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Il molfettese Riccardo Muti si racconta a Raffaella Carrà
15 maggio 2020

Riccardo Muti si racconta alla Carrà e ricorda orgogliosamente le sue origini molfettesi e la sua vita napoletana: “sono appulo-campano” perché nato nel paese del Vesuvio, ma vissuto a Molfetta (“la patria di Gaetano Salvemini”) nell’infanzia e nella giovinezza. Ecco perché l’appellativo “terrone” non lo disturba, anzi lo fa felice, “perché terrone, vuol dire appartenere alla terra e io sono fiero della mia terra”. Due ore del programma “A raccontare comincia tu” che la show girl emiliana ha voluto registrare nella bella casa- museo di Ravenna del grande Maestro d’ o r c h e s t r a , in compagnia della moglie Cristina Mazzavillani. E così il pubblico ha potuto ammirare un’abitazione molto personale che riflette le personalità di Muti e della moglie, piena di ricordi fotografici che si sfogliano sulle pareti accanto a quel piccolo pianoforte compagno di una vita del Maestro, molto legato alle tradizioni. Un Muti molto molfettese dalle battute dialettali, dalla pronuncia ineccepibile (con traduzione per la Carrà) alla cucina locale e ai ricordi piacevoli con citazioni in vernacolo (compreso l’appellativo di “memm” con la quale gli consigliavano di rivolgersi alla Regina Elisabetta, ma che gli ricordava la parola dialettale molfettese che indica la mamma), che racconta la sua vita e la sua scoperta della vocazione musicale, dopo un inizio poco felice. Il violino ricevuto alla festa di San Nicola non piaceva, infatti, al piccolo Riccardo. Perciò il padre Domenico, medico e grande melomane con una voce da tenore, era scettico sulla vocazione del figlio, pensando che il futuro Maestro non fosse portato per la musica (più tardi quando il figlio aveva cominciato lo studio della musica come i suoi 4 fratelli, pensò che al massimo avrebbe potuto dirigere la banda di Molfetta). Ma in quel primo sfortunato approccio col violino, prevalse l’intuito di mamma Gilda di provare ancora per un mese. E fu il miracolo di San Nicola, che lo portò a suonare il primo concerto a soli 8 anni nel Seminario Regionale, prima di abbandonare il violino per passare al pianoforte e alla successiva direzione d’orchestra. Molti episodi noti e raccontati anche nella biografia scritta dal giornalista Felice de Sanctis sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” oltre 30 anni fa (nel 1987), ma anche qualche inedito che arricchisce la conoscenza di questo personaggio molto amato dai suoi concittadini (Muti ha ricevuto nel 1991 la cittadinanza onoraria dal sindaco dell’epoca Enzo de Cosmo). Due ore di piacevolissima trasmissione che hanno fatto scoprire un Maestro Muti, noto per la sua rigorosità nel lavoro, persona simpatica e cordiale, che sorpreso la stessa Carrà. E a Molfetta tutti incollati allo schermo tv, mentre girano già i Dvd dell’intervista per coloro che non hanno potuto ascoltarla in diretta, ma anche per chi vuole conservare il ricordo di Muti orgogliosamente molfettese, grande personaggio della città accanto allo storico antifascista Gaetano Salvemini. © Riproduzione riservata

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