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Il potere dei segni
15 febbraio 2018

Chissà cosa avrebbe pensato don Tonino, che ricorderemo con Papa Francesco a Molfetta il 20 aprile in occasione dei 25 anni dalla sua morte, vedendo lo scenario politico di questi giorni. Lui, purtroppo, non c’è più, ma restano le sue parole rivolte ai politici del tempo, ben 30 anni fa, nel dicembre del 1998. Parole profetiche e ahimè, ancora attuali, insieme col potere dei segni. Leggiamole insieme stralciando qualche brano dalla sua lettera pastorale: «Non ubriacarsi di potere. Non esaltarsi per un successo. Non montarsi il capo con i fumi della gloria. Guardarsi dal capogiro dei soldi e della carriera. Coltivare religiosamente l’autocoscienza del limite. Evitare la sbornia delle promesse. Mantenere l’equilibrio nel vortice delle passioni. Preservarsi dalle vertigini che può dare il potere d’acquisto della propria parola, sul tavolo delle spartizioni e dei compromessi. (…). I partiti, cioè, si sono ubriacati. Verso il basso, hanno espropriato i cittadini e i “mondi vitali” di alcune loro mansioni primarie, assorbendo per esempio l’informazione, l’editoria, la cultura, lo spettacolo, e spesso condizionando la vita di gruppi e associazioni. Verso l’alto, hanno invaso quasi tutte le istituzioni dello stato, non solo lottizzandosi gli enti pubblici esclusivamente secondo criteri di appartenenza politica, ma anche mitizzando la disciplina di partito (se non addirittura di corrente) a scapito della coscienza individuale e snervando perfino la sovranità del Parlamento, sempre più ridotto a cassa di risonanza per accordi presi fuori di esso. Non è più lo stato sociale, ma lo stato dei partiti. Le conseguenze di questo corto circuito sono drammatiche. Da una parte i problemi ristagnano, i progetti parcheggiano, gli intoppi burocratici si infittiscono, e perfino certe provvidenze di legge si incagliano sui fondali della sclerosi amministrativa, si usurano negli intrighi delle clientele, e naufragano nel gioco delle correnti. Dall’altra parte cala la fiducia nella politica, visto che è stata ridotta dalla partitocrazia non a “coagulante” ma a “dissolvente” sociale. L’opinione pubblica accentua sempre più la tendenza ad angelicare la società e a demonizzare lo stato. I giovani, pur sentendo una vivissima vocazione alla solidarietà, preferiscono riversare il loro impegno nel volontariato: questo sta a dire che rifiutano ormai le semplici proposte di gestione e cercano altrove i laboratori per la rigenerazione dell’humus etico della politica. Si tirano indietro anche gli adulti, disgustati dallo spettacolo dei partiti che, abusando di reciproche interdizioni per osceni motivi di ingordigia nella spartizione delle pubbliche spoglie, producono, anche nelle nostre amministrazioni locali, paurosi ristagni e incredibili paralisi di governo. Attenzione, amici. Aggiustate le bilance! Perché non si ruba solo quando si ricava profitto sulla merce. Si ruba anche quando si ricava potere sulle coscienze». Parole che sembrano scritte ieri e che, rilette oggi, rappresentano una condanna per una classe politica che non è stata capace di evolversi in senso positivo, ma è degenerata in qualità e in capacità di affrontare e risolvere i problemi. Oggi quella che dovremmo considerare la classe dirigente e buona parte di quella che si candida a sostituirla, non sono di grande livello. Anzi! E’ vero che in questi anni abbiamo assistito alla disintegrazione della politica e degli stessi partiti, sicuramente degenerati, ma strumenti di rappresentanza sociale e soprattutto di fede nel loro simbolo di valori, anche se sempre più spesso traditi. Oggi vanno di moda le liste civiche che permettono a personaggi che ieri occupavano le terze o quarte posizioni, di passare in prima fila, abiurando fedi, valori, appartenenze per inventare nuovi simboli, spesso non rappresentativi di realtà sociali, ma solo di interessi personali, a caccia di ricche retribuzioni e altrettanto