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Il 2 Giugno 1946 a Molfetta: l’antifascista Matteo Altomare fu il primo Sindaco della Repubblica
Matteo Altomare
02 giugno 2026

 MOLFETTA - Il 2 giugno di ottant’anni fa, per la prima volta nella storia del Paese, uomini e donne – queste ultime appena conquistato il diritto di voto - furono chiamati alle urne per decidere la forma istituzionale dello Stato: Monarchia o Repubblica.

A Molfetta, come in tutta la regione, l’atmosfera era carica di emozione e tensione. Le strade del centro, dal corso Dante fino a Piazza Municipio, erano animate da gruppetti di cittadini che discutevano animatamente. I manifesti elettorali, affissi sui muri scrostati del dopoguerra, mostravano simboli e slogan delle due fazioni: da un lato chi difendeva la monarchia, legata alla memoria sabauda e alla guerra appena conclusa; dall’altro chi vedeva nella Repubblica la promessa di un’Italia nuova, libera e democratica.

Le file ai seggi iniziarono presto, già alle prime luci dell’alba. Molti anziani ricordano ancora il silenzio rispettoso che si respirava all’interno delle scuole adibite a seggio, interrotto solo dal fruscio delle schede e dal timbro secco sulle carte d’identità. Per le donne molfettesi, vestite con abiti semplici ma curati per l’occasione, fu un momento di orgoglio: finalmente erano protagoniste della storia.

Numerosi sono gli aneddoti che potremmo raccontare di quel frangente storico: si racconta che una signora anziana, emozionata per il suo primo voto, si fosse presentata al seggio con un cappello elegante “perché davanti alla Repubblica ci si si deve presentare bene”.

In alcuni caffè storici di Molfetta, come quelli vicino al porto, il giorno prima del voto si tennero discussioni accese fino a tarda notte. Alcuni clienti arrivarono a scommettere bottiglie di buon vino novello sull’esito del referendum.

A dispetto delle previsioni si trattò di un risultato tutt’altro che scontato. È ben noto che il Sud scelse la Monarchia; a Molfetta poi il risultato fu nettissimo. Con un’affluenza che sfiorò il novanta per cento la scelta die cittadini molfettesi per la Monarchia arrivò al 67,39 %. La partecipazione massiccia al voto dimostrò comunque un forte senso civico e la decisa volontà di contribuire al destino del Paese (https://elezionistorico.interno.gov.it/).

Non è marginale evidenziare come la Chiesa locale, attraverso il suo organo di informazione “Luce e Vita”, non si schierò apertamente, invitando a semplicemente a dare il voto secondo quello che “la coscienza di cristiani ci detta”[1]

Parallelamente al referendum, i molfettesi votarono per l’Assemblea Costituente. In questo ambito, la Democrazia Cristiana (DC) si impose come primo partito assoluto in città. Il legame profondo tra Molfetta e la DC venne suggellato dall’elezione del molfettese Gerardo De Caro, illustre docente e politico, che venne eletto all’Assemblea Costituente nella circoscrizione di Bari con ben 22.484 preferenze personali. La forte presenza democristiana, unita a quella dei movimenti d’ispirazione moderata e conservatrice, spiega perfettamente la resistenza locale all’opzione repubblicana, allora fortemente sostenuta dalle sinistre (PSIUP e PCI).

Per fare un passo indietro, già il 2 marzo 1945, mentre erano in corso gli ultimi combattimenti per liberare il Nord Italia, il Comitato Provinciale di Liberazione, dopo attento esame della complessa situazione locale, trametteva l’elenco delle persone ritenute idonee a ricoprire la carica di Amministratore Comunale, assicurando nel contempo allo stesso prefetto, che il signor Matteo Altomare avrebbe profuso tutta l’attività necessaria per l’Amministrazione gestionale del Comune di Molfetta[2].

Nel graduale ritorno alla normalità, il 10 novembre 1946, Molfetta affrontò le consultazioni amministrative per scegliere gli uomini e i partiti che nel successivo quadriennio avrebbero dovuto amministrare la città. Il quadro locale, in grandi linee, rifletteva le posizioni di forza emerse a livello nazionale per l’elezione dei rappresentanti dell’Assemblea Costituente.

Il Consiglio Comunale così costituito, nella seduta del 4 dicembre 1946 prendeva atto della eleggibilità dei suoi componenti e nella stessa sessione procedeva alla nomina del Sindaco e degli Assessori[3].

Matteo Altomare, definito il un bel saggio di Nicola Morgese un “personaggio scomodo”[4], venne eletto alla carica di Sindaco, il primo dell’era repubblicana.

Non è secondario evidenziare che, come ben documenta il fascicolo conservato nell’Archivio di Stato a Bari, lo stesso, schedato come “sovversivo”, è indicato da sempre antifascista intransigente col “colore politico socialista unitario”[5].

In un Sud liberato era già stato Presidente del locale Comitato di Liberazione.

Giovanni Capurso

 

[1] LeV, anno XXII, n. 10, “Come si vota?” p. 4

[2] Cfr. M. Uva, Palazzo di Città (1945-1975), Edizioni Cooperativa, “Il Messaggero”, 2005, p. 4

[3] Ibidem., p. 26

[4] N. Morgese, Matteo Altomare, un personaggio scomodo, E. Mezzina, Molfetta 2003

[5]ASB,  busta 4, fasc. 92

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