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Il musico Stefano Felis da Bari nelle carthae dell’Archivio Diocesano di Molfetta
15 aprile 2020

Stefano Felis (Bari 1538 - post 1608) fu al seguito dell’arcivescovo Puteo nel viaggio in Germania e a Praga, dove conobbe il musico Filippo De Monte. Nel 1596 Felis fu maestro di cappella del Duomo di Napoli e dal 1594, a Bari, al servizio di San Nicola; appartenne alla generazione di Muzio Effrem e di Pomponio Nenna; una generazione di musici successiva a quella di Rocco Rodio «il più antico, tanto da aver vissuto la stagione di Bona Sforza», regina di Bari. Quei musici ebbero notorietà grazie ad una continua produzione di libri di musica, stampe di messe e più spesso di madrigali che, inseriti in antologie di «diversi eccellentissimi musici», sancivano la loro affermazione professionale. È sicuramente Rocco Rodio il capostipite ideale di quella che può essere definita una vera e propria scuola barese di polifonisti coinvolti nella produzione editoriale tra Cinquecento e Seicento; suo è il Missarum decem liber primus, pubblicato da Dorico a Roma nel 1562. Un inedito documento relativo a Felis è in un registro cinquecentesco di conclusioni del Capitolo della Cattedrale di Molfetta; nella conclusione, del 30 settembre 1571(la datazione va intesa secundum usum, cioè 1570) si legge della volontà dei canonici molfettesi di assumere Felis alle loro dipendenze in qualità di maestro di cappella, in quanto reputato «bono et sufficiente musico». Quella conclusione capitolare va inquadrata nell’ambito dell’episcopato di mons. Maiorano Maiorani, sulla Cattedra di Molfetta dal 1566. Maiorano si dimostrò zelantissimo nell’applicare i dettami del Concilio di Trento, anche in merito all’apprendimento della musica; evidente in quegli anni l’incremento delle scuole di canto destinate ai chierici, con lo scopo d’insegnar loro il canto gregoriano e il canto figurato. Maiorano indicò in Felis, «bono compositore persona honorata et di esperientia», colui che avrebbe potuto ricoprire l’incarico di maestro di cappella, ma forse anche di canto e provveduto a cantare in tutte le solennità celebrate dalla Chiesa di Molfetta, con l’intervento di una cappella musicale già attiva verosimilmente dalla metà del Cinquecento. È infatti il caso di ricordare quella «cappella de canto figurato» che partecipò alle celebrazioni in morte di Ferrante Gonzaga, tenutesi a Molfetta nel 1558. Felis avrebbe dovuto sottostare a quanto il Capitolo aveva stabilito già nel 1569 in merito alle incombenze del maestro di cappella ed al suo modus operandi: «seli diano ducati sei lanno incomenzato dala prima di Septembre passato etchesia obligato In tutte le feste sollempne et dimeniche cantare In chiesa et seli diano dettj ducati sei tertiatim et che nella cappella tenga sei vocj alle quale selidiano le parte superchie della massa comune et deli anniversarij»; allo stato attuale delle ricerche, non è noto se Felis abbia mai accettato l’incarico, dando seguito alla volontà del Capitolo Ecco la trascrizione del testo della conclusione capitolare relativa a Felis (Archivio Diocesano Molfetta, Capitolo Cattedrale, Conclusioni capitolari 1551-1573, f. 248v): «eodem die fu proposto per il Rev. Signor Vicario Reverendi fratres sanno le reverentie vostre como nel clero non vi e persona al servitio dela ecclesia in quanto alla musica poi che si trova privata de soi musicj et vedendo questo monsignore Reverendissimo et desiderando il servitio dela ecclesia et a tale nel clero si crescono et allevano clericj nella musica ha provisto duno bono et sufficiente musico che si chiama domino stefano de barj bono compositore persona honorata et di experientia et asumenti la virtù nelle persone ecclesiastice di detta ecclesia et sia servita et stante tante bone qualità de detto domino Stefano monsignore desideraria che questo Reverendo clero et capitulo acceptj detto domino Stefano per uno del gremio de esso reverendo clero et capitulo et decto domino stefano se obligava servire nella musica ad tucti li servitij di decta ecclesia tanto dentro como foro di detta ecclesia le reverentie vostre provedano ad quanto si e detto et dato il voto intorno fuit etiam conclusum unanimiter che se ringrazia monsignore Reverendissimo de la provisione facta del musico in persona de decto domino stefano de barj et stante tante sue bone qualità et per le virtù sue et per haverne de bisogno il capitulo per esserno morti tutti li soi musici et in tale nella ecclesia se ne allevirà alcuni musici et in tale decto domino stefano possi con bono animo servire decta ecclesia nellarte de la musica et che si accepta como aequalmente per prove […] et che decto domino stefano se oblighi nel arte dela musica cantando in tucte le feste sollenne […]». © Riproduzione riservata

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