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Investire sul paesaggio Intervento
15 maggio 2007

Egr. Dott. De Sanctis, seguo con estremo favore gli articoli che pubblicate sul Vostro pregevole mezzo d'informazione che, credo senza timore di smentita, dia lustro alla nostra Città, sia per la qualità delle penne giornalistiche (alcune in erba e altre molto “esperte” professionalmente parlando), sia per la trasparenza dei modi con cui svolgete la Vostra attività d'informazione, spesso controcorrente, ma sempre impegnati nell'approfondimento delle plurime, a volte, verità della notizia. Dal 2000 ho lasciato Molfetta per esclusivi motivi di lavoro e avendo avuto la fortuna di vivere sempre in città medio grandi del Nord (Veneto, Emilia e ora Liguria) ho sperimentato l'importanza di quei principi espressi dalla Convenzione Europea del Paesaggio tra i quali c'è l'idea che la qualità di questo possa fornire un apporto sostanziale al decisivo equilibrio tra attività economiche e protezione dell'ambiente, suggerendo un innovativo approccio “economico” al territorio. Il paesaggio non è più un bene da sfruttare a prezzo di gravi e a volte irrecuperabili depauperamenti ma deve essere invece gestito come un vero e proprio patrimonio di fattori capaci di produrre una reale moltiplicazione di ricchezza se valorizzati nel rispetto della loro peculiarità ed eccellenze. Esso, recita la Convenzione, “rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale e contribuisce così al benessere individuale e sociale”. Va da sé la necessità urgente di comprendere che questa nuova concezione suggerisce quindi un ribaltamento di logica quasi copernicano. L'intendimento del Legislatore europeo è che, pragmaticamente, il paesaggio è un “bene” la cui qualità, sempre più ricercata, può favorire guadagni direttamente legati alle risorse territoriali di cui è più immediata espressione, considerando tra queste per es. le rendite fondiarie e quelle turistiche, la produzione di beni materiali esclusivi ad alto valore aggiunto e difficilmente imitabili come quelli di tipo agroalimentare, artigianale, industriale e nel settore dei servizi. Il principio fondamentale codificato è rappresentato dal paesaggio, quale risorsa economica specifica, proprio quando viene rispettato. Il termine paesaggio è di origine estetica mentre territorio di natura politica. Questo viene da terrore e non da terra come viene spiegato nel Codice di Giustiniano, quello, invece, discende dalla rappresentazione artistica, dai dipinti degli artisti olandesi e italiani del Seicento e Settecento. Territorio e paesaggio si riferiscono alla stessa realtà, significano la stessa cosa ma secondo un versante e un intento del tutto opposti sebbene complementari. Il primo corrisponde all'immagine cartografia, il secondo a tutto ciò che a quest'ultima sfugge. Trattando l'argomento in questi termini, quindi, anche quando si parla di processi economici si deve obbligatoriamente parlare di territorio e delle connotazioni socio-culturali ampie che lo contraddistinguono legate al paesaggio e alle comunità che lo animano. Un investimento sul paesaggio diventa così a tutti gli effetti un investimento anche economico che si riverbera sulla vita stessa del territorio e le connessioni tra la dimensione paesaggistica e territoriale e quella economica diventano evidenti anche se si considera che la produzione in senso lato si fonda su sistemi artificiali e semi – naturali. In definitiva, l'azione umana non si può disgiungere dal paesaggio inteso nella sua complessità e complessività. La tesi secondo cui la territorializzazione si produca e riproduca sulla base di un calcolo economico ristretto può definirsi il residuo di una concezione meccanicistica della vita sociale priva di ogni fondamento. Un semplice esempio (portato agli onori della cronaca cittadina di recente) per capirci: se su un piccolo lotto di terreno viene fatta una speculazione edilizia, o di destinazione d'uso, ci sarà un apparente vantaggio particolare per qualcuno nell'immediato, per quel delimitato episodio, ma alla fine tutto il territorio perderà in qualità anche per colpa di quell'intervento, il quale arriverà a pagare le conseguenze a sua volta della perdita di ricchezza globale di cui è causa. Ragionando in questi termini paesaggio e capitale costituiscono due livelli di descrizione diversi dello stesso “oggetto”; anzi il valore aggiunto ulteriore da individuare è proprio nel