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Il porto dei sogni
15 gennaio 2010

La notizia è di quelle clamorose, ma tenuta sotto silenzio: potrebbe sconvolgere programmi, demolire certezze consolidate, far crollare tutto un castello costruito sulle aspettative di un popolo fattosi servo nella speranza di un benessere materiale che non ci sarà. Anzi, il rischio è che i cittadini debbano pagare i danni di una scelta azzardata che peserà sulle loro tasche per decenni, ancora di più di quanto è avvenuto con gli errori compiuti in passato sull’edilizia e che continuiamo a pagare. Il porto dei sogni, rischia di diventare il porto delle nebbie, dei debiti che si accumuleranno a causa di una leggerezza (l’avvio dei lavori, pur sapendo che sarebbero stati bloccati) e di una presunzione («tanto tutto poi s’aggiusta») tipiche del berlusconismo e del tremontismo dilaganti, assorbiti in toto dal nostro sindaco-senatore Antonio Azzollini. La Cmc di Ravenna (Cooperativa Muratori e Cementisti), ditta appaltatrice dei lavori del nuovo porto, stanca dei continui ritardi nel proseguimento dell’opera, avrebbe inviato un ultimatum all’amministrazione comunale: o ci consenti di continuare il lavoro oppure chiederemo la risoluzione del contratto, con tutti i relativi danni. La cifra stratosferica si aggirerebbe su oltre 57 milioni di euro, che ricadranno sui cittadini. E questo denaro sprecato si aggiunge a quello per i ritardi nella costruzione della capitaneria per un’iniziativa del sindaco e a quelli per l’impianto di compostaggio, dove sono stati pagati fior di quattrini sia agli avvocati per incarichi revocati e sia alla ditta Mazzitelli per chiudere la vicenda. Sono gli errori della democrazia, sono i pericoli del populismo a Roma, come a Molfetta, dove la dittatura della maggioranza finisce col prevaricare l’interesse collettivo e la libertà di ciascuno. Alexis de Tocqueville (1805 – 1859), geniale pensatore liberale francese del XIX secolo aveva previsto questi rischi. «Può tuttavia accadere – egli scriveva - che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo». Una visione profetica di quanto accade oggi in Italia e che viene replicata, in piccolo, nelle realtà locali. Le parole di Alexis de Tocqueville, sembrano scritte oggi e ci spingono a riflettere sulla nostra condizione, non avvertita da metà degli italiani che vivono in una realtà diversa fatta di illusioni che non diventeranno mai realtà. Il modello vincente è quello delle veline e la tendenza del potere è quella di allineare verso il basso tutte le masse, soprattutto sotto il profilo culturale. C’è chi, poi, per convenienza e opportunismo, accetta questa condizione perché produce prebende e occasioni di lucro personale. E così si crea l’illusione – alimentata dalla tv spazzatura del grande fratello, degli amici (anche degli «amici degli amici») dei quiz facili facili che ti danno un’ora di celebrità e una manciata di denaro – che tutti possono fare tutto, senza sforzo e senza cultura. Diceva Enzo Biagi che è più facile imporre una faccia (alludendo ai giornalisti televisivi), che una firma. E in questa mucillagine umana, come la definisce Giuseppe De Rita del Censis, non si sa più parlare in italiano, non si sa ragionare con la propria testa e ci si beve tutto quello che mamma Raiset ci propina ad uso e consumo solo degli interessi di chi governa in nome del popolo. E l’opposizione dal canto suo stenta ad organizzarsi, è incapace di avere una forza di contrasto, anzi è tentata dalle false offerte di collaborazione, di chi vuole eliminare anche il debole dissenso che lo circonda. Che dire della squallida telenovela recitata dal centrosinistra per la candidatura alla presidenza della Regione Puglia? Uno spettacolo disgustoso, che riduce ancora di più le speranze di reazione all’andazzo attuale. E che accade oggi a Molfetta? Si va avanti con la forza dei numeri, con quella dittatura della maggioranza che non ascolta consigli e continua a sbagliare e a commettere errori, il cui conto sarà scaricato sui successori, che dovranno imporre sacrifici impopolari sui quali si scatenerà l’ira dei cittadini per rimediare alle scelte di chi ha sbagliato prima di loro. E’ questa la società dei furbi. Il Palazzo trema, dopo i blitz degli agenti del Corpo forestale dello Stato inviati al Comune dalla Procura di Trani a indagare nelle carte dell’edilizia, uno scandalo che non è mai scoppiato in passato e chissà se scoppierà ora oppure si riuscirà, ancora una volta, a lasciare tutto come prima? Non crediamo che qualcuno stia tremando. Vediamo i personaggi che potrebbero essere coinvolti nell’inchiesta, ostentare sicurezza, come ostentano sicurezza sindaco e assessori di fronte all’ultimatum della ditta appaltatrice dei lavori del porto, che comunque per lo sminamento delle acque non potranno essere ripresi prima di due anni, altro che una settimana! E tutto intorno un silenzio assordante di coloro che direttamente o indirettamente si abbeverano alla mucca pubblica, ma alla fine a pagare saranno i più deboli. Gli uomini passano, ma il lucro resta, anche per più generazioni.

Autore: Felice de Sanctis
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