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L'inventore del sistema Common Rail a Molfetta: vi racconto come è nata la mia invenzione
10 marzo 2016

MOLFETTA - Fisico, poco più che settantenne, barese purosangue e un’invenzione alle spalle che ha rivoluzionato il motore diesel. Lui è Mario Ricco, oggi direttore del Distretto della Meccatronica pugliese MEDIS, passato alla storia per aver inventato a soli 45 anni, nella prima metà degli anni novanta, in Puglia e precisamente a Modugno, il sistema Common Rail per il motore diesel. Prima di allora ci avevano provato in molti, ma con scarsi risultati. La marcia in più all’epoca fu l’intuizione di voler utilizzare l’elettronica al servizio della meccanica e la voglia di riscatto di quel gruppo di 50-60 persone che rischiavano da un momento all’altro di passare dal lavoro di ricerca e innovazione alla produzione, con tuta blu indosso a stringere bulloni in fabbrica. Insomma, un’invenzione che scaturì dalla voglia di provare ad inventare qualcosa di nuovo. Ed è proprio di questo che Mario Ricco parla, dell’esigenza per un’impresa di innovare ma soprattutto dell’incredibile storia della sua scoperta.

A raccontare insieme a Ricco l’invenzione made in Puglia del Common Rail,  Corrado La Forgia, amministratore delegato Bosch Vhit di Cremona, e Nicola Intini, general manager Bosch Aresi di Bergamo, insieme alla presidente dell’Associazione Imprenditori Molfetta, Loredana Lezoche, che ha fortemente voluto questo evento per gli imprenditori della nostra area industriale e zona ASI.

Un collettore comune, dunque, che riesce in pochi anni ad affermarsi sul mercato dei motori diesel e a rivoluzionare il mondo dei motori a combustione interna.

Il sistema inventato da Ricco è caratterizzato dalla presenza di una pompa a bassa pressione con in serie un'ulteriore pompa ad alta pressione e di un condotto comune di accumulo. In questo sistema la pompa mette il combustibile in pressione e lo trasferisce al condotto comune. La pressione regolata grazie ad una valvola controllata elettronicamente, mantiene nel condotto comune, la pressione richiesta dalla centralina elettronica.

In sostanza l’invenzione sta nell’aver inserito una serie di  iniettori a controllo computerizzato, che al momento opportuno immettono l’esatta quantità di combustibile direttamente nella camera di combustione, limitando perdite, rumorosità e con un rendimento del motore maggiore.

Un’invenzione che non nasce da una semplice intuizione, ma da un lavoro di squadra, unito all’esperienza di ognuno: «L’architettura del common rail – spiega Mario Ricco – non era nulla di nuovo, la novità era l’introduzione dell’elettromeccanica nel motore diesel, e soprattutto l’assoluta riproducibilità dell’impianto – conclude Ricco – a costi bassi per il mercato dell’epoca».

Ma l’invenzione, da sola non basta, deve seguire l’industrializzazione.  E qui la storia del Common Rail, si complica. Nei primi anni Novanta, infatti, la Magneti Marelli (gruppo Fiat) aveva altre priorità e Ricco (che lavorava per Elasis, ndr) per non vanificare gli sforzi finora fatti, iniziò a corteggiare i vertici di Mercedes.

«Quello che mi gratifica di più in tutta questa storia è la scelta del componentista. Infatti l’approccio con i tedeschi di Mercedes non fu affatto facile – spiega Ricco ai presenti -  ci consideravano italiani, e ci guardavano dall’alto verso il basso, ma la squadra si fece valere e dopo poche settimane fu presentata la prima vettura a Stoccarda. I tedeschi non credettero ai loro occhi», il resto è storia dei giorni nostri.

Il progetto fu ceduto in pochi mesi (nell'aprile 1994) all’azienda tedesca Robert Bosch GmbH su pressione della Mercedes, che si occupò dell'industrializzazione e della commercializzazione del Common Rail.

Un successo senza eguali che ha segnato un pezzo di storia del motore diesel, a significare che conoscenza, curiosità e creatività sono i tre ingredienti fondamentali alla base di ogni innovazione, ma senza la passione e la perseveranza non si va proprio da nessuna parte.

© Riproduzione riservata

Autore: Giovanni Angione
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