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In piazza a difesa della scuola pubblica
15 aprile 2011

Anche Molfetta il 12 marzo scorso, in concomitanza con le manifestazioni organizzate in tutta la penisola, ha manifestato in piazza contro una scuola pubblica sempre più trascurata dal governo con meno docenti, meno tempo scuola e meno finanziamenti. Una manovra, quella iniziata circa un anno e mezzo fa con la riforma scolastica, che ha distrutto la scuola pubblica a vantaggio di quella privata. Molfetta con il coordinamento formato da genitori e insegnanti, costituitosi circa due anni e mezzo fa, ha voluto come in tutta Italia esprimere il proprio dissenso con una manifestazione pubblica a cui hanno preso parte oltre agli insegnanti, perlopiù della scuola primaria, anche gli alunni del Liceo Classico di Molfetta. Una manifestazione nata quasi in maniera spontanea, dicono gli organizzatori, dopo l’attacco del premier Silvio Berlusconi, sulle modalità di insegnamento nelle scuole pubbliche italiane. “Una dichiarazione da restare senza parole”, dice a Quindici, Antonella de Ruvo, rappresentante del comitato promotore della manifestazione, riferendosi alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio pronunciate a febbraio scorso. “Noi insegnanti educhiamo, non inculchiamo”, queste le parole piene di risentimento dell’insegnante. “Nelle classi si parla, specialmente in questo periodo in cui si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia, di costituzione, dei valori dell’unità d’Italia, dei valori di solidarietà, di accoglienza, di pace, pertanto - continua la docente - se parlare di questi valori significa inculcare, allora possiamo dire che inculchiamo, ma in realtà noi educhiamo e non inculchiamo. Educhiamo i ragazzi ad essere dei cittadini consapevoli e a collaborare tra di loro - precisa la rappresentante del coordinamento molfettese. Insomma, un assalto alla scuola pubblica, già avviato negli anni scorsi con la riforma Gelmini che ridurrà, secondo i docenti, il livello di preparazione degli studenti italiani. “Ci stanno distruggendo la scuola pubblica - ribatte l’insegnante de Ruvo - avevamo una scuola pubblica di ottime qualità, in particolare la scuola primaria, ai primi posti per le qualità di insegnamento, e questo grazie all’organizzazione modulare avuta fino a due anni fa”. Ma non solo, quello che di più influisce sulla qualità della scuola, sono i tagli delle ore di insegnamento avuti con la riforma, circa 20.000 cattedre soppresse perché ritenute inutili secondo il Ministro della Pubblica Istruzione. “Quello che è cambiato è la qualità dell’insegnamento, dunque della scuola in generale - ribadisce l’insegnante - con l’organizzazione modulare, l’insegnante aveva competenze ben specifiche che oggi mancano alla maestra unica. I ragazzi uscivano dalle nostre scuole realmente preparati su tutto, oggi la maestra unica si trova a dover insegnare di tutto, tra musica, tecnologia, matematica, italiano, inglese, con la pretesa che l’insegnante sappia tutto di tutto, e questo non è possibile. La riforma è stata un ritorno indietro a trent’anni fa, quando la società, diversa da quella attuale richiedeva essenzialmente l’alfabetizzazione della gente - conclude l’insegnante - oggi la società impone bisogni diversi.” Tagli dunque senza alcun criterio di efficienza, “si è pensato solo a risparmiare” ci dice la docente, “vogliono essenzialmente una scuola con meno tempo, meno scuola il più possibile, con l’intento - secondo la rappresentante del coordinamento molfettese - di avere della gente meno preparata”. Un altro problema serio riscontrato dopo i tagli della riforma è stato il taglio delle ore di servizio alle insegnanti di sostegno. “Una figura - come ci spiega l’insegnante de Ruvo - non presente negli altri paesi, un fiore all’occhiello della scuola italiana, che hanno ridimensionato tagliando delle ore importantissime, necessarie al sostegno di ragazzi disabili.” “Tagli insulsi, che servono solo a rimpinguare le casse dello Stato”, attaccano alcuni studenti presenti. Anche loro cercano di manifestare il loro dissenso. Durante la protesta tenutasi a Corso Umberto, anche i ragazzi del Liceo Classico hanno voluto dare il loro contributo alla manifestazione, leggendo alcuni articoli della Costituzione italiana e alcuni scritti di uomini illustri tra i quali il discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950 da Piero Calamandrei. Un discorso pronunciato più di sessant’anni fa in cui Calamandrei ipotizzava da parte dello Stato l’abbandono e il disinteressamento della scuola pubblica a favore della scuola privata, come riportato in questo stralcio del suo discorso. «Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. » […] Un discorso attualissimo, quello di Calamandrei, che più di sessant’anni fa riuscì a prevedere (con un’ipotesi teorica, come lui stesso precisa) la situazione attuale, con efficace analisi della condizione politica che si sarebbe potuta verificare in Italia, oggi purtroppo divenuta per alcuni analisi della situazione odierna.

Autore: Giovanni Angione
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