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Il martirio delle palme
15 maggio 2011

 Anche quest’anno, in prossimità della festività delle Palme, si è ripetuta la strage di piante già decimate dal parassita cosiddetto “punteruolo rosso”. In molti pubblici giardini e persino in condomini privati, squadre di delinquenti hanno nottetempo spezzato e tagliato i cuori di molte palme, strappando le foglie più tenere, impedendo la crescita dall’interno e decretandone con ciò la inesorabile lenta morte. Tutto ciò per alimentare la inveterata stupida usanza di regalare dei manufatti di foglie di palma intrecciate, che nulla ha da spartire con il signifi - cato religioso connesso alla festività e tanto meno con la gioia e la pace simboleggiati dal ramoscello di ulivo. C’è tutto un traffi co collegato a queste stragi, con tanto di esecutori, traffi canti, produttori e venditori, che in assenza di controlli e repressione, distrugge piante, rovina e sfregia giardini e campagne, col risultato tra l’altro di far pagare le spese ai contribuenti. Ma credo che la causa più importante di questo fenomeno sia da attribuire alla mancanza di azione preventiva di dissuasione, di educazione civica, di informazione che gli Enti preposti (Amministrazioni pubbliche, scuole, enti religiosi, associazioni, ecc.), dovrebbero svolgere in simbiosi e con energia, per far capire quanto dannosi per la comunità siano questi atti. Se ad esempio, oltre a manifesti comunali e ad azioni di controllo, che non mi pare di aver visto quest’anno, si organizzassero nelle scuole delle visite di giardinieri pubblici o esperti botanici per parlare di amore per il verde, della natura e della bellezza, dei danni che questi atti sciagurati provocano a tutti noi; se dai pulpiti delle Chiese e nelle Parrocchie si lanciassero messaggi e inviti a non comprare oggetti frutti di furto e delinquenza ma eventualmente solo da fi orai autorizzati e s’insistesse sulla insulsaggine di certe abitudini, che qualcuno defi nisce “tradizioni”, sono certo che nel giro di pochi anni questo fenomeno si ridurrebbe fi no a scomparire, e non vedremmo più piante sfregiate e fi le di bancarelle davanti alle Chiese su cui si vendono “palme” di ogni tipo, foggia e dimensione.

Autore: Mauro Binetti
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