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Guerra ai dattaroli, denunciati padre e figlio dalla Finanza Si intensifica a Molfetta l'attività di controllo del reparto aeronavale di Bari
15 ottobre 2003

Non si ferma lo scempio delle scogliere e dei fondali molfettesi ad opera di cacciatori di datteri. Ma questa volta la Guardia di Finanza è riuscita a intercettare un “dattarolo” che utilizzava il figlio tredicenne come palo. I finanzieri del Roan di Bari, in collaborazione con il Wwf, stavano pattugliando la costa molfettese. Non avendo notato nulla di sospetto, si sono diretti verso Bari. Ma il dattarolo era già appostato sulla costa, nei pressi dell'Istituto professionale per le attività marinare e, appena ha visto i finanzieri allontanarsi, si è subito immerso, lasciando suo figlio di 13 anni che fingendo di fare il bagno, faceva da palo. Ma la precauzione non è stata sufficiente, in quanto le fiamme gialle sono tornate indietro con lo scafo e il supporto di un elicottero e hanno colto in flagranza il dattarolo e il ragazzo. L'uomo, di cui non sono state fornite le generalità, è stato subito denunciato e gli è stata sequestrata la merce e l'attrezzatura, evitando così che distruggesse altre decine di metri di fondali marini. Negli ultimi decenni l'intensa pesca di frodo ha distrutto buona parte dei fondali marini. Tra i danni più evidenti va appunto annoverato quello causato alle scogliere per l'indiscriminata raccolta del dattero di mare. Il dattero di mare (Lithophaga lithophaga) è un mollusco bivalve presente lungo le coste del Mediterraneo. Evolutivamente è affine ai comuni mitili, ma al contrario di questi, esso vive all'interno di gallerie scavate nella roccia calcarea grazie ad una secrezione mucosa erosiva; raggiunge le massime densità di popolazione (fino a 300 ind/m2) entro i primi 5 metti di profondità pur essendo presente fino a 20-25 metri. La sua crescita è estremamente lenta; si è stimato che per raggiungere la lunghezza di 5 cm, ad un dattero siano necessari da 15 ai 35 anni. Ancor più grave è il danno all'ecosistema: la raccolta del dattero comporta la distruzione dello strato di roccia più superficiale con la conseguente rimozione delle alghe e degli animali che la ricorrono. Data la gravità degli effetti provocati dalla sua raccolta sulla roccia, sulle comunità bentoniche e quindi sull'ecosistema marino, la legge italiana ha vietato la pesca e la commercializzazione del dattero di mare fin dal 1988 (Decreto n. 401, 20 agosto 1988, Ministero della Marina Mercantile). Le stime scientifiche dicono che per quattro piatti di '”Linguine ai datteri", ciascuno con 15-20 individui, si distrugge una superficie di fondo marino pari a circa un metro quadrato con tutti gli organismi sessili in essa presenti; e perché la stessa superficie si ricostituisca integralmente occorre un tempo non ancora definibile, ma certamente superiore a 10 anni. Le ultime campagne di studio hanno evidenziato un gravissimo stato di depauperamento delle coste sommerse pugliesi a causa proprio di questa attività di raccolta che, per la lenta crescita del dattero, interessa zone sempre nuove e non ancora sfruttate. E' stato ipotizzato che la drastica riduzione delle comunità bentoniche costiere possa determinare preoccupanti ripercussioni sulla piccola pesca costiera, cui si deve aggiungere il fatto che la distruzione delle rocce influisce in maniera notevole sul valore paesaggistico e turistico della fascia costiera. Adelaide Altamura
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