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Il pesce piccolo, la paura grande IL PROBLEMA - In agitazione la marineria di Molfetta
15 gennaio 2004

Quando c'è di mezzo la prigione le cose, inevitabilmente, si complicano. Ed è questo il motivo per cui anche i pescatori di Molfetta (circa cinquecento, impegnati notte e dì su una novantina di pescherecci per quasi tutto l'anno) sono in pieno stato di agitazione. L'Europa marcia al passo delle proprie regole ed a volte dimentica la realtà specifica, particolare, regionale. E ciò che sta succedendo alla pesca pugliese, ora che le autorità marittime hanno deciso di aprire tutti e due gli occhi sulla questione, ne è prova. Ecco cosa dice, in sintesi, il regolamento n. 1626 del 1995 emanato dalla Commissione europea: i pesci piccoli vanno salvati per garantire la riproduzione, quindi è possibile tenere tra le reti e portare a riva solo pesci con un certo minimo di taglia (con la tolleranza massima per non più del 10% del pescato). Vietata, in sostanza, la pesca di novellame. Sanzione: arresto fino ad un anno oppure multa fino a 3.300 euro, oltre al sequestro penale del mezzo. Esagerata, a detta della gente di mare. Problema: e se il pesce dell'Adriatico è più piccolo (come effettivamente è) di quello dei mari del Nord Europa? Potrà mai valere lo stesso trattamento? Altro problema: e se le reti utilizzate (con maglie di 40 millimetri) sono a norma, si dovrà rispondere ugualmente? Potranno tutti i pescatori sostituire gli “strumenti del mestiere” o allargarne le maglie? Quanto costerà? Su chi ricadranno le spese? Regna l'insicurezza, spaventa la reazione sproporzionata. Il provvedimento rischia di essere inutile: “I pesciolini rigettati in acqua, già morti, altro non diventano che cibo per uccelli” –insinua qualcuno. Lo sfascio sarebbe notevole: “Così si colpiscono anche commercianti e ristoratori” – urla qualcun altro. “La paranzella? Scordatevela pure” – dice rassegnato un terzo. Tante verità ed un dubbio finale: perché si è arrivati a questo punto? Chi ha ucciso spietatamente, oltre gli appetiti legittimi, gli “abitanti” del nostro mare? Eugenio Tatulli
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