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Il regista molfettese dei buoni sentimenti L'intervista . Giulio Mastromauro vincitore con “Carlo e Clara ” del David di Donatello web
15 luglio 2014

Carlo e Clara del giovane regista molfettese Giulio Mastromauro è risultato vincitore del “Premia il tuo corto preferito”, sezione web del David di Donatello 2014, collezionando ben 5.683 voti e quasi 11mila visualizzazioni. È la prima volta che uno dei premi più prestigiosi del cinema italiano dà la parola al popolo del web. E il popolo del web ha risposto “Carlo e Clara”. Girato a Molfetta, nell’agosto 2012, tutta l’azione del corto si svolge in un vecchio ospedale dall’aspetto curioso in cui una coppia di anziani, Carlo e Clara, attende “il proprio turno” tenendosi per mano, avviandosi verso una nuova vita di reincarnazione. L’attesa, per Clara, si trasforma in esitazione quando chiede a Carlo “mi cercherai anche stavolta?” mentre lui la rassicura dolcemente “Non avrò pace, ovunque sarai”... Una dichiarazione d’amore per la vita. Questo particolarissimo cortometraggio è magistralmente interpretato dalla giovane attrice romana Virginia Gherardini e da due pezzi di storia del cinema italiano, i quasi novantenni Angela Goodwin e Franco Giacobini. Così anche Molfetta finisce negli annali del premio cinematografico più importante in Italia grazie a questo emozionante e premiatissimo cortometraggio, prodotto da ZEN.movie e Digressione Cinema di Girolamo Samarelli e interpretato da Franco Giacobini, Angela Goodwin e Virginia Gherardini. Giulio Mastromauro vive a Roma con la sua compagna Virginia e il loro bellissimo bambino Theo, ora è impegnato con il prossimo lavoro, “Nuvola”, le cui riprese si svolgeranno sempre a Molfetta tra agosto e settembre, ma anche con altri impegni a Parigi. Quindici è riuscito a rubargli alcuni minuti per rivolgergli alcune domande. Poco più di trent’anni, liceo classico, laurea in giurisprudenza ed il cinema. Quando ha capito di voler “fare il cinema”? De Ceglia, con il quale ha collaborato ne “I lavoratori del mare”, De Palo , premiato per “Volti”, sono solo alcuni dei giovani registi ai quali aggiungere sceneggiatori, tecnici , che hanno origine comune. Si può parlare, pertanto, di una scuola molfettese? «Ad unirci è stata proprio l’esperienza sul set di Mimmo. C’eravamo tutti, anche Boccassini e la Armentano. E’ nata una bella amicizia e una stima profonda, ma perché si possa parlare di “scuola” dev’esserci condivisione di formazione, stili e linguaggio. E’ bello però, nelle diversità, scoprirsi figli dello stesso mare». Premi per la sceneggiatura di Ariel, riconoscimenti per Amor Taciuto, aiuto regia ne “In nomine Satan”, collaborazione in “Habemus papam”, regia del video musicale i “Nina” di Omar Pedrini, tra fondatori della casa di produzione Zen Movie, ideatore del primo video blog sul cinema in Italia, fino a Carlo e Clara. Cliccando il suo nome, viene visualizzato il sito www.pugliaeccellente.com. Si sente multitasking o sta cercando, nell’eccellenza, il ruolo a lei più congeniale? «Ci sono due parole a cui sono molto legato: ricerca e libertà. Credo che un artista debba studiare, approfondire, viaggiare, curiosare e magari cambiare idea. La coerenza non fa bene e non ti fa crescere. Non so cosa mi riserverà il futuro e quasi non mi va di saperlo, preferisco piuttosto stupirmi del presente». Quale è stata la genesi di Carlo e Clara? «Il mio è un “mestiere” di alti euforici e i bassi patologici. “Carlo e Clara” è stata la “cura” ad un momento non proprio positivo. Spesso la vita assesta dei colpi molto duri e non sempre abbiamo la forza di reagire e di risollevarci. E’ in quei momenti che dobbiamo ricercare dentro di noi le “mille altre ragioni” per andare avanti. Spero davvero di essere riuscito a condensare in pochi minuti un messaggio importante e positivo». Dalla poesia che traspare, si evince una certezza che le affinità elettive siano destinate ad incontrarsi e a riconoscersi in eterno. Crede che non ci si debba stancare di cercarsi ancora e che sia una questione di poco, giusto il tempo di buttare fuori il fiato? «Sono molto legato a questa battuta. Credo ci voglia davvero molto poco a “lanciarsi” e provare ad essere felici, senza troppe paure. Quello delle affinità elettive è un espediente narrativo. Vuol dire: godiamo appieno della vita ma facciamolo sempre insieme a qualcuno. Non riuscire a condividere le gioie e i dolori con qualcuno è forse la cosa più triste al mondo. E’ questo il cardine drammaturgico del mio prossimo lavoro, NUVOLA, tutto interamente ambientato a Molfetta. Proverò a cucire addosso alla nostra città una veste di scintillante poesia e verità». Protagonisti di “Carlo e Clara” sono Franco Giacobini e Angela Goodwin con la partecipazione di Virginia Gherardini. Come è riuscito ad incontrare e a convincerli a diventare protagonisti del suo corto? Pensa di essere stato influenzato dl fatto che i protagonisti siano una longeva coppia nel cinema e nella vita, rappresentando un esempio? «Era un’afosa serata di luglio all’Isola del Cinema di Roma. E’ stato un incontro del tutto casuale, anche se penso sia stato l’universo a volerlo. Li ho visti arrivare da lontano, mano nella mano, che si guardavano negli occhi come due adolescenti che hanno da poco scoperto l’amore. Avevo terminato la scrittura di “Carlo e Clara” e, devo ammetterlo, mai avrei pensato che esistesse per davvero una coppia così. Film a parte, conoscerli è stato un vero privilegio. E’ nato un rapporto speciale. Giusto per intenderci, qualche giorno fa abbiamo divorato un libro intero a casa loro, tutto d’un fiato. Mia moglie Virginia leggeva, mio figlio dormiva come un sasso tra le mie braccia. Basta davvero poco per essere felici». Con 5.683 voti il suo cortometraggio si è aggiudicato “il podio” per la sezione cortometraggi del premio David di Donatello 2014. Chi vorrebbe ringraziare? «I premi per un giovane regista sono come l’asta del funambolo, servono a tenersi in equilibrio. Ma quando è il pubblico a decidere e a diffondere il tuo lavoro attraverso il passaparola, la soddisfazione è enorme. La vittoria del David di Donatello web è stato un successo incredibile e inaspettato. Non basterebbe un articolo intero per ringraziare tutte quelle persone che hanno amato e sostenuto il film portandolo alla vittoria. Vorrei poterli abbracciare tutti, uno ad uno». Pensa che i sogni si avverino? E lei ha realizzato i suoi? «I sogni non sempre si realizzano, ma dovremmo avere comunque il coraggio di tirarli fuori dal cassetto e osare, rischiando anche di non riuscire. Ma vivere di rimpianti mai. È questo che vorrei insegnare a mio figlio Theo: di provarci, sempre e comunque».

Autore: Beatrice Trogu
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