTERO DELLE CR4A SU CALA SAN GIACOMO Duplice la versione delle mappature dei contesti rurali. Infatti, come già pubblicato da Quindici, rispetto alla mappatura ricevuta dai consiglieri di opposizione a fine novembre, è stata aggiunta “dalla sera alla mattina” l’area periurbana CR4a a Cala San Giacomo, sottratta alla CR3, la zona dell’Oasi Torre Calderina (riportiamo a fianco le due differenti mappature e, in particolare, il CR4a di Cala San Giacomo). «Zona cuscinetto tra la zona agricola e quella urbana», per il vicesindaco Uva: spiegazione inconsistente. Su questi presupposti (assenza dello studio di Agraria, differenti perimetrazioni, surrettizia urbanizzazione, comparsa del CR4a su Cala San Giacomo) l’opposizione ha palesato in consiglio un presunto conflitto d’interessi. Tacciato di «temperamento focoso» il consigliere Patimo, che aveva posto per primo il dubbio. «Nessuna attività pregiudiziale», ha ribadito Salvemini nella conferenza del 22 febbraio, ma era necessario «andare fino in fondo». Controllato il catasto comunale, scoperta l’incompatibilità: alcuni terreni della CR4a di Cala San Giacomo appartengono non solo a famigliari di assessori in carica e ex revisori dei conti sodali con il sindaco Azzollini, ma anche ai familiari dell’ing. Rocco Altomare, dirigente di nomina politica del Settore Territorio e caporedattore del Piano dell’agro. Il piano sbloccherebbe anche una serie di progetti, bloccati dal Prgc del 2001, come il complesso alberghiero integrato «Gelso Rosso», redatto proprio dall’ing. Altomare nel 1997/98 e collocato nella CR4a di Levante. CONFLITTO D’INTERESSE «Incompatibilità dell’ingegnere che parte dall’attuazione del piano regolatore - ha tuonato Piergiovanni nella conferenza del 22 febbraio - e si evidenzia lampante in questo piano per l’allargamento delle CR4». Inoltre, «non è possibile essere progettista e nello stesso tempo responsabile del procedimento del progetto, significa essere il controllore di se stesso». Un’accusa che «non nasce dalla politica del sospetto, ma dalla volontà di rendere un atto politicamente corretto e trasparente», la chiosa di Piergiovanni, uscito durante il voto di adozione in consiglio per evitare problemi d’incompatibilità (per il possesso di una particella fondiaria privata). Comprovato il sospetto di conflitto d’interessi dal rifiuto da parte dell’amministrazione Azzollini degli emendamenti proposti dall’opposizione, che avrebbero dissipato ogni dubbio: riperimetrazione del contesto CR4a di Levante in base allo studio di Agraria, eliminazione della CR4a di Cala San Giacomo (da reincludere nel contesto CR3) e delle prospettive di intervento diretto e ristrutturazione urbanistica. Nessun chiarimento al diniego, ma «tutti abbiamo visto come le risposte date dal vicesindaco Uva siano state suggerite e determinate dall’ing. Altomare, dimostrando l’assenza di un indirizzo politico dell’amministrazione che dovrebbe rappresentare gli interessi della città e non del singolo - ha continuato Salvemini - lo stesso consigliere di maggioranza Angelo Marzano, rispondendo alle accuse di conflitto d’interesse, replicava di non sapere nulla, di essersi completamente affidati al capo del settore Territorio». Svolta nei rapporti tra maggioranza e opposizione per una situazione politica non più sostenibile, macchiata anche «dalla bitumazione di una strada del comparto 5 che conduce alla villa dell’assessore Giacomo Spadavecchia», ha ricordato il consigliere Salvemini. Un’amministrazione comunale dev’essere estranea a ogni ragionevole sospetto: «l’amministrazione Azzollini non dimostra un profilo estraneo da ogni sospetto - la chiosa di Porta - non perché siamo cultori della teoria del sospetto».

Autore: Marcello la Forgia
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