lucrosi vitalizi parlamentari. E così, mentre la casta riproduce se stessa nella forma peggiore, i cittadini si allontanano dalla politica e rifiutano perfino di esercitare il loro diritto di voto, costato sangue e sacrifici dei loro padri. E’ un errore imperdonabile, perché in questo modo si lascia, ai mercenari della politica, la possibilità di fagocitare il voto dei fedelissimi, dei clienti e degli aspiranti tali che saranno i veri fruitori dei vantaggi dei loro eletti. Si dimenticano, invece, i problemi reali della gente, le loro necessità, il futuro dei giovani e le condizioni dei disoccupati, dei poveri, degli ultimi. E per difendere gli interessi di pochi si igorano i bisogni dei molti. In una nave sempre più alla deriva senza una meta né un orizzonte. Di volta in volta si offrono improbabili promesse e si crea il mondo delle illusioni (tagli di tasse, migliaia di posti di lavoro, sanità per tutti, ecc.) accompagnata dalla paura degli altri e soprattutto dei diversi e degli immigrati. Così personaggi irresponsabili alla Salvini ridanno fiato a un fascismo dimenticato e alimentano l’odio razziale e l’intolleranza, strade privilegiate per le guerre civili. Disertando i seggi e le urne, lasciamo campo libero a questo terrorismo psicologico e ai suoi fanatici protagonisti che, pur di arrivare al potere, non pensano ai danni economici che provocano all’intera comunità. Ignoranti e rozzi sono incapaci di elaborare programmi e vanno avanti solo con slogan razzisti (“l’Italia agli italiani”) e il gregge, stanco e impoverito, spera che questi possano essere i nuovi salvatori della patria. Ecco perché in questo clima dove gli odiatori di professione la fanno da padroni, occorre mantenere la propria libertà intellettuale e il coraggio civile di opporsi a fanatici, populisti e qualunquisti che popolano il nostro panorama politico. E il voto è l’unica arma che ci resta, anche con una legge elettorale, il Rosatellum, che non ci permette una piena scelta degli uomini che ci devono rappresentare. Purtroppo ce la sia meritata questa classe politica, la Germania ha la Merkel, noi abbiamo Salvini e Berlusconi che litigano per chi deve essere il leader e la cui coalizione, avendo interessi diversi, si frantumerà il giorno dopo il voto. Se ciò non dovesse avvenire, le previsioni sono le più nere, perché se il leader di Forza Italia deve governare con la Lega antimeridionale (non fatevi incantare dalle apparenze: questi odiano il Sud, vogliono solo i nostri voti), dovrà subire i ricatti razzisti e xenofobi, ma anche quelli che hanno come obiettivo, l’emarginazione del Mezzogiorno. A Molfetta assistiamo in questi giorni alla fine del ventennio azzolliniano, con un senatore messo da parte dopo ben 5 legislature e sostituito con una donna proveniente dalle sue fila. Abbandonato da tutti, il sen. Azzollini è stato buttato via come un ferro vecchio e inservibile e oggi monta la sua rabbia contro tutto e tutti. Dimenticando, però, le sue responsabilità, il suo delirio di onnipotenza, la sua intolleranza alle critiche, la sua ostilità verso i giornalisti, la democrazia e la libertà, in spregio ai principi costituzionali sempre violati. Oggi Antonio Azzollini è solo con la sua ridotta corte del cerchio, non più magico, della Nutella, le sue donne dispensatrici di cattivi consigli e di odio verso gli avversari. Ma in contrapposizione alle prefiche azzolliniane, per la prima volta a Molfetta abbiamo ben 6 candidature femminili: un sicuro segnale di rinnovamento e di riconoscimento del loro ruolo, accanto alle figure maschili anch’esse apprezzabili, sulla strada del cambiamento. E con questa nota di ottimismo che ci permette di scegliere anche rappresentanti femminili presenti in tutte le formazioni elettorali, rivolgiamo ancora una volta l’invito ad andare a votare. Non lasciamo agli altri la scelta del nostro futuro. E non dimentichiamo il potere dei segni. © Riproduzione riservata

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