paesaggio che non è riducibile a un semplice insieme di beni capitali come per il secondo. A questo punto vorrei sottoporre alla Sua qualificata attenzione quello che quotidianamente si può scorgere attraversando la nostra città: non è necessario essere dei critici per cogliere quelle minime intrusioni che generano fastidio, per uno come me nato in periferia (via Terlizzi altezza distributore carburanti Agip) e cresciuto sugli approssimativi campi di calcio in terra che regnavano incontrastati tra gli orti dei contadini, né mi può essere utile sfogarmi contro quegli orrori che, di giorno in giorno, continuo a vedere spuntare su un cammino che conoscevo ad ogni passo. Queste riflessioni non vanno lette nei semplici termini di un romanticismo naturalistico legato ai miei luoghi d'infanzia, né come la necessità di crogiolarmi nell'estetica dei bei tempi passati, così come fa ogni “emigrato” al proprio ritorno a casa. Vivere lontano da Molfetta è già molto duro ma non è solo per questo che il pessimismo diviene una delle reazioni più facili da innescare soprattutto quando esistono effettive difficoltà di interpretazione di ciò che sta accadendo nel tessuto urbanistico della città. In una visione storicistica ogni periodo ha un suo momento di decadenza in cui si rimpiange un passato mitizzato attraverso il filtro della distanza temporale nel quale si viveva meglio e si era più felici. Abbiamo in mente unicamente il calcolo dei vantaggi, che sono sempre parziali perché rifuggono dalla econometria del bello, del piacere, della soddisfazione residenziale ed esistenziale. In sostanza del valore affettivo. I nostri amministratori sono stati sagaci nel richiedere la realizzazione di un parco cittadino nel recente insediamento commerciale del'outlet, multisala e prossimo erigendo ipermercato ma in centro città così come in periferia come tutelano l'ambiente e gli spazi cittadini? Ecco allora l'importanza del concetto di “geografia umanistica”, cioè del paesaggio come elemento di soggettività: il sense of place, il senso del luogo, il concetto di radicamento, per giungere al concetto di inscape, il paesaggio interiore, quello che ognuno di noi elabora, proprio perché ognuno di noi ha un suo modo di vedere, una sua sensibilità che va assolutamente considerata. E allora cosa mi piace? Beh, sono molto contento che un uomo molto affezionato alla sua terra e alla sua città metta ordine, risistemi e organizzi tutto lo spazio verde e la battigia della prima cala. Credo, parlo soggettivamente, che lo faccia molto bene e considerato l'impegno e il tempo profuso lo nominerei simbolicamente tutore di tutti gli spazi cittadini aperti. Ritengo che sia un esempio luminoso di cittadinanza attiva, di protagonismo vissuto nell'impegno fattivo, che si costruisce e si consolida nelle dimensioni personali del vivere di noi cittadini che siamo chiamati ad essere, in modo nuovo e creativo, testimoni, sentinelle che sanno vegliare e misurare l'impegno e il lavoro dei nostri amministratori. Scorgo, inoltre, tante ricchezze e potenzialità in molti nostri giovani a cui serve, forse, solo un'iniezione di ottimismo positivo… nei miei giorni feriali trascorsi a Molfetta, in coincidenza delle recenti festività pasquali, mi sono fermato spesso a fissare l'alacre, organizzata e faticosa opera di questo umile giovanotto di cui non conosco neanche il nome e sono rincasato molto più ottimista appunto, e con tante risposte a quelle stesse domande che ho tentato di porre e di sottoporre alla Sua attenzione. Noi cittadini ci sentiamo spesso non attori ma bersaglio passivo degli obiettivi della politica, destinatari di decisioni che sono sottratte alla nostra comprensione e di cui ci giungono chiari solo gli effetti negativi. Di sicuro quell'uomo avrà la Sua Storia, ma i frammenti di vita quotidiana che dedica a questo Suo passatempo – hobby, mi rappresentano un contesto di senso, una cornice ideale per l'azione delle politiche pubbliche di tutela del territorio, un concreto gesto d'azione che valuto come la migliore risposta ad una domanda di intervento, un sapere pratico e personale di cui dispone e che vuole mettere in uso. Beh, sono contento che, ancora una volta, la mia amata città mi abbia ricordato quanto misurano le distanze tra la politica amministrata dall'attore pubblico istituzionale e quella realmente domandata dal cittadino utente.
Autore: Michele La Forgia
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